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A volte tali sentimenti sono dovuti a difficoltà rintracciabili all’interno di qualche area della propria vita, come ad esempio il luogo di lavoro, una relazione affettiva, un problema di salute. Altre volte il disagio sembra essere più profondo, meno definito e più pervasivo. Questo articolo si pone come obiettivo quello di fornire indicazioni su questo stato d’animo che ha ispirato infiniti versi letterari, testi di canzoni, film, quadri ed ogni altra forma d’espressione del sentire umano.

Innanzitutto è bene distinguere il senso di tristezza “normale”, ovvero proporzionale all’evento scatenante (ad esempio un normale senso di tristezza dovuto ad un lutto o una separazione), dalla sindrome psicopatologica denominata Depressione Maggiore. Quest’ultima è caratterizzata da:
 

  • Umore depresso presente per la maggior parte del giorno;
  • Capacità ridotta di trarre piacere da qualsivoglia attività;
  • Senso di fatica e sensazione di non farcela nelle attività quotidiane;
  • Senso di colpa, autocritica, autosvalutazione e sensazione di essere un fallito;
  • Mancanza di speranza e pianto;
  • Pensieri negativi e idee di morte;
  • Irritabilità;
  • Difficoltà a prestare attenzione, a concentrarsi e a prendere decisioni;
  • Insonnia oppure tendenza all’aumento della durata del sonno;
  • Risvegli notturni angosciosi, con difficoltà a riprendere sonno;
  • Inappetenza o, in rari casi, aumento dell’assunzione di cibo;
  • Ridotto desiderio sessuale.


Sentirsi depressi significa vedere il mondo attraverso degli occhiali con delle lenti scure: tutto sembra più grigio e difficile da affrontare, anche alzarsi dal letto al mattino o fare una doccia. Il momento del risveglio inoltre è solitamente il momento della giornata più difficile. Molte persone depresse hanno la sensazione che gli altri non possano comprendere il proprio stato d’animo.
Per capire se la depressione necessita di un intervento clinico è importante valutare se i suoi sintomi sono molto intensi e provocano una forte sofferenza. Se durano da pochi giorni si può trattare di un Episodio Depressivo, altresì se durano da più di 6 mesi si tratta di una vera e propria Depressione Maggiore.


Si associano inoltre autocritica, sensi di colpa, disperazione, mancanza di speranza verso il futuro, pessimismo eccessivo e pensieri di morte. I diversi livelli di gravità variano a seconda del numero di sintomi, dell’intensità e della durata nel tempo della sintomatologia e di quanto questa sia in grado di compromettere lo svolgimento delle attività quotidiane.


La Depressione si manifesta attraverso sintomi sia di tipo fisico, sia emotivo, sia comportamentale e sia cognitivo:
 

  1. I sintomi fisici più comuni sono la perdita di energie, il senso di fatica, i disturbi della concentrazione e della memoria, l’agitazione motoria ed il nervosismo, la perdita o l’aumento di peso, i disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia), la mancanza di desiderio sessuale, i dolori fisici, il senso di nausea, la visione offuscata, l’eccessiva sudorazione, il senso di stordimento, l’accelerazione del battito cardiaco e le vampate di calore o i brividi di freddo.
     
  2. Le emozioni tipiche sperimentate da chi è depresso sono la tristezza, l’angoscia, la disperazione, il senso di colpa, il vuoto, la mancanza di speranza nel futuro, la perdita di interesse per qualsiasi attività, l’irritabilità e l’ansia.
     
  3. I principali sintomi comportamentali invece risultano la riduzione delle attività quotidiane, la difficoltà nel prendere decisioni e nel risolvere i problemi, l’evitamento delle persone e l’isolamento sociale, i comportamenti passivi, la riduzione dell’attività sessuale e i tentativi di suicidio. Può portare inoltre al ritiro sociale e di conseguenza a problemi di tipo relazionale con partner, figli, amici e colleghi. L’umore depresso condiziona anche il rapporto con se stessi e con il proprio corpo. Tipicamente, infatti, chi è depresso ha difficoltà a lavarsi, curare il proprio aspetto, mangiare e dormire in modo regolare.
     
