L’ansia come messaggio da ascoltare: un approccio gestaltico alla consapevolezza di sé

L’ansia è una delle esperienze più comuni e, al tempo stesso, più fraintese del nostro tempo. È quella sensazione che stringe lo stomaco, che accelera il battito, che riempie la mente di pensieri ricorrenti e ci fa sentire in allerta anche quando non c’è un reale pericolo. Molte persone cercano di combatterla, di reprimerla o di “liberarsene”, interpretandola come qualcosa di negativo da eliminare. In realtà, l’ansia è un messaggio prezioso, un segnale che il corpo e la psiche inviano quando c’è qualcosa di importante che chiede attenzione.  Secondo l’approccio gestaltico, ogni emozione — anche quelle più scomode — ha un senso e una funzione. L’ansia ci parla di un bisogno non espresso, di una tensione tra ciò che viviamo e ciò che desideriamo, oppure di una parte di noi che cerca spazio per emergere. Invece di cercare di “zittirla” con strategie di controllo, imparare ad ascoltarla è il primo passo verso la consapevolezza e l’autoregolazione.  Nel lavoro terapeutico, l’obiettivo non è eliminare l’ansia, ma comprenderla e integrarla. Attraverso un percorso di ascolto profondo e di contatto con l’esperienza presente — il “qui e ora” tanto centrale nella Gestalt — la persona può riconoscere come e quando l’ansia si manifesta, cosa attiva quelle reazioni e quali emozioni o bisogni non espressi si nascondono dietro il sintomo. Il terapeuta diventa un compagno di viaggio che guida e sostiene, facilitando la consapevolezza di sé e delle proprie emozioni.  Ogni sintomo ha una storia. A volte l’ansia nasce da antiche paure, da esperienze in cui non ci siamo sentiti visti o accolti; altre volte deriva da un’eccessiva pressione verso la performance o dal bisogno di controllo. Quando l’ansia viene ascoltata nel corpo — nella respirazione, nelle tensioni muscolari, nelle sensazioni fisiche — può finalmente comunicare ciò che vuole “dire”, e questo porta un profondo sollievo.  

La terapia gestaltica lavora sul contatto autentico e sulla responsabilità personale. L’attenzione non è rivolta al “perché” del sintomo, ma al “come” la persona lo vive nel presente. Questa prospettiva permette di riattivare il naturale processo di autoregolazione e di sviluppare una maggiore fiducia nelle proprie capacità di affrontare la vita.  

Riconnettersi al proprio sentire significa imparare a restare nel momento, a tollerare l’incertezza e a scoprire la forza che nasce dalla consapevolezza. Quando smettiamo di lottare contro l’ansia e iniziamo ad ascoltarla, scopriamo che non è un nemico, ma un alleato nel processo di crescita personale. È come una bussola interiore che, pur facendoci paura, ci indica la direzione verso un cambiamento necessario.  

In ogni sintomo c’è una parte di noi che chiede attenzione, cura e accoglienza. La terapia permette di dare voce a quella parte, restituendole dignità e significato. Solo allora l’ansia perde la sua forza destabilizzante e diventa un messaggero prezioso: ci guida verso una vita più autentica, consapevole e integrata.  

La crescita non avviene nel silenzio delle emozioni represse, ma nella capacità di ascoltarle e di trasformarle.  
E forse, proprio lì, nel momento in cui iniziamo ad accogliere la nostra ansia invece di respingerla, comincia davvero il percorso di guarigione.  

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