Il disturbo depressivo maggiore è una malattia debilitante caratterizzata da umore depresso, ridotto interesse, compromissione delle funzioni cognitive e sintomi vegetativi, come disturbi del sonno o dell’appetito. Il disturbo depressivo maggiore è molto più comune nelle donne rispetto agli uomini, e tra le sue cause d’insorgenza presenta fattori ambientali, come abusi sessuali, fisici o emotivi durante l’infanzia. A livello cerebrale, le persone con disturbo depressivo maggiore presentano alterazioni nell’ippocampo, e nei network CN (la rete di controllo cognitivo) e SN (network della salienza), anche il default mode network è compromesso in quanto è causa della ruminazione che caratterizza questo disturbo. Inoltre, si riscontrano disturbi nei principali sistemi neurobiologici responsivi allo stress, inclusi l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e il sistema immunitario.
I principali sintomi del disturbo depressivo maggiore comprendono: umore depresso, anedonia, cambiamenti nell’appetito, disturbi del sonno, agitazione o ritardo psicomotorio, affaticamento, sentimenti di inadeguatezza, difficoltà di concentrazione e pensieri di morte. La persona con disturbo depressivo maggiore tenderà a sentirsi triste o disperata, non ha più interesse per le normali attività della vita quotidiana, può soffrire di insonnia o ipersonnia, prova un senso di colpa eccessivo e ha pensieri di morte ricorrenti.
Per fare una giusta diagnosi di disturbo depressivo maggiore secondo i criteri del DSM-5: deve essere presente almeno un episodio depressivo maggiore, che duri per almeno 2 settimane, devono essere presenti almeno 5 sintomi durante le due settimane (umore depresso, anedonia, cambiamento nell’appetito, senso di colpa, difficoltà di concentrazione ecc.). I sintomi devono causare cambiamenti significativi nella vita sociale e lavorativa dell’individuo. É necessario escludere l’uso di alcol, droga o altri farmaci responsabili del disturbo, o un’altra condizione medica. È di buon uso fare una ricostruzione della vita familiare del soggetto per capire se ci sono altri casi di disturbo depressivo maggiore.
La terapia cognitivo comportamentale è ampiamente utilizzata per trattare il disturbo depressivo maggiore, la CBT si basa sull’idea che i pensieri influenzano le emozioni e i comportamenti. Modificando i pensieri disfunzionali, si possono migliorare le emozioni e i comportamenti. La CBT tende a focalizzarsi sulle difficoltà attuali anziché focalizzarsi sul passato. Gli obiettivi della CBT sono identificare i pensieri disfunzionali e sostituirli con pensieri più realistici. Dare gli strumenti necessari al paziente per affrontare i momenti di stress e tristezza, incoraggiare comportamenti che portano a esperienze positive per contrastare l’apatia. Tra le tecniche maggiormente utilizzate troviamo: la mindfulness e le tecniche di rilassamento per migliorare la consapevolezza, tecniche di problem solving per portare dei miglioramenti nella vita quotidiana del paziente, tecniche di ristrutturazione cognitiva per lavorare sul i pensieri negativi e sulla ruminazione tipici della depressione. La CBT è una terapia molto efficace nella cura della depressione, creando una buon’alleanza terapeutica può portare enormi miglioramenti seguendo un piano terapeutico che va dalle 6-20 settimane.
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