Come uscire da questa situazione

Alessia

Buongiorno, sono una ragazza di 35 anni. Lui ha 37 anni, Persona Altamente Sensibile, stiamo insieme da 2 anni e conviviamo da 3 mesi. Io sono figlia unica, e gli ho detto fin da subito di essere viziata ed egoista. Coppia con visioni di vita e del futuro uguali: stessi valori, nessuna voglia a fare dei figli. Nel nostro tempo insieme, ciclicamente abbiamo avuto qualche discussione, sempre iniziate da me: per piccole gelosie (assurdo dato che è la persona più fedele e buona che abbia mai conosciuto) o per piccole mancanze del tipo "non sono pari rispetto ai tuoi amici su ciò che facciamo". Tutte cose che non mi fanno sentire al primo posto stile Principessa. Qualche mesetto fa ad una discussione mi aveva già avvisato di essere stanco e di non farcela più a sostenere questo tipo di discussione. Lunedì, dopo un suo messaggio che mi ha fatta arrabbiare, mi sono chiusa nel silenzio limitando le interazioni ai "Ciao/buonanotte"; di questa situazione ne abbiamo poi parlato 2 giorni dopo e la sua conclusione è stata di porre fine alla relazione, confermandomelo il giorno successivo, dopo aver fatto il suo classico incontro psicologico. Gli ho chiesto di ripensarci e che avrei iniziato a fare terapia per affrontare le mie problematiche irrisolte dall'infanzia (sento che questo egocentrismo che ho, proviene dal mio essere figlia unica) per non gettarle più nella coppia, ed eventualmente andare anche in terapia insieme. Lui ha preso alcune sue cose ed è andato via di casa, tornandoci ieri durante una mia assenza, per riprendere altri effetti personali. Io ora sto malissimo perchè sento di aver perso l'uomo più importante mai avuto e per cui ho fatto anche dei sacrifici; uomo che, così come lui, non troverò più nella vita. In questo momento vorrei solo la bacchetta magica per farlo tornare a casa e iniziare una nuova vita, ma ho molta paura e una grossa sensazione che non possa accadere.

16 risposte degli esperti per questa domanda

Gentile utente,

Comprendo il profondo dolore e lo smarrimento che sta vivendo. Affrontare la fine di una relazione così importante, sentendo per di più il peso della consapevolezza dei propri errori, genera un senso di colpa e un vuoto difficilissimi da gestire.

Le offro uno spunto clinico per leggere questa situazione, che spero possa aiutarla:

  • Il sovraccarico emotivo: Il suo ex compagno, essendo una Persona Altamente Sensibile (PAS) così come ha descritto, ha una soglia di tolleranza al conflitto molto delicata. Le discussioni cicliche e, soprattutto, il "trattamento del silenzio" (che psicologicamente ha vissuto come una punizione molto forte) rappresentano per un PAS un sovraccarico enorme che, alla lunga, porta all'esaurimento delle energie. Il suo allontanamento, in questo momento, potrebbe essere un istinto di protezione per il suo benessere
  • La terapia come cura, non come merce di scambio: La sua decisione di iniziare un percorso è un passo bellissimo e molto coraggioso. Tuttavia, deve farlo per se stessa, non come strumento per convincerlo a tornare. Lavorare sul suo bisogno di sentirsi "Principessa" e sulle dinamiche che l'hanno condotta a mettere in atto questi meccanismi è un ottimo lavoro che può mettere in campo per migliorare se stessa.

In questo momento non esistono bacchette magiche, ma può dargli lo spazio di cui ha bisogno. Inseguirlo o fare pressioni ora otterrebbe solo l'effetto di farlo chiudere ancora di più. Rispettare la sua scelta e i suoi confini è la più grande dimostrazione di amore, rispetto e maturità che possa dargli.

Nel frattempo, inizi davvero quel percorso psicologico per prendersi cura di sè e delle sue ferite. Resto a disposizione, anche online.

Un caro saluto.

