Problemi di coppia

Non riesco a provare emozioni

giorgia

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Ho un problema da più di un anno ed è che non riesco a provare emozioni per nessuno. Ho provato anche a stare con ragazzi che comunque mi piacevano sia fisicamente che mentalmente ma niente, è come se le mie emozioni fossero completamente annullate.

In passato, ho sempre avuto un'idea malsana dell'amore e infatti cercavo amore nei ragazzi ma non ha proprio funzionato. la frustrazione saliva ogni giorno. Ho avuto storie dove ero molto presa che non sono finite bene perchè erano le persone sbagliate per me. poi mi capita che per esempio che provo attrazione per un ragazzo ma quando vengo a scoprire che lui ricambia, l'attrazione sparisce. un'altra cosa che ho notato capitare molto spesso è che quando sto in una relazione, ho questo senso di soffocamento che non riesco più a respirare e capita sempre.

Da più di un anno non provo più emozioni, apatia totale. riesco a provare solo rabbia. non provo niente per nessuno e non credo questo sia normale. per esempio quando accade un litigio con una persona, non ci resto male ma al contrario mi sento libera, come se non fosse successo nulla. in passato provavo emozioni bellissime, mi batteva il cuore ma invece adesso no...

Ho sempre pensato che questo problema delle emozioni mi sia stato dato da una relazione finita male precedentemente. il ragazzo dopo quasi 3 mesi rivela che era tutta una scommessa con gli amici e da li, non ricordo provare qualsiasi emozione.

Vorrei una vostra opinione riguardo la situazione e cosa potrei fare per migliorare la situazione in generale... grazie mille per l'ascolto e l'aiuto...

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Giorgia


lei è giovanissima e scrive che non riesce a provare emozioni, poi scrive ancora che prova rabbia.


La rabbia è una emozione negativa ma è sempre un'emozione.


Dai suoi vissuti è scaturita una sorta di anaffettività, è come se volesse anestetizzarsi per non soffrire, per evitare il dolore, in questo caso ha le difese molto alte per cui non si abbandona all'emotività per paura.


E' il suo profondo che molto labile.


Nel momento in cui cerca amore non viene corrisposta e se la persona ricambia lei sparisce, poichè non riesce a portare avanti la relazione, ritengo sia molto confusa a riguardo è come se non volesse affrontare o meglio non sapesse affrontare una volta che il rapporto si "consolida", o anche come se non avesse la maturità per affrontare, avrebbe bisogno di un consulto per definire bene ciò che avviene dentro, le posso dire però che la sento molto sfiduciata dai rapporti forse per via della scommessa di cui scrive.


Nella vita non si può piacere a tutti o non si può stare con una persona qualsiasi tanto per...


Fare vita di coppia significa provare attrazione reciproca, avere in comune degli hobby, dei progetti, avere un carattere che possa combinarsi con il carattere dell'altra persona, provare sentimenti scambievoli l'un l'altra.


Ci sono tanti elementi per cui due persone decidono di stare in coppia e se queste cose non sussistono è difficile che la coppia abbia vita.


I periodi bui vanno affrontati con coraggio e sono proprio questi i momenti in cui si cresce, le consiglio un percorso di psicoterapia per una crescita personale, per affrontare le sfide, per migliorarsi, attraverso la psicoterapia può comprendere meglio se stessa, i suoi bisogni, comprendere le sue paure, i blocchi che la portano a scappare, in sostanza a crescere e di conseguenza imparare a comprendere gli altri, a provare empatia, a lavorare sulle emozioni e l'affettività.


Vedo che scrive da Napoli, ricevo anche in Campania o in modalità on line.


Resto se vuole a disposizione per il discorso iniziato.


La saluto cordialmente


Dott.ssa Michelina FEDERICO


PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA

Gentile Signorina,


non servono consigli, queli li danno tutti.


Lei è malata: cioè ha una psicopatologia in corso che comporta fra l'altro, come uno dei SINTOMI fra i tanti altri, il blocco delle emozioni.


è chiaro infatti che la l’ansia, lo stress, i problemi psicologici che lei vive sono propriamente non un disturbo, ma i sintomi di un disturbo, che riguarda chiaramente tutta la personalità, nel presente come nella Sua storia personale.


È possibile che, con un approccio specifico alla problematica, che potremmo presumibilmente chiamare psico-educativo, si potrebbe ottenere in tempi non lunghi sia una risoluzione della problematica in questione, sia un miglioramento, di riflesso, del più complessivo stato generale d’ansia, di stress e di insicurezza.


