Da un po' di tempo ho pensieri negativi nella testa che mi impediscono di stare bene

Daniele

Salve scrivo perché sento il bisogno di sfogarmi e esternare quello che provo ma non riesco a farlo con le persone dal vivo. Da un po' di tempo ho dei momenti in cui mi sento molto triste e la mia testa è invasa da pensieri e scenari negativi che mi fanno sentire come se non sarò mai felice, e a questo si uniscono anche pensieri suicidari ma rimangono pensieri, che fanno comunque male. A volte sono molto intensi che potrei cedere ma non lo faccio perché poi la mia famiglia sarebbe triste, quindi questo me lo impedisce pero allo stesso tempo non mi fanno vivere. Sento come se avessi sbagliato tutto nella mia vita e vorrei ricominciare. Tutto questo e come se fosse io stesso a punirmi e come se io non mi merito di essere felice perché ho sbagliato, o penso di aver sbagliato, e quindi mi vengono questi pensieri. sono anche ricaduto nell'autolesionismo ma non troppo.

6 risposte degli esperti per questa domanda

Caro Daniele, quello che stai vivendo è pesante, e si sente. Quando la testa si riempie di pensieri negativi e iniziano a comparire anche idee di farti del male, vuol dire che sei davvero stanco dentro. Non è che vuoi morire davvero, è che vuoi smettere di soffrire così.
Il fatto che ti fermi pensando alla tua famiglia dice che una parte di te tiene alla vita, anche se ora fa fatica a sentirla. Il senso di colpa e l’idea di non meritare felicità sono pensieri, non sentenze. Quando stai male la mente diventa crudele e ti racconta che hai sbagliato tutto, ma non è una verità oggettiva.
La cosa importante è che tu non resti solo con tutto questo. Se puoi, parlane con uno psicologo o almeno con il medico. 
Non devi sistemare tutta la tua vita adesso. Devi solo fare un passo per non affrontare questa cosa da solo.

  Se vuoi puoi contattarmi per un colloquio conoscitivo online e cercheremo insieme di capirci di più.
Un caro saluto
Dott.ssa Bacchi

Dott.ssa Flora Bacchi

Dott.ssa Flora Bacchi

Bergamo

La Dott.ssa Flora Bacchi offre supporto psicologico anche online

Ho letto con attenzione le sue parole: le emozioni che descrive arrivano con forza.

Le esprimo la mia vicinanza.