Dott.ssa Laura Corbelli

Dott.ssa Laura Corbelli

Reggio nell'Emilia

La Dott.ssa Laura Corbelli offre supporto psicologico anche online

Quello che stai vivendo è molto doloroso, ed è comprensibile. Allo stesso tempo, è importante distinguere tra ciò che senti e ciò che pensi: l’idea che lui sia “l’unico” è un pensiero, non un fatto. Nella vostra relazione si è creato un ciclo in cui il bisogno di sentirti al primo posto portava a comportamenti che, nel tempo, hanno allontanato l’altro. Ora il punto non è farlo tornare, ma lavorare su questo schema: imparare a regolare le emozioni, mettere in discussione i pensieri automatici e costruire un senso di valore personale più stabile. Se lui vorrà, ti ricontatterà; tu, intanto, puoi iniziare a cambiare ciò che dipende da te.Buongiorno intanto grazie per la condivisione di questo momento di disagio che stai provando. . Se vuoi approfondire e conoscerti meglio in modo da sapere quali sono le tue trappole mentali che interferiscono nella relazione. Ricordandoti che c'è una soluzione per ogni cosa. Dott.ssa Claudia Mosneagu lavoro anche online. Saluti 

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

La Dott.ssa Claudia Mosneagu offre supporto psicologico anche online

Gentile Alessia,

Quello che è successo non è una rottura improvvisa. È il momento in cui lui, che sente tutto in modo amplificato, non ha più retto una dinamica che per te era “solo una discussione”, ma per lui diventava un peso emotivo enorme. Il silenzio che hai usato dopo quel messaggio è stato il punto di rottura: per te era protezione, per lui la conferma di non riuscire più a renderti felice.

Il tuo bisogno di essere al centro, rassicurata, “principessa”, non è un difetto: è una ferita antica che nasce dalla tua storia, e che nella coppia diventa richiesta continua. Lui, con la sua sensibilità, questo non riesce a sostenerlo.

La terapia che vuoi iniziare è importante, ma non per “riaverlo”: per capire da dove nasce quel bisogno, quella paura di non essere scelta, quella gelosia che non ha radici nella realtà. È un lavoro che può cambiare te, prima della relazione.

La bacchetta magica non esiste.
Esiste il tempo, lo spazio che gli devi lasciare, e la possibilità che un cambiamento reale, non dichiarato, ma vissuto, possa riaprire un varco. Ma esiste anche la possibilità che non accada.

Non sei davanti a una fine.
Sei davanti a un inizio che fa paura, ma che può diventare il punto in cui smetti di chiedere all’altro di colmare ciò che non è stato colmato nella tua infanzia.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo anche Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

La Dott.ssa Arianna Bagnini offre supporto psicologico anche online

Buongiorno Alessia,

In situazioni come questa, il vissuto di perdita è amplificato dalla consapevolezza tardiva del meccanismo che ha portato alla rottura; è un momento in cui il desiderio di riparazione scontra con la necessità dell'altro di preservare il proprio equilibrio emotivo. Data la sua richiesta di supporto per gestire questa comunicazione, le suggerisco di approcciare la situazione con estrema cautela, evitando la pressione diretta che potrebbe confermare al suo partner la sua intenzione di chiudere. Lei scrive di voler iniziare la terapia per lui o per salvare la relazione. È un ottimo punto di partenza, ma col tempo dovrà trasformarsi in un percorso per se stessa. Spesso, quando la motivazione primaria è "far tornare lui", se il ritorno tarda ad arrivare, la motivazione crolla. Si assicuri di fare questo viaggio nelle sue dinamiche d'infanzia come un regalo che fa alla sua persona adulta, non solo alla "figlia unica" che ha sofferto.  Lui ha compiuto azioni concrete di distacco (portare via le cose). Questo è un segnale di una decisione ponderata. Accettare questo passaggio, per quanto doloroso, è l'atto di maturità più alto che può compiere oggi. Il suo dolore è legittimo, ma provi a trasformarlo in un'osservazione su se stessa. 

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

 

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Ciao! Grazie per esserti aperta ed essere stata così onesta anche su lati del tuo carattere che ti stanno creando alcune difficoltà relazionali. A prescindere dalla relazione con tuo compagno sarebbe importante approfondire il tuo modo di funzionare come essere umano, per te stessa in primis. Ad esempio perché è così importante sentirti al centro dell'attenzione? Cosa provi quando questo non accade? Fare un percorso terapeutico è utilissimo per imparare a conoscersi davvero, capire da dove derivando davvero alcune nostre tenenze caratteriali. Per poi arrivare a funzionare meglio in ogni ambito della nostra vita. Se poi questo porterà ad un riavvicinamento con il tuo ex bene ma ricorda che prima di tutto è giusto farlo per te stessa. 

