Opportunità lavorativa e lui non vuole trasferirsi

Maria

Buongiorno,
purtroppo, o per fortuna, in questo momento della mia vita mi trovo davanti ad un bivio con due concrete scelte lavorative agli estremi. Attualmente vivo da sola con mia figlia di quattro anni in provincia di Roma e tutte le mattine dopo averla accompagnata all'asilo mi faccio 65 km per andare a lavorare a Roma, sempre in posti diversi perché sono una consulente. Lavoro part-time, a tempo indeterminato, con ottimo stipendio. La baby-sitter va a prenderla all'uscita, e alle 17,30 generalmente siamo a casa. Il mio compagno viene nel we, sabato e domenica, poi il lunedì riparte. Lui lavora a Napoli, come libero professionista ha un suo studio di architettura sotto casa, accanto la mamma, sopra il fratello, la cognata i nipotini… con il suo lavoro riesce a contribuire in minima parte alle spese che sostengo ogni mese, ci pago si e no la baby-sitter. Fino ad ora non mi hai mai proposto di andare giù con la bimba, perché ammette che economicamente non ce la farebbe. Purtroppo con la società con la quale lavoro sono sorti dei problemi: hanno cambiato ragione sociale, rifatto i contratti a tutti i dipendenti togliendo gran parte delle paga base e sostituendola con rimborsi spese, da un anno non pagano i contributi...il mio part-time è stato inserito nel nuovo contratto con una scadenza a fine anno, dopodiché o full-time o niente. Purtroppo non avendo alcun tipo di aiuto (mio padre anziano, 80enne abita poco distante ma è un alcolista, mia madre è morta, mia sorella cocainomane...insomma la mia famiglia non è un supporto, e io non posso esserlo per loro.. devo pensare a me e al bene di mia figlia ), non mi sarà possibile accettare un lavoro full-time a Roma, altrimenti mia figlia crescerebbe con la baby-sitter. Quindi ho cominciato a muovermi e chiedere offerte di lavoro a conoscenti del mio settore. Un mio ex collega che sta a Bolzano mi ha detto che nella società dove lavora sono alla ricerca di personale, ma assumono solo tramite concorso. Ne ho parlato con il mio compagno e mi ha detto da subito molto scettico, vedi tu quello che vuoi fare, poi con una proposta in mano si vedrà. Sono partita per fare il concorso a Bolzano, non mi ha parlato per due giorni...non un minimo supporto morale. Faccio il concorso, lo vinco, e mi fanno una buona proposta: ben 1/3 in più all'anno del mio attuale stipendio. Sarebbe il tanto sognato posto fisso vicino casa! Anche se con quei soldi in più finirei per pagarci la rata di un mutuo, potremmo prendere una casa nostra a pochi passi dal posto di lavoro e le scuole sono lì vicino, non spenderei più cifre esorbitanti per la benzina, per la baby-sitter, non passerei più ore in fila sul raccordo, ma soprattutto potrei prendere mia figlia all'uscita di scuola! A lui ho detto che potrebbe avere delle opportunità lavorative, che attualmente non ha, per non parlare del fatto che finalmente potremmo vivere come una famiglia. La sorte vuole che proprio in questo stesso periodo, la mia attuale società mi propone un trasferimento di un anno in provincia di Napoli presso un noto ente con la prospettiva di rinnovarlo alla scadenza.. Il mio compagno naturalmente vuole che io scenda con la bimba, perché lui è stanco di salire tutti i fine settimana, perché lui ha la casa e non dovremmo pagare un affitto o un mutuo, perché lui ha 50 anni (io 43). Ho vissuto in quella casa di Napoli per tutto il periodo del congedo parentale e non ci tornerei mai a vivere sotto casa del fratello e della "cognata perfetta" che, beata lei, fa la casalinga e campa di rendita con i vestiti di fendi pagati da papà, che ha imposto, con grande savoir-faire, ai figli e a tutta la famiglia di chiamarmi per nome e non "zia Maria", per non parlare delle sue sottili battute al fiele che mi rifila con molta eleganza. E lui dice che sono io che sbaglio, perché non me la devo prendere… Mai dire una parola storta contro mammà o contro il fratello, loro non si toccano e non si giudicano. Ma questo è un piccolo neo, la cosa che più mi preme è far crescere mia figlia in un ambiente ricco di opportunità, dove già all'asilo le verrebbero insegnate due lingue... L'epilogo è questo: a proposta fatta lui dice che a 50anni non può cambiare vita, che non è certo di trovare lavoro, e che se verrebbe sarebbe solo dopo almeno quattro\cinque mesi, tempo di chiudere i suoi lavori. Che di certo non si troverà bene e che per seguirmi (o meglio per seguire la figlia) deve buttare all'aria 15 anni di studio di architettura, che per me è facile, tanto io non ho nulla da perdere (…). Sto cercando di offrire il meglio alla mia vita e a quella di mia figlia, ma vorrei anche che lei crescesse vicino al papà al quale è molto molto legata, e per lei, non so quale sia la scelta migliore da fare. Cerco di guardarmi dentro, e non voglio assolutamente fare gli sbagli che ha fatto nostro padre con noi, che ha costretto mia madre a trasferirsi da Roma a Cagliari, con noi piccole, perché lui non andava d'accordo con i suoceri, ci siamo ritrovati poveri e lui senza lavoro, sempre violento, da lì un peregrinare per la Sardegna, in cerca di lavoro e noi a cambiare scuola, fino a che non ha deciso di tornare nel Lazio e ricominciare, dopo poco mia madre è morta e noi affidate ai nonni…

