Ho bisogno di aiuto

Giuseppe

Salve a tutti, è da un mese che sto male e avrei bisogno di aiuto. Da circa un mese, nelle ore pomeridiane, mi viene un’angoscia a stare sveglio. Premetto che già la notte dormo poco. Comunque fatto sta che questa angoscia va via solo se mi metto a letto con gli occhi chiusi, ma questo non va bene perché il mio psicologo dice che non va bene: se mi metto a letto anche se non dormo, il cervello non si stanca e quindi poi la notte non riesco a dormire, anzi dormo ancora peggio.

Però il problema è che io il pomeriggio avverto che c’è qualcosa che non va nella mia testa, un pensiero fisso che mi fa stare male ma che non so identificare. Provo a sfidarlo, ma è lì che mi dà fastidio. È diventata una routine: ogni giorno, nelle ore pomeridiane, si presenta sempre la stessa cosa ed è come se avessi un peso da sopportare. Non sto più sereno come lo ero da quando ho conosciuto questo sintomo.

Ho paura perché non riesco nemmeno a descriverlo e, non riuscendo a descriverlo, non si può poi magari trovare una soluzione. Ma comunque è qualcosa che non va: è come un’angoscia, un pensiero che mi fa andare avanti e indietro e non riesco a gestirlo. Per colmarlo devo mettermi a letto con gli occhi chiusi, perché comunque, anche se mi metto, so già che non dormo, dato che io fatico a dormire pure di notte.

La mia dottoressa mi ha aggiunto un altro farmaco che si chiama olanzapina, perché lei dice che è un’ossessione. So solo che questa cosa mi sta togliendo la vita. Faccio pensieri brutti e a volte credo che, per risolvere questa cosa, dovrei solo morire, perché a volte desidererei perdere la coscienza per non pensare a questa cosa. Stare sveglio mi fa stare male, non so cosa sia.

Io sono seguito dal 2014 al centro di salute mentale; adesso mi segue uno psicoterapeuta che mi sta dando delle cose da fare il pomeriggio per non pensare e distrarmi, ma il problema è che io non le metto in atto perché, quando mi arriva questa sensazione, mi blocco completamente e passo le ore sul divano. Questa cosa mi prende il sopravvento.

Spero che qualcuno possa darmi un consiglio su cosa può essere questa cosa. Mi ha destabilizzato: non esco più, mi ha fatto perdere l’entusiasmo di uscire, di fare le cose, di vedere amici. Ho fatto anche il Natale da solo e mamma doveva portarmi le cose da casa di mia sorella fino a sopra da me; per fortuna abitiamo vicini.

1 risposta degli esperti per questa domanda

Ciao Giuseppe, leggendo quello che hai scritto si sente chiaramente una cosa, stai cercando di resistere a qualcosa che ti pesa addosso ogni giorno e lo stai facendo con le poche energie che hai, perché dormi poco e sei già stanco. Questo, da solo, basta a spiegare quanto tutto diventi più difficile nel pomeriggio.
Quella sensazione che descrivi, “c’è qualcosa che non va nella mia testa ma non so cos’è”, è una delle cose più spaventose da vivere. Non perché sia per forza grave, ma perché non ha parole e quando qualcosa non ha parole sembra ingestibile. Il fatto che tu non riesca a identificarla non significa che non esista o che non si possa lavorarci, significa solo che il tuo corpo e la tua mente stanno comunicando in un modo non verbale, attraverso tensione, angoscia, irrequietezza.
Quando dici che stare sveglio ti fa stare male, io sento una persona che non trova più riposo nemmeno nella veglia. Metterti a letto con gli occhi chiusi non è scappare, è l’unico modo che in quel momento hai per abbassare un po’ l’intensità. È comprensibile. Forse non è la soluzione ideale nel lungo periodo, ma è una risposta di sopravvivenza, non un errore morale o una debolezza.

Il blocco sul divano, il non riuscire a fare le cose che ti vengono suggerite, non è mancanza di impegno. Quando arriva quella sensazione, ti prende tutto e in quello stato il cervello non funziona in modo operativo. Non è che non vuoi, è che in quel momento non puoi. Questo è importante che tu lo tenga a mente anche quando ti giudichi.

Rispetto al tema della distrazione, è comprensibile che tu ti senta in difficoltà. Non distrarsi può essere utile solo quando ciò che senti è ancora tollerabile, quando c’è un minimo di spazio interno per restare con la sensazione senza esserne travolti. Ma quando l’intensità è alta, confusa, e ti blocca completamente, forzarti a non distrarti rischia di farti rimanere intrappolato dentro l’angoscia. In quei momenti una distrazione leggera, non forzata e senza l’obiettivo di “stare bene”, non è una fuga, ma una forma di protezione. Esiste anche una via di mezzo, spostare appena l’attenzione, lasciando che la sensazione resti sullo sfondo senza combatterla né analizzarla, facendo qualcosa di molto semplice che non richieda prestazione.

I pensieri brutti che racconti, il desiderio di non essere cosciente, di spegnere tutto, non parlano di voglia di morire, ma di stanchezza estrema. È come dire “così non ce la faccio più”. Dirlo non ti rende sbagliato, ti rende umano. È però importante che questi pensieri restino condivisi con chi ti segue, senza tenerli dentro da solo.

Il ritiro, il perdere voglia di uscire, il passare le feste da solo, non sono segni di chi sei diventato, ma di quanto questa fatica ti stia consumando. Non hai perso il valore delle relazioni, in questo momento non hai le forze per sostenerle.

E ti dico anche questo, con chiarezza, il fatto che tu stia chiedendo aiuto, che tu scriva, che tu sia seguito, significa che una parte di te non ha mollato. Anche se ora ti sembra invisibile.

Se in qualche momento senti che i pensieri diventano troppo pesanti o perdi la sensazione di controllo, è importante chiedere aiuto subito, senza vergogna, ai professionisti che ti seguono, al pronto soccorso o ai numeri di ascolto. Non è un passo indietro, è prendersi cura di sé quando si è al limite.

Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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