Se vuoi sono a disposizione per un primo colloquio gratuito. 

dott.ssa Giulia Messori 

Dott.ssa Giulia Messori

Dott.ssa Giulia Messori

Reggio nell'Emilia

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Buongiorno, mi dispiace per la situazione che ha descritto e per il vissuto di impotenza e l'angoscia che l'accompagnano, la chiusura di una relazione importante è un evento doloroso e talvolta può risultare faticoso da elaborare. Se con "Come uscire da questa situazione" intende il riprendersi da questa rottura, il tempo sicuramente è un elemento fondamentale (ahimè, necessario ma spesso non sufficiente di per sè) se utilizzato per capire quello che è successo all'interno della vostra relazione e che vi ha portati a questo punto e se si concede di viversi anche i momenti dolorosi senza cercare di evitarli (sono fisiologici e anch'essi parte integrante del processo; possono dare preziose indicazioni).
Purtroppo un messaggio, per quanto ben dettagliato, non può (e non deve) essere sufficiente per comprendere chi sia lei, le dinamiche della sua relazione o la sua storia personale e famigliare. Temo pertanto che non lo saranno fino in fondo nemmeno le risposte che riceverà qui.

Nel caso decidesse effettivamente di intraprendere un percorso di psicoterapia o di supporto psicologico, il mio consiglio è quello di farlo principalmente con l'obiettivo di conoscersi meglio, lavorare su di sè e in favore delle sue relazioni future (che siano con lui o con nuove persone) se ne desidera. 

Sebbene comprenda benissimo che una bacchetta magica possa sembrarle l'appiglio migliore, le auguro invece di trovare le risorse che ha in sè e in chi ha vicino per affrontare al meglio questo momento

Un caro saluto

Buongiorno Alessia essere "viziata ed egoista" per usare la tua stessa espressione non favorisce certo le relazioni. E' qualcosa con cui ti sei identificata e che vorresti cambiare oppure no? Forse hai bisogno di attenzioni per sentirti amata e consideri dimostrazione d'amore essere messa al primo posto. A volte succede che i figli unici essendo appunto "unici" sono volente o nolente al centro dell'attenzione dei propri genitori, ed imparano che questa è l'unica modalità in cui si esprimono amore e affetto. Chi ha fratelli impara a condividere e anche a non avere sempre i genitori tutti per sè, per i figli unici questo è più difficile .

Credo che potrebbe esserti utile un percorso psicologico che ti aiuti a mettere a fuoco i tuoi bisogni e a trovare modalità più consone per soddisfarli, ad individuare le  credenze e convinzioni che stanno alla base dei tuoi sentimenti e comportamenti. un percorso che ti accompagni verso nuove modalità di vivere le relazioni, prima di tutto quella con te stessa (c'è una parte di te che è forse quella bambina "egoista" che ha bisogno di conferme per sentirsi amata, ma c'è anche una parte adulta, consapevole che pretendere troppo può avere spiacevoli conseguenze), e poi di riflesso le relazioni con gli altri.

Spero di esserti stata d'aiuto nel limite consentito dal contesto mail e delle poche informazioni a disposizione

Cordiali saluti

Dott.ssa Maria Cristina Martini

Buongiorno Tanja, quello che descrive è piuttosto tipico nei fratelli maggiori a qualche mese dalla nascita del secondo figlio: la fatica emotiva del cambiamento spesso emerge proprio nel momento dell'addormentamento, quando il bambino si separa dalla giornata e da voi e le difese si abbassano. Le do due suggerimenti pratici: provi a mantenere il tono della nanna il più calmo possibile anche nelle sere di stanchezza (i bambini in questa fase sono molto sensibili al tono più che alle parole), e ad inserire nella routine un piccolo momento in cui gli dice che è contenta di essere la sua mamma, senza legarlo al comportamento della giornata. Se vuole, possiamo fissare un colloquio per guardare la situazione più da vicino e costruire qualche strategia insieme.