Un caro saluto,

Dott.ssa Isaia

Dott.ssa Rachele Isaia

Dott.ssa Rachele Isaia

Vercelli

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Ciao Daniele, quello che descrivi non è “un capriccio della mente”. È sofferenza vera. E il fatto che tu riesca a scriverlo, anche se non riesci a dirlo a voce, è già un atto importante. 
Mi colpiscono alcune cose che dici. 
La prima: i pensieri suicidari ci sono, ma rimangono pensieri. E quando diventano intensi, c’è una parte di te che si ferma pensando alla tua famiglia. Questo è molto significativo. Significa che dentro di te non c’è solo disperazione. C’è anche un attaccamento, un senso di legame, una parte che vuole proteggere qualcosa. Questa parte è preziosa. 
La seconda cosa: il tema della punizione. Dici che è come se ti stessi punendo, come se non meritassi di essere felice perché hai sbagliato. Questo tipo di pensiero è molto duro. È una voce interna severissima, quasi giudicante. Spesso non nasce dal nulla: si costruisce nel tempo, magari da aspettative, confronti, sensi di colpa, delusioni. Ma una cosa è importante dirla con chiarezza: il fatto che tu percepisca di aver sbagliato non significa che tu meriti di soffrire. 
La mente, quando è in uno stato di tristezza profonda, tende a costruire scenari catastrofici. Ti fa credere che il futuro sia già scritto, che “non sarai mai felice”. Ma quella non è una profezia, è un filtro. È uno stato emotivo che colora tutto di nero. 
Il ritorno all’autolesionismo, anche “non troppo”, è un segnale che la sofferenza sta cercando uno sfogo concreto. Di solito non è un desiderio di morire, ma un tentativo di abbassare un dolore interno che sembra ingestibile. Non è una debolezza. È un modo maladattivo di regolare emozioni molto intense. Però è un segnale che non va ignorato. 
Ti dico una cosa con molta chiarezza professionale: quando compaiono pensieri suicidari, anche se restano pensieri, è importante non restare soli con tutto questo. Non significa che tu voglia farlo. Significa che il livello di sofferenza è alto e merita uno spazio di ascolto reale. 
Se in questo momento senti che potresti “cedere”, non aspettare. Contatta qualcuno subito: un familiare, un amico, oppure un numero di emergenza della tua zona. Ad esempio, puoi chiamare il 112 in caso di urgenza, oppure il Telefono Amico 02 2327 2327. Parlare con una voce reale può fare una differenza enorme nei momenti critici. 
Al di là dell’emergenza, ti incoraggio seriamente a rivolgerti a uno psicologo o a uno psichiatra. Non perché tu sia “matto”, ma perché quello che descrivi è un quadro che merita un accompagnamento professionale. Quando la mente inizia a convincerti che non meriti la felicità, è difficile uscirne da soli. Serve qualcuno che ti aiuti a smontare quella narrativa pezzo per pezzo. 
Mi soffermo su una frase che hai scritto: “vorrei ricominciare”. Questo è importante. Non è una frase di chi vuole finire tutto. È la frase di chi vuole una seconda possibilità. E le vite non funzionano come un esame fallito che non puoi ripetere. Si può ricalibrare, correggere rotta, rivedere scelte. Ma prima bisogna abbassare il livello di sofferenza che ti sta schiacciando. 
Non sei il tuo errore. Non sei i tuoi pensieri peggiori. Non sei la voce che ti accusa. 
In questo momento la priorità non è capire se hai sbagliato o no nella vita. La priorità è metterti al sicuro e farti aiutare. Anche solo prendere un appuntamento è un primo passo concreto verso quel “ricominciare” che senti. 
Ti invito davvero a cercare un aiuto nel mondo reale. Non devi fare tutto da solo. 
Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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Buongiorno Daniele quello che sta provando sicuramente è un momento doloroso, ma già riconoscerlo e raccontarlo rivela la voglia di superarlo e non di arrendersi. Nella sua presentazione identifica valori più che validi come la famiglia che risulta una delle spinte al superare questo periodo. Si ricordi che un periodo è un tempo limitato per cui nella memoria troveremo periodi negativi e periodi positivi. Le consiglio di rivolgersi ad un professionista che la potrà guidare in un percorso di rivalutazione dei pensieri e delle emozioni che oggi la affliggono. 

Un caro saluto.

Dott.ssa Trazzi

Dott.ssa Marilena Trazzi

Dott.ssa Marilena Trazzi

Modena

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Ti rispondo con molta attenzione, perché quello che stai descrivendo è serio e merita cura.

Il fatto che tu abbia pensieri suicidari, anche se “rimangono pensieri”, e che tu sia ricaduto nell’autolesionismo, indica che la sofferenza è intensa. Non è un capriccio della mente, non è debolezza: è un livello di dolore emotivo che sta cercando una via di scarico.

C’è una cosa molto importante però: una parte di te vuole vivere. Lo dimostra il fatto che non agisci quei pensieri perché pensi alla tua famiglia. Questa non è solo “paura di farli soffrire”, è un legame. È una parte sana che sta ancora lottando.I pensieri che descrivi — “ho sbagliato tutto”, “non merito di essere felice”, “mi sto punendo” — hanno un tono molto colpevolizzante. Quando la mente entra in uno stato depressivo o fortemente ansioso, tende a costruire una narrazione globale e assoluta: tutto è sbagliato, io sono sbagliato, non c’è futuro. Ma questi sono pensieri, non sentenze. L’autolesionismo spesso non nasce dal desiderio di morire, ma dal bisogno di interrompere un sovraccarico emotivo o di punirsi. Funziona nel brevissimo termine, ma rinforza il ciclo di colpa e vergogna dopo. È importante che tu non resti solo con questo. Ti faccio una domanda diretta, perché è importante: in questo momento hai un piano concreto per farti del male o sono pensieri intrusivi che arrivano a ondate? Se senti che potresti perdere il controllo, è fondamentale chiedere aiuto immediato — pronto soccorso o numero di emergenza della tua zona. Se sei in Italia puoi chiamare il 112 o il Telefono Amico 02 2327 2327. Se sei in un altro paese dimmelo e ti do i riferimenti giusti.

