Buongiorno e grazie per la sua condivisione. Quello che descrive è molto comprensibile e, anche se è doloroso vedere la propria bambina così in difficoltà, è una reazione piuttosto frequente nei bambini dopo aver vissuto o sentito parlare di qualcosa di spaventoso. A 7 anni iniziano a capire meglio cos’è la malattia e che il corpo può “stare male”, ma non hanno ancora gli strumenti emotivi per gestire queste paure. L’ospedale, il nonno, e parole come “tumore” o “arresto cardiaco” possono averla colpita profondamente.
Quando un bambino è molto in ansia o spaventato, spesso il corpo diventa il modo principale per esprimere ciò che non riesce ancora a dire a parole: il mal di pancia, il dolore al petto, il pianto la sera o al mattino sono segnali reali di una paura reale, anche se dal punto di vista medico va tutto bene. La visita dal pediatra è importante e rassicurante, ma non sempre basta a calmare l’ansia quando dentro c’è ancora tanta preoccupazione.
Il pianto al mattino prima di scuola può anche indicare che in questo momento sua figlia ha più bisogno di stare vicino a voi: quando il mondo viene percepito come più pericoloso, separarsi da mamma e papà può diventare più difficile.
Quello che potete fare è continuare ad accoglierla e rassicurarla, senza sminuire quello che sente. Aiutarla a parlare delle sue paure, dirle che il suo corpo è sano e che quando si ha tanta paura può capitare di sentire dolori alla pancia o al petto, può aiutarla pian piano a calmarsi. Sentirsi capita e protetta è già una grande forma di cura.
Se questa situazione dovesse durare o intensificarsi, chiedere un aiuto ad uno psicologo può essere un gesto di attenzione e di protezione, non perché ci sia “qualcosa che non va” in lei, ma per offrirle uno spazio sicuro dove sciogliere queste paure.
In breve: sì, è molto probabile che tutto questo sia legato a quello che sta vivendo con il nonno. Sua figlia sta esprimendo una paura vera, e con tempo, vicinanza e ascolto può ritrovare serenità.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Rosa Biondo