Un caro saluto, dott.ssa Giusy Mancuso

Cara Alessia,

dalle sue parole si percepisce tutta la sofferenza che sta vivendo. Quando una relazione importante si interrompe, è naturale provare dolore, paura e la sensazione di aver perso una persona speciale.

Nel suo racconto emerge un aspetto che considero importante, lei stessa si sta interrogando sul proprio modo di vivere la relazione. Più che soffermarsi sulle etichette con cui oggi si definisce, potrebbe essere utile esplorare, anche all'interno di un percorso psicologico, quali bisogni, aspettative o timori si attivino nei rapporti affettivi e in che modo possano influenzare la relazione con l'altro.

Ha scritto di voler iniziare un percorso psicologico. Penso che possa essere uno spazio in cui conoscersi meglio, comprendere ciò che sta vivendo e riflettere sul proprio modo di stare nelle relazioni.

Comprendo il desiderio di trovare una soluzione immediata e la speranza che il suo compagno possa ripensare alla decisione presa. Allo stesso tempo, è importante rispettare la scelta che lui ha espresso e concedersi il tempo necessario per attraversare questo momento. Quando il dolore è così intenso, cercare risposte immediate non sempre aiuta.

È comprensibile che oggi lei abbia la sensazione di non poter più incontrare una persona simile. Nelle fasi di separazione questo pensiero è frequente, perché un dolore così intenso può influenzare il modo in cui immaginiamo il futuro. Per questo le suggerisco di non trarre conclusioni definitive mentre le emozioni sono ancora così vive.

Si conceda il tempo di attraversare questa esperienza e, se lo ritiene utile, si faccia accompagnare da un professionista. Indipendentemente da come evolverà questa storia, il lavoro che farà su sé stessa potrà aiutarla a conoscersi meglio e a vivere le relazioni con maggiore serenità.

Un cordiale saluto,

Dott.ssa A. D'Angelo

Ciao Alessia,
quello che colpisce è che tu abbia già iniziato a riconoscere alcuni tuoi meccanismi e il loro impatto sulla relazione. È un punto importante.

In questo momento, però, il rischio è concentrare tutte le energie sul tentativo di farlo tornare. Forse, prima ancora, è importante capire cosa c'è dietro quel bisogno di sentirti sempre al primo posto e perché alcune situazioni attivano reazioni così intense.

Che la relazione riprenda o meno, questo lavoro può aiutarti a stare meglio e a vivere i rapporti in modo più sereno.

Se vuoi, possiamo approfondire insieme questi aspetti.

Un caro saluto, Emanuele

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Gentile Alessia,

leggo con molta attenzione la sua storia e posso comprendere profondamente il dolore, la paura e il senso di smarrimento che sta provando in questo momento. La fine improvvisa di una relazione significativa, specie dopo un progetto di vita condiviso e una convivenza, rappresenta una vera e propria interruzione della propria continuità di senso. È del tutto naturale che, di fronte a un vuoto così profondo, si desideri una "bacchetta magica" per riavvolgere il nastro e ripristinare la situazione precedente.

Vorrei tuttavia offrirle uno spunto di riflessione che riguarda il modo in cui sta guardando a quanto accaduto. Lei si descrive fin dall'inizio come viziata ed egoista e attribuisce la causa della rottura a sue problematiche irrisolte dall'infanzia dovute all'essere figlia unica. La centralità del suo ruolo nella vita del partner non sono errori da cancellare, ma sono i suoi modi specifici di fare esperienza dell'altro, di sentirsi sicura e di percepirsi riconosciuta all'interno del legame. Quando avverte che queste esigenze non vengono saturate, la sua reazione (la gelosia o la chiusura nel silenzio) non è un guasto, ma il modo in cui in quel momento si sente situata nell'atmosfera emotiva della relazione.

Promettere a se stessa o all'altro di iniziare un percorso terapeutico con l'unico scopo di aggiustarsi per far tornare l'ex partner rischia di non rendere giustizia a chi lei è. Un percorso di psicoterapia non serve a correggere una personalità o a soddisfare le aspettative altrui per ripristinare un legame perduto, ma a comprendere la sua storia di vita e il senso profondo dei suoi modi di stare in relazione.