4 risposte degli esperti per questa domanda

Gentile Maria, il suo compagno mi sembra  abbastanza egoista e teso soprattutto al proprio benessere.  Lei si è data molto da fare per cercare di migliorare la sua posizione lavorativa, ed ha dimostrato grande capacità e competenza;  quella stessa che io le consiglierei di usare, per non correre il rischio di finire in una situazione familiare  nella quale  in passato non si è trovata bene, e dalla quale soltanto il suo compagno trarrebbe benefici e vantaggi.  Il bene della sua bambina non è soltanto avere vicino la figura paterna, ma anche quello di avere una madre che fa delle scelte consapevoli e soddisfacenti,  delle quali è fermamente convinta. Le consiglierei di parlare con il suo compagno e di esplicitare con fermezza  le sue esigenze ed il suo punto di vista. Nel rapporto di coppia è necessario saper trovare un punto d'incontro  e riuscire a rinunciare alle proprie comodità. Mi sembra che lei lo abbia già fatto abbondantemente, credo che adesso dovrebbe essere lui a venirle incontro. Le faccio tantissimi auguri.  

Cara Maria,

Lei se la cava benissimo da sola.

Anzi, da una crisi riesce a uscire più forte e più attrezzata.

Lui ha i suoi equilibri (precari ma diciamo che i suoi terremoti non oltrepassano il terzo grado della scala Mercalli, quindi sta su), ogni tanto si forma qualche crepa nei muri ma la famiglia, ben disposta tutta intorno, tiene insieme quest'uomo, la sua casa, la sua personalità, il suo concetto di vita. Tanto uomo non è, però, visto che consente ai parenti il poco rispetto della madre di sua figlia.

Dato che lei non ha affatto bisogno di un consiglio psicologico, come donna a un'altra donna le dico di pensarci bene prima di sacrificare le sue capacità, creative e lavorative, per seguire un uomo a metà. E' vero che da tempi atavici ci insegnano a fare così, ma non è un buon insegnamento per le figlie e non è una giusta soluzione per noi.

Lei non deve chiedere a nessuno. Sono gli altri che devono sentire l'onore di stare accanto a una donna come lei.

Se già non l'ha letto, si procuri il libro "Donne che corrono coi lupi", e cominci a leggere direttamente dalla prima fiaba, Barbablù.

Eventuali decisioni e ripensamenti solo a libro terminato.

Un caro saluto.

Carissima Maria, 

occorre essere concreti nella vostra scelta. Se tu tieni a vivere la famiglia occorre che tu possa scegliere per il bene di essa, soprattutto della bimba che deve vivere bene sia con i genitori sia con il mondo sociale, stando a contatto con gli altri e con le buone opportunità di crescita ed educative. Rifletti bene e sei hai un buon rapporto con il tuo partner prendete una scelta che vi unisca e che possa in qualche modo rendere felici entrambi.

Cordiali saluti

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Roma

La Dott.ssa Iolanda Lo Bue offre supporto psicologico anche online

Cara Maria,

ho letto con attenzione la sua storia, e senza voler esser giudizievoli la sua situazione sembra caratterizzata da grande sacrificio da parte sua, ed è facile comprendere la preoccupazione per il suo futuro e quello di sua figlia, accompagnata al timore di non voler commettere gli errori del passato.

Sembrano esserci particolari fratture all' interno del suo nucleo familiare, e soprattutto tanto materiale di cui parlare, approfondire ed elaborare. Stringere e trattenere spesso è meno fruttuoso che lasciare andare .

Dal suo racconto lei è piena di energie e vitalità, e Roma è senza dubbio una città impegnativa che richiede grandi sacrifici, spostamenti e spese economiche. Personalmente le suggerirei di prendersi momenti della giornata per pensare a come affrontare i problemi imminenti da risolvere (ad esempio gli impegni lavorativi fa affrontare) e pian piano allargare il pensiero verso sua figlia e poi il suo compagno e tutto il resto .

Laddove avesse bisogno di ulteriori sostegni oltre a sè stessa per analizzarsi e prendere la giusta decisione nel più breve tempo possibile può sempre scegliere uno psicologo a cui chiedere sostegno.

Restando sempre a disposizione per ulteriori confronti, Le porgo i miei migliori auguri.