Problemi di coppia

emotività conflitti

Giulia

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Buonasera
Vorrei avere una vostra opinione in merito a questa dinamica tra me e il mio compagno.
Ho 36 anni e ho fatto molta terapia alla ricerca di una risoluzione a questo aspetto del mio carattere non per ultimo anche una terapia di coppia. Non so se non ho fatto il giusto percorso o se non ho ancora trovato la chiave per la risoluzione. Vi chiedo pertanto una vostra opinione e suggerimento.

Non riesco assolutamente a gestire le emozioni durante i conflitti. Ne durante ma soprattutto non riesco a gestire e "sostenere" i tempi di recupero che hanno le altre persone in particolare il mio compagno.

I conflitti avvengono spesso per una mia insicurezza, permalosità o paura. Poi io divento impossibile. Ho bisogno di chiarimenti infiniti anche ripetitivi (eppure non sono stupida) chiedo rassicurazioni e vengo travolta da una tempesta emotiva stranissima. Sono veramente depressa per cose che non meritano una simile drammatizzazione. Una rispostaccia una figura così cosi... insomma che sia perché temo l'abbandono o perché mi sento sbagliata entro in una specie di "sega mentale" infinita. Non riuscendo a farmi bastare nessuna risposta finisco con esasperare parlare per ore e infine avere degli attacchi di isteria non appena vedo il suo spazientirsi e aggredirmi nei toni. sono perfettamente consapevole che è un mio errore e che attivo delle risposte negative perché voglio che lui risolva con me attraverso il dialogo una cosa che dovrei risolvere da sola ma niente... E nessuno in questi anni di terapia è mai riuscito a individuare perché mi comporto in questi modo. Perdendo il controllo razionale e diventando dipendente quando nella vita sono una persona indipendente e piena di interessi. Talvolta (spesso) quando lui non è più disposto ad ascoltare le mie paranoie mi sono venuti episodi melodrammatici che io trovo un po' patetici e "folli" nei quali piango mi dispero tremo. Poi passa. A quel punto però lui per giorni rimane svuotato, a pezzi, distante e frustrato. Mi ama moltissimo e insieme abbiamo cercato nei libri da professionisti con il dialogo di capire perché solo incapace di gestire le emozioni durante un normale conflitto ma nulla. Quindi lui poi si allontana. E lì per me è ancora peggio. Vivo i giorni anche 5/6 di distanza che lui mette come drammatici. Lo supplico di smetterla perché per un tot di tempo riesco a vivere la mia vita ma la convivenza con tutto quel distacco per me è insopportabile. Mi riattiva quella roba li. lo incalzo di domande per sapere quando tutto tornerà normale, quando tornerà la serenità, lo informo che io così sto a pezzi e a dir suo lo presso e lo incalzo. Dice che si sente ricattato e costretto perche non è libero di vivere in silenzio i suoi stati d'animo in silenzio assoluto distacco e centrato su di sé per amor proprio. . Io lo capisco ma dopo 24 ore in questo sentirmi inesistente svalvolo e sento salire di nuovo quella tempesta e tutto ricomincia. Mi sento così in colpa e immatura. Ci sto malissimo perché capisco che ha diritto di prendersi il suo tempo e mi sento così scontenta di me per come sono egoista. Io voglio solo che gli passi perché non sopporto questo tempo sospeso.

Mesi felici e poi settimane in cui questo cane che si morde la cosa continua.

Qualcuno può aiutarmi?
Qualcuno sa dirmi di cosa si tratta? Ci sono soluzioni concrete? Perché con la psicologa ho sviscerato tutto, visto e compreso le pulci del mio passato ma ciò nonostante non ho risolto. Sono consapevole e impotente mentre accade e sto disintegrando la persona e la storia che amo.

Grazie a chi vorrà aiutarmi e mostrarmi una via.