In tal senso, una focalizzazione strategica sul sintomo e una rieducazione psicologica appaiono senz’altro adeguati.


In alternativa, una soluzione più radicale sarebbe – su tempi più lunghi - affrontare una terapia del ‘profondo’, che risolva le radici dell’ansia e della depressione e, di conseguenza, anche i suoi sintomi.


Insomma, un 'lavoro sulle emozioni'.


Tale approccio potrebbe in tal caso essere valido per ristrutturare le parti immature e ancora infantili della Sua personalità ed eliminare dai suoi ‘meccanismi’ quei granelli che – per così dire – ne ostacolano il corretto e felice funzionamento in direzione della crescita personale e dello sviluppo adulto della Sua identità, oltre ogni psicopatologica insicurezza e disistima.


Le invio cordiali saluti.


 


prof. Roberto Pasanisi
(psicologo clinico e psicoterapeuta; docente universitario)

Gentilissima Giorgia,


in genere noi entriamo in relazione con gli altri così come le varie parti di noi entrano in relazione tra loro per cui se c'è una qualche difficoltà relazionale probabilmente le varie aree della nostra personalità non hanno una comunicazione armoniosa. I modelli relazionali li impariamo da bambini nel rapporto con le figure genitoriali.


Nel senso comune spesso le emozioni sono distinte in positive e negative oppure i più lungimiranti individuano una valenza positiva e negativa in ciascuna emozione: in entrambi i casi l'emozione viene osservata con il binocolo della ragione deturpando la loro essenza esclusivamente PROTETTIVA. Nell'ottica MDPAC l'emozione interviene per segnalare questa tendenza a dare priorità alla sfera cognitiva e quindi al giudizio, alle aspettative a discapito di tutto il resto: l'emozione percepita da tutti come il problema da risolvere, in realtà ha la funzione di legare tutte le nostre aree.


Provi a rivolgersi a un professionista della sua zona o a richiedere un consulto online per approfondire le sue difficoltà, ma anche le sue risorse e comprendere la modalità di intervento psicologico migliore nella sua situazione.


In bocca al lupo.

Cara Giorgia,


Le sue parole esprimono chiaramente la sofferenza che si trascina dietro. Là verità è che si vive di emozioni, siano esse positive o altro, quindi considerato che da circa un anno trova enormi difficoltà nel percepire e trasmettere emozioni è certamente arrivato il momento di trovarne la causa. La fine di una relazione potrebbe apportare difficoltà in tal senso, ma bisognerebbe approfondire alcuni aspetti. Al momento le suggerirei di non forzare oltremisura la situazione, quindi cercando di non pensarci assiduamente. Le consiglio vivamente un colloquio con un professionista.


Resto a disposizione, buona fortuna.


Dott. Marco Di Bartolomeo

Carissima Giorgia,


rispondere ad una descrizione parziale per noi Professionisti non è mai semplice. Ma tuttavia proviamo a partire da qualche particolare del suo racconto.


La prima cosa che mi sento di dirle e che a seguito di una forte delusione, o  un “tradimento”, come può essere letto l’inganno che ha subito, che mette in discussione la nostra capacità di sentire autenticamente l’altro, può capitare di vivere una stagione come quella che sta attraversando.


 In questo senso approfondirei, se pensa che potrebbe riaccaderle di non comprendere le vere intenzioni dell’altro e dunque magari questo atteggiamento potrebbe rivelarsi una sua profonda forma di difesa.


Inoltre data la sua giovane età, in un percorso di conoscenza di se stessa prima e di terapia poi, le proporrei di approfondire il tema della “poca fiducia nell’amore” attraverso la letteratura, che rimane un viatico per spunti di riflessione e possibilità di rispecchiamento, molto immediata e spesso piacevole.


Nel suo caso pensavo al titolo del romanzo epico “IQ84” di Murakami.


Spero di averle fornito qualche risposta ma soprattutto spero di averle trasmesso il senso del movimento, della possibilità di cambiamento interiore e nelle relazioni. Nulla rimane per sempre fermo dentro di noi, da quando ha scritto magari saranno già cambiate alcune sensazioni e sentimenti.


Qualora dovesse decidere di leggere il libro,  e/o di intraprendere un percorso di psicoterapia, per approfondire difficoltà e strategie per superarle, sarei ben lieta di accompagnarla.


Le auguro una serena giornata


Giovanna Maiella

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