Perché non riesco a dimenticare il mio ex? Quando una relazione finisce ma il legame continua
“È finita da mesi, so che non torneremo insieme, eppure continuo a pensarci.”
È una frase che racconta bene una delle esperienze più comuni dopo la fine di una relazione: razionalmente sappiamo che quella storia si è conclusa, mentre sul piano emotivo sembra che una parte di noi sia rimasta ancora lì.
Può capitare di ripensare continuamente a ciò che è successo, rileggere vecchi messaggi, controllare i social dell’ex partner o immaginare conversazioni che probabilmente non avverranno mai. A volte si cercano spiegazioni; altre volte si fantastica su un possibile ritorno, anche quando sappiamo che la relazione aveva molti problemi. Con il passare dei mesi può comparire anche un senso di inadeguatezza: “Perché gli altri riescono ad andare avanti e io sono ancora qui?”
La teoria dell’attaccamento di John Bowlby offre una chiave di lettura interessante. Quando costruiamo un legame affettivamente importante, il partner può diventare una figura verso la quale ci orientiamo per ricevere vicinanza, sicurezza e rassicurazione. La fine concreta della relazione non determina automaticamente la disattivazione di questo legame emotivo. Gli studi sull’attaccamento adulto mostrano, inoltre, che le persone reagiscono alla separazione in modi differenti. Una maggiore ansia di attaccamento, per esempio, è stata associata a una più intensa preoccupazione per l’ex partner e a una maggiore difficoltà nella regolazione della sofferenza dopo la rottura.
C’è poi un altro aspetto che trovo particolarmente importante. Durante una relazione costruiamo progressivamente un “noi”: abitudini, progetti, amicizie, luoghi, rituali e soprattutto una certa rappresentazione di noi stessi. Quando la relazione termina dobbiamo riorganizzare anche questa parte della nostra identità. Slotter, Gardner e Finkel hanno osservato che dopo una rottura può diminuire temporaneamente la chiarezza del concetto di sé. In termini molto semplici, insieme alla domanda “come faccio a vivere senza questa persona?” può comparirne un’altra, forse ancora più profonda: “Chi sono io, adesso, senza di lei o senza di lui?”
Questo aiuta a comprendere perché alcune separazioni siano così destabilizzanti. Stiamo elaborando la perdita di una persona, di una relazione e, contemporaneamente, del futuro che avevamo immaginato insieme.
È naturale, in questa fase, cercare una spiegazione. Il problema nasce quando questa ricerca assume la forma della ruminazione: “Se avessi fatto diversamente?”, “Perché mi ha lasciato?”, “Se avessi aspettato?”, “E se incontrasse qualcun altro?”. La mente ritorna sugli stessi interrogativi con l’impressione che, pensando ancora un po’, riusciremo finalmente a trovare la risposta capace di farci stare meglio. Spesso quella risposta non arriva e il pensiero finisce per riportarci continuamente allo stesso punto.
Nel percorso terapeutico può allora essere utile modificare gradualmente la domanda. Al posto di chiedersi continuamente “Perché non riesco a dimenticarlo?”, possiamo cominciare a domandarci “Che cosa rende questo legame così difficile da lasciare andare per me?”.
A quel punto si apre uno spazio diverso. Possiamo chiederci quale bisogno soddisfacesse quella relazione, cosa rappresentasse quella persona nella nostra vita, quale paura venga attivata dalla sua assenza e quanto la sofferenza attuale appartenga alla relazione appena conclusa oppure tocchi anche esperienze precedenti.
Da una prospettiva sistemico-relazionale, una separazione viene quindi osservata all’interno di una storia affettiva più ampia. Il modo in cui abbiamo imparato a vivere la vicinanza, la distanza, la sicurezza, l’abbandono e l’autonomia può aiutarci a comprendere perché proprio quel legame abbia assunto un significato così importante.
Superare una relazione non richiede di cancellarla dalla propria vita. Le persone che abbiamo amato entrano nella nostra storia e possono continuare a farne parte senza determinare il nostro presente. Il cambiamento comincia quando riusciamo a dare un significato diverso a ciò che è accaduto e a recuperare progressivamente la possibilità di immaginare noi stessi al di fuori di quella relazione.
Bibliografia
Bowlby, J. (1973). Attachment and Loss. Vol. 2: Separation: Anxiety and Anger. Basic Books.
Davis, D., Shaver, P. R., & Vernon, M. L. (2003). Physical, emotional, and behavioral reactions to breaking up: The roles of gender, age, emotional involvement, and attachment style. Personality and Social Psychology Bulletin, 29(7), 871–884.
Mikulincer, M., & Shaver, P. R. (2022). An attachment perspective on loss and grief. Current Opinion in Psychology, 45, 101283.
Slotter, E. B., Gardner, W. L., & Finkel, E. J. (2010). Who am I without you? The influence of romantic breakup on the self-concept. Personality and Social Psychology Bulletin, 36(2), 147–160.
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