Problemi di coppia

Ricerca della serenità emotiva, problemi sentimentali

Anonymous

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Ciao a tutti, volevo raccontarvi la mia esperienza. Ho 34 anni e sono stato fidanzato più di 5 anni con una ragazza. Fidanzati, non conviventi, abitiamo a poco meno di 50 km di distanza.
La svolta accadde circa 2 anni fa quando arriva per lei la chiamata di un impiego a tempo determinato (1 anno) a circa 1000 km di distanza. Premetto che lavorativamente era un'occasione importante per lei, sebbene esperienza a termine, ad ogni modo non mi sono mai opposto a nulla. Insomma comincia il rapporto a distanza, la sua vita cambia in meglio, l'esperienza è positiva, la retribuzione è degna (finalmente) degli studi fatti ed il contesto sociale è ottimo. Insomma un impatto fenomenale. Da qui cominciano gli inviti a farmi andare lì, a trovare lavoro lì. Da premettere che avevo ed ho un impiego stabile, contrattualmente parlando, mentre per lei si trattava pur sempre di un'esperienza a termine. Insomma la distanza va gestita e bisogna essere bravi, logora e l’ho imparato, distrugge e mi ha distrutto. Conversazione ripetitive, litigate frequenti, una gelosia sua importante, a tratti paranoica, verso di me che comunque ho sempre mantenuto un comportamento fedele. Comincia quindi la fase peggiore, ovvero lei sottolinea più volte la mancanza di attenzioni da parte mia nei suoi confronti e non l’incapacità a farla sentire importante.
Io non ho una grande esperienza sentimentale, questa era la mia storia più duratura sostanzialmente, quindi cause, sensazioni e conseguenze postume hanno riportato su di me effetti decisamente nuovi. Resto dell’ideale che ogni cosa è mossa dalla sincerità e certe cose vanno sentite e non richieste.
Tornando al discorso, ci tengo a sottolineare che il mio impiego mi tiene molto/troppo impegnato in maniera particolare in quel periodo. Da una parte, quindi, lei che viveva un'esperienza idilliaca nel nuovo contesto, dall'altra io che facevo la mia vita, stressato per via del periodo lavorativo intenso. Fu un precipitare di tutto, argomenti, toni fino alla rottura consensuale avvenuta telefonicamente.
Dopo mesi poi ci siamo rivisti e inizialmente lei era serena, rilassata, stava bene, quell'esperienza lavorativa era terminata. Al che, mi fece una confessione, poco dopo che ci lasciammo è stata fisicamente con un'altra persona. Mi ha confessato che questa persona è stata capace di colmare il vuoto di attenzioni creato da me.
Ero al corrente che ricevesse attenzioni, ma sapevo che tali non erano ricambiate e per me il discorso non aveva altra valenza. Ammetto che non mi aspettavo fosse capace di una cosa del genere, nonostante che il fatto è avvenuto postumo alla rottura. Da allora, sono trascorsi circa 2 anni, ci sentiamo, ci siamo anche visti e viviamo in un limbo, con questo rapporto che lei vuole fare ripartire, ma che a me lascia titubante. Una parte di me è bloccata, sa che ha sofferto per le cose dette e per i trattamenti subiti e non vuole rivivere quelle paure. Sento che non sono lucido, non ho la convinzione di fare nulla, non trovo basi solide per ripartire, magari dovute a tutto quel che è stato, alla distanza e ad alcune riflessioni che mi sono posto, ovvero la valorizzazione di me stesso, concetto che probabilmente durante il legame di coppia avevo smarrito.
Indubbiamente tengo a lei come persona, le voglio bene, ci mancherebbe. Avverto un blocco anche fisico in tutta onestà e l'ultima donna con cui sono uscito è stata lei, salvo conoscenze sporadiche, ma prive di continuità.
Nessuno dei due ha il coraggio di chiudere il libro, di usare toni forti, forse perchè viviamo la pandemia e non siamo capaci di rifarci una vita? Io non ho saputo farlo allora e non riesco oggi, mi manca l’essere drastico, essere deciso, lo ammetto è forse un mio limite.

Quest’anno infatti è ripartita per una nuova distanza, per poco meno di 2 anni. Con il trascorrere del tempo ci siamo visti sempre meno, non me la sentivo perchè so dentro di me che non sono incontri risolutivi e non voglio sentire pressioni. Mi viene anche da pensare che magari c’è un mondo sentimentale che potrebbe soddisfare appieno le mie esigenze sentimentali, una persona che possa consentirmi di essere sempre me stesso. La mente è una sfoglia e talvolta è più facile guardare al passato piuttosto che al futuro, forse perchè l’ignoto non appare roseo o perchè tale è appunto anonimo. Il mio umore nel tempo è sicuramente migliorato, dopo un anno in cui sono stato veramente male, pervaso da tristezza e con diversi disturbi psico-fisici, lo stomaco per lo più. Quando termino la mia giornata lavorativa e mi capita di pensare, sono assalito da momenti di tristezza che riesco a sanare soltanto provando a distrarmi. Ho 34 anni e forse dovrei imparare a reagire meglio alle difficoltà della vita.
Vi ringrazio in anticipo per il tempo dedicatomi. Scusate la prolissità.

1 risposta degli esperti pubblicate per questa domanda

Ciao,


volevo innanzitutto sottolineare la tua importante dote riflessiva ed introspettiva che intravedo tra le righe di tutto il discorso da te fatto rispetto alla tua storia con questa ragazza. E rispetto a te come persona.


Se ho capito bene, ti piacerebbe avere un consiglio, un suggerimento, un aiuto per comprendere meglio come comportarti in tale situazione, se troncare del tutto questa sorta di limbo che avete creato o dargli una possibilità. Ritengo che, spesso, queste situazioni di empasse siano utili per prendere tempo e magari anche per ri-organizzarsi rispetto ad una vita che, in conseguenza a scelte importanti, cambia sicuramente. 


Ho il sentore che una parte di te già sappia cosa in realtà vuole ed una parte più spaventata che invece si aggrappa a cose, situazioni, persone forse poco soddisfacenti, ma sicure, note. Conosciute. Forse ti può essere utile chiederti cosa ti impedisce di prendere una decisione definitiva. Cosa temi? Dietro ad un dubbio che sembra inestricabile, spesso vi si cela un'emozione di paura. E molto spesso, dietro la paura si nasconde un desiderio. Magari mai espresso neanche a sé stessi.


Piuttosto che valutare il tuo comportamento, definendolo giusto o sbagliato, appropriato o meno rispetto alla situazione e/o alla tua età, cosa che può ulteriormente renderti difficile prendere una scelta (perché, sappilo, non esistono scelte giuste o sbagliate, ma le scelte sentite in quel preciso momento), cerca di capire qual è la tua paura. Ma, soprattutto, qual è il desiderio che si nasconde dietro di essa.


Il linguaggio delle emozioni è molto più autentico e vicino a noi di quello delle idee e dei pensieri. Ascoltati senza giudizio, e se emergono sensi di colpa chiediti verso chi o cosa nella tua vita ( rappresentata da lei) ti senti responsabile. Ogni emozione, ripeto, è un'informazione preziosa. 


Solo in esse puoi trovare la tua strada. 

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