I sacrifici che sente di aver fatto e la profonda sofferenza di oggi indicano quanto lei sia coinvolta, ma anche quanto la sua identità si sia definita attorno a questo rapporto. Un percorso personale non dovrebbe nascere dalla speranza di cambiare per riavere lui, bensì dal desiderio di riappropriarsi del suo racconto di sé, comprendendo da dove nascono queste sue esigenze affettive e come possa muoversi nel mondo e nelle relazioni future (o presenti) con maggiore consapevolezza e apertura, senza sentirsi schiacciata dal timore di non valere o di non essere al primo posto.

Se desidera fare chiarezza su di sé, sulla sua storia e su ciò che risuona davvero nel suo modo di amare, intraprendere un percorso terapeutico per sé stessa — e solo per sé stessa — può essere il primo reale passo per ritrovare una direzione.

Dott.ssa Isabella Salvador

Dott.ssa Isabella Salvador

Reggio nell'Emilia

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Gentile Alessia,

dalle sue parole emerge una grande sofferenza, ma anche una buona capacità di mettersi in discussione. Aver riconosciuto alcuni aspetti del suo modo di vivere la relazione e il desiderio di intraprendere un percorso psicologico rappresentano un importante punto di partenza.

È comprensibile che, dopo la decisione del suo compagno di interrompere la relazione, prevalgano paura, senso di perdita e il desiderio di tornare subito alla situazione precedente. Tuttavia, in questo momento credo sia importante concentrare le energie non tanto sul tentativo di convincerlo a tornare, quanto sulla comprensione dei bisogni, delle insicurezze e delle dinamiche relazionali che lei stessa riconosce.

Un percorso psicologico può aiutarla a trasformare questa esperienza dolorosa in un’occasione di crescita personale, indipendentemente da come evolverà la relazione. Se in futuro entrambi lo desidererete, potrà eventualmente esserci anche uno spazio per un confronto di coppia, ma il primo passo è prendersi cura di sé.

Resto a disposizione, qualora lo desiderasse, per un primo colloquio conoscitivo.

Un cordiale saluto,

Dott.ssa Noemi Marcoccia
Psicologa Clinica

Dott.ssa Noemi Marcoccia

Dott.ssa Noemi Marcoccia

Frosinone

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Gentile lettrice,

dal suo racconto emerge una grande sofferenza, ma anche una consapevolezza importante: riconosce alcuni aspetti del suo modo di vivere la relazione e sente il desiderio di comprenderli per non ripeterli in futuro. Questo è già un primo passo significativo.

Più che definirsi "viziata" o "egoista", mi soffermerei su ciò che descrive nel concreto. Le discussioni sembrano nascere da un bisogno profondo di sentirsi scelta, rassicurata e messa al primo posto. Quando questo bisogno non trova risposta nel modo che si aspetta, si attivano gelosia, delusione e richieste di conferme che, nel tempo, possono diventare faticose per il partner.

Il suo compagno, da quanto racconta, aveva già espresso il proprio disagio alcuni mesi fa, dicendole che si sentiva stanco di affrontare continuamente le stesse dinamiche. È probabile che la decisione di interrompere la relazione non sia stata determinata dal silenzio di quei due giorni, ma rappresenti il punto di arrivo di una fatica che lui percepiva da tempo.

Comprendo il desiderio di voler rimediare e la speranza che iniziando un percorso psicologico lui possa tornare. Tuttavia, è importante che la scelta di intraprendere una terapia non abbia come unico obiettivo quello di recuperare la relazione. Un percorso psicologico può aiutarla soprattutto a comprendere da dove nasce questo bisogno di continue rassicurazioni, quali esperienze abbiano contribuito a costruirlo e come sviluppare una maggiore sicurezza interiore, affinché il suo valore personale non dipenda esclusivamente dalle conferme del partner.

In questo momento è naturale che lei provi la sensazione di aver perso "l'uomo della sua vita". Quando una relazione termina, soprattutto se era vissuta come un punto fermo, il dolore porta spesso a pensare che nessun'altra persona potrà mai avere lo stesso valore. È una percezione molto comune nelle prime fasi della separazione, ma non è necessariamente una previsione del futuro.