Al di là dell’urgenza, questa situazione richiede un aiuto professionale. Non perché sei “grave”, ma perché quando compaiono ideazione suicidaria e autolesionismo non è più qualcosa da gestire solo con forza di volontà. Uno psicologo o uno psichiatra possono aiutarti a interrompere questo schema di auto-punizione e a lavorare sulla colpa che senti.

Nel frattempo, quando arrivano le ondate forti:

  • sposta il focus sul corpo (respirazione lenta, acqua fredda sulle mani, camminata veloce)

  • rimanda l’azione di 10 minuti (“non ora, tra 10 minuti ci ripenso”)

  • scrivi i pensieri così come vengono, senza censura, e poi rileggili come se fossero di un’altra persona

Non devi risolvere la tua vita adesso. Devi solo superare l’ondata quando arriva.

Vorrei anche dirti questo: il desiderio di “ricominciare” non è un segno che tutto è perso. È il segnale che dentro di te c’è ancora una parte che vuole cambiare, che non si è arresa.

Se vuoi, possiamo capire meglio:
– Da quanto tempo durano questi pensieri?
– È successo qualcosa prima che iniziassero?
– Qual è l’errore che senti di aver fatto e che ti fa pensare di non meritare felicità?

Non devi affrontare questo da solo qui dentro. Parliamone.

Dott.ssa Simona Di Meglio

Dott.ssa Simona Di Meglio

Napoli

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Ciao, grazie per aver condiviso questo tuo stato emotivo: quando la testa è invasa da scenari negativi e compaiono pensieri importanti (anche “solo pensieri”), non è una cosa da minimizzare. Fa male, stanca, e può diventare molto pervasiva.

Una cosa importante però l’hai già detta tu: c’è una parte di te che riconosce dell’affetto intorno e una voglia di ripresa (la tua famiglia, il fatto che chiedi aiuto, il fatto che riconosci il rischio). Questa parte non va lasciata sola.

Mi sento di riportarti, nel pieno rispetto del tuo vissuto, qualche info utile in caso di necessità immediata qualora dovessi sentire di corllare o di non farcela. Senza aspettare sappi che esistono dei numeri utili al supporto immediato come il 112 che ricopre anche le emergenze psicologiche e il telefono Amico.

E, se puoi, non restare da solo/a quando l’intensità sale: manda un messaggio a una persona fidata (“Sto male, ho bisogno che tu stia con me / che parliamo adesso”).

Secondariamente ti consiglio un aiuto stabile (nelle prossime settimane)

Da quello che scrivi è una sofferenza vera che merita un percorso. Un supporto psicologico/psicoterapia serve proprio a:

- capire cosa alimenta questi pensieri (contestualizzarli insieme, scavare insieme e raccogliere info utili a creare nuovi strumenti),

- imparare a gestire i picchi con questi strumenti,

- ridurre autolesionismo e pensieri suicidari, non solo “resistere”.

Se vuoi, puoi iniziare anche qui sulla piattaforma con un percorso: l’importante è che tu non rimanga da solo/a a reggere tutto “a forza di volontà”.

Non sei “sbagliato/a” perché ti vengono questi pensieri: sono un segnale che sei oltre la  soglia e hai bisogno di sostegno. E chiedendolo, stai già facendo la cosa giusta.

Saluti

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Udine

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