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno Giulia,


la sua lettere denota una profonda consapevolezza in merito alle sue dinamiche interne ed esterne, probabilmente raggiunta grazie agli anni di terapia, ciò significa che il tempo che ha dedicato a se stessa non è stato tempo perso. Quello che posso consigliarle è di continuare nel suo percorso cercando di portarlo a una dimensione più profonda, emotiva e corporea, ricercando le radici delle dinamiche che descrive. Il cambiamento è sempre possibile, forse provando un percorso terapeutico diverso che la conduca a una maggior consapevolezza nel momento del conflitto, permettendole di modificare la sua risposta e integrando nuove procedure. Tutto ciò facendo leva sulle abilità che emergono dal suo scritto, senza colpevolizzarsi. La descrizione che fa del suo compagno è positiva, sembra essere un buon alleato e non una persona da cui ci si debba difendere. Forse dovrebbe identificare a chi si sta realmente riferendo durante i conflitti, senza perdere di vista la persona che ha davanti, chiedendosi anche cosa vuole dal suo futuro di coppia e quali sono i vostri progetti insieme.

Salve Giulia, sinceramente la lunga lettera perfetta, chiarissima sembra proprio non dare spazio ad effettive idee e possibilità di cambiamento. Ma non è così. Bisogna spostare il focus del problema; che esprimo per punti/idea: 1 Provare ad andare da un terapeuta con orientamento diverso; 2 La coppia non matura.. sembra un eterno presente. Ma quali sono i vostri progetti insieme nel medio e lungo termine? Perché state insieme? (L'amore si definisce nei progetti); 3 Se non matura la coppia forse devono maturare le persone, in modo separato e con scelte coraggiose.

Buongiorno, visto che si è già lavorato su queste problematiche senza esito, evidentemente l'approccio utilizzato si è fermato ad un certo livello e non ha consentito di entrare in profondità ed ottenere una trasformazione reale. Non sarà quindi con un messaggio online che si potrà arrivare ad un risultato ma l'indicazione utile può essere di portare tutto il "materiale" raccolto nel lavoro precedente ad uno specialista che approfondisca attraverso un lavoro analitico integrato o ad approccio corporeo. Senz'altro il percorso già svolto sarà comunque stato utile e le permetterà di arrivare prima ad un equilibrio positivo. Ma lavorando più in profondità.


Disponibile se le interessa.


Le auguro buone cose per la sua vita.


 


 

Buongiorno Giulia, non sono una indovina e quindi ciò che mi viene da risponderle può essere solo ipotetico. Lei dice di aver sviscerato con la psicoterapia molti suoi problemi eppure evidentemente questa consapevolezza non è  scesa nel profondo ad identificare in quali momenti della sua infanzia si è  creata questa paura dell'abbandono, questa sfiducia e perdita di autostima e quindi quali conseguenze emotivo-comportamentali si innescano nel voler ricevere snervanti rassicurazioni. Io penso che si tratti di situazioni traumatiche e che le procedure emotivo-cotporee si ripetono comunque perché non sono sostituite da nuove procedure e soluzioni che dovrebbe aver creato lei stessa.


Non può prendersela con il suo compagno che mi sembra oltremodo paziente, cominci a chiedersi chi c'è dietro di lui.... a chi si riferisce quando ha questi attacchi emotivi. È  solo sganciando il presente dal passato che può evolvere verso una qualità di vita più sana per lei e per chi le sta vicino.


Io le consiglio di cercare un buon terapeuta che lavori anche con il corpo e che sappia lavorare sui traumi.

Buon giorno Giulia,


il percorso o i percorsi sinora intrapresi con psicologi le hanno dato la consapevolezza di aspetti del sè, una narrativa della sua storia di vita e una visione e comprensione delle dinamiche esterne e interne (mondo interno). Questo significa che il lavoro non è stato vano a oggi, ma che deve proseguire. Partendo dal primo traguardo raggiunto il lavoro dovrebbe scendere più in profondità, ovvero oltre l'aspetto cognitivo... occorre raggiungere una consapevolezza altra, più profonda, oltre il cognitivo che arrivi fino all'emotivo e al corporeo. Esistono percorsi psicoterapici che lo consentono e forse, potrebbe valutare con la sua psicologa se è tempo di passare a questa fase due che vi permetterà di andare a cogliere processi più sotterranei e/o più arcaici e a processarli con i diveresi strumenti di cui disponiamo. Buon lavoro.

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