Se il suo compagno avrà bisogno di tempo per capire cosa desidera, sarà importante rispettare questo spazio. Cercare di convincerlo o rincorrerlo rischierebbe di aumentare la sua distanza. Molto più significativo sarà che eventuali cambiamenti avvengano nel tempo, attraverso un percorso autentico e non come risposta alla paura di perderlo.

Qualunque sarà l'esito della vostra storia, questo momento può trasformarsi in un'occasione di crescita personale. Imparare a sentirsi amate senza dover continuamente verificare di essere "al primo posto" significa costruire relazioni più serene, nelle quali l'amore non ha bisogno di essere dimostrato ogni giorno attraverso continue conferme.

A cura della Dott.ssa Lucie Gjoka

Rimango a disposizione per qualsiasi necessità o chiarimento.

       

Nelle coppie spesso non è il bisogno in sé a creare il problema, ma il modo in cui viene espresso. Quando la paura di perdere l’altro porta a chiedere sempre più rassicurazioni, paradossalmente si rischia di creare proprio quella distanza che si teme.

È positivo che tu abbia riconosciuto una tua parte e che tu abbia pensato a un percorso personale, ma è importante farlo non solo per "farlo tornare", perché il cambiamento più solido nasce quando lo fai per te stessa e per costruire una modalità diversa di stare in relazione.

Ora la domanda non è solo "come faccio a riportarlo a casa?", ma capire se entrambi avete ancora la volontà di lavorare sulla coppia. Lui in questo momento sembra aver raggiunto un limite e probabilmente ha bisogno di vedere dei fatti, non solo delle promesse.

Un percorso individuale può aiutarti a comprendere da dove arrivano questi bisogni e queste paure, mentre un eventuale percorso di coppia potrebbe essere utile solo se entrambi siete disponibili a rimettervi in gioco. La situazione non si risolve con una bacchetta magica, ma con la consapevolezza di entrambi di voler costruire qualcosa di diverso.

Dott. Nicola Nacca

Dott. Nicola Nacca

Caserta

Il Dott. Nicola Nacca offre supporto psicologico anche online

Buongiorno Alessia, da quello che racconta emerge una sofferenza molto intensa, ed è comprensibile. Quando una relazione importante si interrompe, soprattutto se fino a poco prima si condivideva la quotidianità e si progettava il futuro, è normale provare smarrimento, paura e la sensazione di aver perso qualcosa di unico. Nel suo racconto colpisce anche un altro aspetto: lei si descrive con parole molto severe, definendosi "viziata", "egoista" ed "egocentrica". Mi chiedo se queste etichette raccontino davvero ciò che le accade oppure se rischino di semplificare una realtà più complessa. Dietro il bisogno di sentirsi sempre al primo posto o di ricevere continue conferme, infatti, spesso non c'è solo egoismo, ma anche un forte bisogno di sentirsi importante, scelta e rassicurata all'interno della relazione. Lei stessa descrive un meccanismo che sembra essersi ripetuto nel tempo: piccoli episodi che, pur partendo da situazioni apparentemente marginali, finivano per trasformarsi in discussioni. È possibile che, attraverso quei conflitti, cercasse inconsapevolmente una conferma del legame. Tuttavia, quando questo accade con una certa frequenza, il partner può arrivare a sentirsi emotivamente affaticato, anche se l'affetto rimane. Dal suo racconto sembra che il suo compagno le avesse già espresso, qualche tempo fa, la fatica che stava vivendo. Questo fa pensare che la decisione di interrompere la relazione non sia stata impulsiva, ma maturata nel tempo. Comprendo quanto sia doloroso confrontarsi con questa realtà. Mi sembra molto significativo che oggi lei senta il desiderio di iniziare un percorso psicologico. È una riflessione importante. L'unica attenzione che mi sentirei di suggerirle è di intraprendere questo percorso prima di tutto per se stessa, non come tentativo di convincere il suo compagno a tornare. Un cambiamento autentico nasce dal desiderio di comprendersi meglio e di stare meglio con se stessi, indipendentemente dall'esito di una relazione. Capisco anche il pensiero che oggi la accompagna: "non troverò mai più una persona come lui". È un vissuto molto frequente quando si attraversa una separazione importante. In questa fase il dolore tende a far percepire la perdita come definitiva e insostituibile. Non significa necessariamente che sarà così nel futuro, ma descrive bene quanto oggi questa relazione rappresenti qualcosa di prezioso per lei. Rispetto alla possibilità che lui possa tornare, nessuno può darle una risposta certa. Sarebbe scorretto alimentare false speranze, così come sarebbe altrettanto scorretto affermare che non esista alcuna possibilità. Oggi, però, c'è un dato concreto: lui ha scelto di allontanarsi. Per quanto sia difficile, rispettare questo spazio è probabilmente la scelta più utile, sia per lui sia per lei. Nel frattempo, credo possa essere importante provare a spostare gradualmente lo sguardo da ciò che potrebbe fare per farlo tornare a ciò che può fare per comprendere meglio se stessa. Il fatto che oggi riesca a interrogarsi sul proprio contributo alle difficoltà della coppia è già un elemento significativo. La differenza sta nel farlo con curiosità e desiderio di crescita, non con l'idea di essere una persona "sbagliata".