  4. I pensieri delle persone che soffrono di depressione sono caratterizzati da regole o “filosofie di vita” irrealistiche e pensieri spontanei negativi su se stessi, sul mondo e sul futuro. Le regole o “filosofie di vita” di queste persone risultano assolute, rigide e, quindi, non adattive. Chi è depresso fa riferimento a dei doveri che sente di dover assolvere per rispettare i propri valori (es. “Non posso sbagliare mai!”, “Se non piaccio a qualcuno, non posso essere amato!”, “Se fallisco in qualcosa vuol dire che sono un fallito!”, “Se ho un problema da parecchio tempo significa che non potrò mai risolverlo!”, “Non posso essere debole!”). Chi soffre di depressione, inoltre, generalmente presenta aspettative irrealistiche: ha degli standard eccessivamente elevati sia nei confronti di se stesso, che degli altri. Crede, ad esempio, che fare errori sia assolutamente vietato, che non si possano avere conflitti e che bisogna essere sempre di buon umore. Altre persone depresse, invece, ritengono di non meritare nulla e accettano tutto quello che viene offerto loro senza ricercare qualcosa di migliore.
    I pensieri spontanei che passano per la mente delle persone depresse, infine, generalmente rispecchiano la visione negativa che queste persone hanno di sé, del mondo e del futuro (pensieri automatici negativi). Chi ha concezioni negative di sé, del mondo e del futuro, ne amplifica gli aspetti negativi e minimizza quelli positivi. Ad esempio, chi ha una concezione negativa di sé si focalizza solo sui propri difetti e si percepisce non amabile, incapace, fallito, stupido, brutto, debole o cattivo. Tipici esempi di pensieri automatici negativi sono: “Sono un totale fallimento!” (pensiero negativo su di sé); “Mia madre mi considera un perdente!” (pensiero negativo relativo a quello che qualcun altro può pensare di noi); “Di sicuro risulterò antipatico!” (predizione negativa); “Niente va bene!” (pensiero negativo sul mondo); “Quello che ho fatto non conta, tutti sarebbero in grado di farlo!” (minimizzazione dei propri successi o delle proprie qualità).
     
  5. Ci sono, inoltre, alcuni comportamenti tipici delle persone depresse che favoriscono lo sviluppo di circoli viziosi e che, dunque, mantengono nel tempo l’umore depresso. Questi comportamenti, riducendo la produttività lavorativa, il contatto con nuove esperienze e le attività ricreative, riducono anche la probabilità di provare emozioni piacevoli e di modificare le idee negative su se stessi, sul mondo e sul futuro. Alcune persone depresse, ad esempio, sperimentando molta fatica nell’affrontare le incombenze quotidiane (es. pagare le bollette, chiamare l’idraulico, far revisionare l’automobile), iniziano a rimandarle; in questo modo iniziano a sentirsi maggiormente incapaci e fallite. Questo evitamento mantiene la depressione in quanto non permette alla persona né di sperimentare brevi stati mentali positivi (es. un leggero senso di efficacia personale), né di verificare che, nella realtà, non è così incapace come pensa di essere. Spesso accade anche che le persone depresse, provando apatia e disinteresse per quasi tutto, smettano di uscire, evitino il contatto con le altre persone e trascorrano molto tempo libero in attività passive come guardare la televisione e stare a letto, rimuginando sui propri problemi ed assillando amici e conoscenti riguardo ad essi. Anche tali comportamenti mantengono la depressione in quanto impediscono alla persona di vivere esperienze gratificanti. Un ulteriore esempio dei modi in cui la depressione si mantiene è dato da coloro che, non riconoscendo i propri successi e non gratificandosi per essi, perpetuano l’insoddisfazione verso di sé.


Studi epidemiologici hanno mostrato che tale sindrome clinica è uno dei disturbi psicologici più diffusi nella popolazione e si manifesta maggiormente nelle donne rispetto agli uomini: compare nel 25% delle donne e nel 12% degli uomini. Questa differenza sembra essere dovuta al fatto che gli uomini sembrano reagire ai vissuti depressivi soprattutto con comportamenti disfunzionali quali, ad esempio, l’uso di alcol e di droghe.


Il trattamento


Negli ultimi anni sono stati individuati diversi tipi di trattamenti per la cura della depressione. Dagli studi scientifici emerge che attualmente le cure più efficaci per la depressione sono il trattamento farmacologico e la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Le psicoterapie e i trattamenti combinati (psicoterapia associata alla farmacoterapia), risultano essere più efficaci nella prevenzione delle ricadute rispetto al solo trattamento farmacologico.


Il trattamento cognitivo-comportamentale


La terapia cognitivo-comportamentale è la psicoterapia più efficace nella cura della depressione. Diversi studi evidenziano che circa il 75% dei pazienti depressi ha una significativa diminuzione dei sintomi entro le prime 20 sedute di psicoterapia. Nel caso in cui alla psicoterapia è associato un trattamento farmacologico, la riduzione della sintomatologia si verifica nell’85% dei casi. E’ stato anche dimostrato che questi miglioramenti sono durevoli nel tempo


Fonte: www.terzocentro.it

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