Non mi ama più. Mi ha detto che è finita per sempre. Abbiamo una bimba piccola. Mi sento solo

Lanfranco

Buongiorno, vorrei raccontare la mia situazione per avere un parere. Ho una relazione da quasi otto anni, abbiamo una bambina di due anni e mezzo, e per questa famiglia mi sono trasferito lontano dalla mia città e ho svenduto una casa per acquistarne una in un posto che non sento casa mia. Dopo la nascita di nostra figlia, la quotidianità è diventata più impegnativa. La mia compagna mi ha detto recentemente di non amarmi più e mi ha spiegato che negli anni si è sentita poco ascoltata e poco sostenuta, soprattutto nei momenti per lei importanti. Questa cosa mi ha colpito molto. Mi sto rendendo conto che forse ho dato per scontate alcune dinamiche, pensando che bastasse esserci fisicamente ed economicamente, senza vedere davvero quanto lei si sentisse sola emotivamente. Probabilmente non ho saputo cogliere i suoi segnali, né darle il sostegno di cui aveva bisogno. Lei dice di aver provato a comunicare il suo malessere ma non ci è mai riuscita perché tendevo a difendermi o ad alzare il tono della voce durante i confronti e quei confronti non sono mai diventati litigi in cui ha sfogato il suo malessere. Ha tenuto tutto dentro finché è esplosa. Avrebbe potuto provare un altro canale per comunicarmelo. Ma non voglio giustificarmi. Ho iniziato un percorso psicologico proprio perché voglio capire questi aspetti di me e migliorare. Il problema è che questa consapevolezza è arrivata quando per lei sembra ormai troppo tardi. Nonostante questo, lei continua a dimostrarmi affetto: mi abbraccia, mi stringe, mantiene piccoli gesti di tenerezza. So che questi gesti potrebbero non significare un desiderio di tornare insieme, ma per me sono emotivamente molto forti. Mi chiedo se dopo tanti anni l’amore non sia anche questo: affetto, intimità, complicità, e se da lì si possa lentamente riprovare a costruire. Allo stesso tempo ho paura che questo sia soprattutto il mio terrore di restare solo. Negli ultimi quindici anni sono stato quasi sempre in coppia. Qui non ho una rete solida di amici o familiari e la prospettiva di perdere la quotidianità con mia figlia mi fa stare malissimo. Ho perso mia madre 4 mesi fa dopo 2 anni di lotta contro un cancro inguaribile e anche questo si somma alla situazione. Probabilmente, alcune mie mancanze sono dovute anche al pensiero costante di impotenza, di non poter far nulla per mia madre stava lentamente morendo e alla mia difficoltà nell'essere vicino in questa battaglia. A volte penso persino di tornare nella mia città, ma questo vorrebbe dire allontanarmi da mia figlia e questo pensiero mi lacera. Vorrei capire se esiste ancora qualcosa che abbia senso provare per la nostra relazione o se invece devo lavorare sull’accettazione della sua decisione e sulla ricostruzione di me stesso, per poter comunque essere un padre presente. Grazie a chi vorrà rispondermi.

1 risposta degli esperti per questa domanda

Buonasera Lanfranco, intanto ci tengo a ringraziarti per aver condiviso la tua storia e un momento così delicato per te e la tua famiglia.

Dalle tue parole traspare l'affetto che provi per la tua famiglia, insieme al dispiacere e alla fatica di affrontare tanti cambiamenti e perdite in un periodo così complesso della tua vita.

Mi ha colpito la tua riflessione sullo stupore provato di fronte all'allontanamento della tua compagna, ma anche il modo in cui descrivi i suoi gesti di vicinanza e tenerezza. Mi verrebbe da chiederti: come vivi questi momenti? Quali pensieri e aspettative suscitano in te? È comprensibile che possano assumere un significato molto forte, soprattutto in una fase in cui senti di rischiare di perdere una parte importante della tua vita. Allo stesso tempo, può essere utile provare a distinguere ciò che questi gesti rappresentano per te da ciò che possono significare per lei.

Mi soffermerei anche sulla tua riflessione relativa ai bisogni emotivi all'interno della coppia. Mi verrebbe da chiederti quali siano i bisogni che senti di non aver visto riconosciuti nella relazione e quali, invece, ritieni che la tua compagna abbia faticato a trovare spazio per esprimere o condividere con te. Sono domande che potrebbero aiutarti a comprendere meglio le dinamiche che si sono create nel tempo, senza che questo significhi attribuire tutte le responsabilità a uno solo di voi.

Le relazioni possono attraversare momenti di crisi e cambiamento, ma non è possibile sapere in anticipo quale direzione prenderanno. Il fatto che tu abbia iniziato un percorso psicologico è un passo importante per comprendere meglio te stesso e le tue modalità relazionali, indipendentemente da come evolverà il rapporto con la tua compagna.

Se entrambi lo desideraste e vi fosse la disponibilità a mettervi in gioco, potreste anche valutare un percorso di coppia, che vi offra uno spazio di confronto più strutturato per comprendere i bisogni reciproci e fare chiarezza sul futuro della relazione.

In ogni caso, qualunque sarà l'evoluzione del vostro rapporto, credo sia importante che tu possa prenderti cura di te stesso, elaborare il dolore per la perdita di tua madre e costruire gradualmente nuovi punti di riferimento, senza perdere di vista il legame con tua figlia e il tuo ruolo di padre.

Dott.ssa Jessica Ciampa

Dott.ssa Jessica Ciampa

Roma

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