Un saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

Il Dott. Fabiano Foschini offre supporto psicologico anche online

Gentile Alessia,

da quello che racconta, in questo momento sta vivendo non solo la fine di una relazione, ma anche la paura di aver perso definitivamente una persona che considera unica e insostituibile. È quindi comprensibile che desideri una "bacchetta magica" per farlo tornare e che faccia fatica a immaginare un futuro diverso.

Vorrei però invitarla a fare attenzione a una cosa: il dolore che prova oggi non è una misura di quanto quella persona fosse l'unica possibile per lei. Quando perdiamo qualcuno che amiamo, soprattutto quando la separazione è appena avvenuta, la mente tende a trasformare il presente in una previsione del futuro: "non troverò mai più una persona così", "ho perso l'uomo della mia vita". In questo momento sono pensieri comprensibili, ma non può sapere se saranno davvero così.

Mi sembra inoltre importante non ridurre ciò che è accaduto alla sua definizione di sé come "viziata ed egoista" perché è figlia unica. Essere figlia unica non determina questo tipo di comportamento. Piuttosto, lei stessa riconosce di avere alcune modalità nelle relazioni che vorrebbe comprendere e modificare, per esempio la gelosia, il bisogno di sentirsi sempre al primo posto e il ricorso al silenzio quando è arrabbiata. Questa consapevolezza può diventare un punto di partenza importante, senza trasformarsi in una colpevolizzazione.

Se sente che queste modalità hanno radici più profonde, iniziare un percorso personale può essere una scelta molto utile, indipendentemente da ciò che accadrà con questa relazione. Non dovrebbe però diventare una promessa fatta a lui per convincerlo a tornare, ma un percorso fatto per sé.

Per quanto riguarda lui, invece, c'è una parte che purtroppo non può controllare. Lei può riconoscere ciò che è accaduto, assumersi la responsabilità delle proprie modalità relazionali e mostrargli concretamente che sta lavorando su di sé, ma non può decidere al posto suo se vuole tornare nella relazione. Insistere continuamente per ottenere una risposta diversa potrebbe, in questo momento, aumentare la distanza.

Forse il primo passo non è quindi cercare di capire come farlo tornare, ma riuscire a stare dentro questa separazione senza pretendere di sapere oggi come finirà. Può iniziare a lavorare su di sé e, contemporaneamente, lasciare a lui lo spazio per decidere.

E se un domani ci sarà la possibilità di ricostruire la relazione, sarà importante che non si tratti semplicemente di "ricominciare da capo", ma di costruire una modalità diversa di stare insieme. Se invece non sarà possibile, il lavoro che avrà fatto su di sé non sarà comunque perso: le permetterà di comprendere meglio i propri bisogni, le proprie paure e il modo in cui entra nelle relazioni future.

In questo momento non le serve sapere se riuscirà a recuperare questa relazione. La cosa più importante è attraversare questo dolore senza trasformarlo nella convinzione di aver perso per sempre la possibilità di essere felice.

un cordiale saluto
dott.ssa Silvia Boniolo

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