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Il corpo che parla:
Nella cultura occidentale esiste una scissione tra mente e corpo, come se il vissuto corporeo non avesse nulla a che vedere con il vissuto mentale. Le discipline meditative orientali centrate sulla corporeità ipotizzano invece un corpo e una mente strettamente interconnessi al punto che l’uno e l’altra non sono che due espressioni diverse dello stesso organismo. Lo studio della mente, l'interesse per i suoi processi porta inevitabilmente al corpo così come lo studio di un senso (ad esempio la vista) non può prescindere dagli altri sensi.

Anche altre discipline, più tradizionali, iniziano a comprendere che il corpo e la psiche di un individuo devono essere concepiti come parti di un sistema somato-psichico in cui la totalità dell’organismo integra aspetti fisici e biologici con aspetti profondi di tipo emotivo e intrapsichico.
Polarizzare queste componenti non rende ragione ne alla terapia strettamente mentalistica e psicologica ne alle scienze mediche prettamente somatiche. Ogni disciplina miope a questa visione olistica appare drasticamente amputata e limitata se non apre lo sguardo alla realtà bio-psichica dell’organismo.
J.I.Kepner ritiene che spesso i sintomi somatici, le tensioni muscolari e alcuni movimenti e posture ormai divenuti abituali, siano l’espressione di una resistenza psichica: integrare il lavoro corporeo con la consapevolezza psichica è l’unica via per rendere il soggetto libero dalla “gabbia fisica” che lo blocca e lo limita nel suo essere nel mondo con dolori fisici, tensioni muscolari e sintomi di vario genere.
E’ infatti attraverso il nostro corpo e il movimento che entriamo in contatto con l’ambiente, che entriamo in relazione con gli altri e che ci permettiamo di esprimere le nostre emozioni. Lo stesso termine emozione deriva dal latino e-movere (muovere fuori), ne deriva che per poter esprimere un sentimento, un’emozione, dobbiamo compiere un movimento dall’interno del nostro corpo verso il mondo esterno; ma, alle volte, per adeguarsi alle richieste implicite o esplicite dell’ambiente, siamo costretti a rinunciare all’espressione di alcuni sentimenti e con essi anche ai rispettivi movimenti.
E’ qui che nasce l’atto bloccato, inespresso che trova posto solo in una struttura corporea fissata e in abitudini posturali spesso impenetrabili da un trattamento puramente psicologico o puramente fisico. Noi conserviamo in larga misura l’esistenza degli aspetti rinnegati del Sé attraverso il legame che essi hanno con le funzioni ed i processi del nostro corpo.
Ci sono contrazioni antiche, oppure indotte da particolari posture o da esperienze traumatiche o cronicizzate, che sembrano addirittura opporsi alla parola, alla consapevolezza mentale, quasi a ribadire una richiesta di qualcosa d'altro: la dimensione corporea e quella mentale si rispecchiano e risuonano costantemente l'una nell'altra anche quando sembra proprio il contrario.
Così come le discipline ad approccio intrapsichico (psicologia, psicoterapia, psicanalisi…) devono ricordare sempre che il paziente che hanno difronte è prima di tutto un organismo con un corpo su cui sono “disegnati, scolpiti” sentimenti ed emozioni profonde ed inespresse, allo stesso modo coloro che lavorano con il corpo di una persona da un punto di vista fisico (medici ma anche allenatori sportivi, massaggiatori, estetisti ed altre figure professionali operanti nel benessere psicofisico) non possono ignorare che il corpo stesso è custode di contenuti psichici ed emotivi.

La comunicazione non verbale
Ogni persona comunica attraverso la parola ma sarebbe riduttivo sostenere che ogni messaggio e comunicazione passa inevitabilmente attraverso il codice verbale. Esiste una comunicazione molto più sottile ma incisiva che si esprime attraverso il codice non verbale o paraverbale: parliamo dei gesti, la postura, l'espressione facciale, il tono della voce. Il codice non verbale è molto più diretto ed efficace di quanto non pensiamo al punto che è in grado di superare la forza della parola. Dove impariamo a comunicare con il corpo? A scuola certo non viene data alcuna importanza all'insegnamento e all'affinamento di questa forma comunicativa e questo è un gran peccato se non addirittura un limite in quanto probabilmente nel senso comune non è ancora così chiara la potenza del linguaggio corporeo: consapevoli o meno di questo strumento comunicativo lo usiamo costantemente in tutti gli istanti.

Il linguaggio non verbale è arcaico, trova origine nella più antica forma di accudimento che il soggetto ha ricevuto nella sua infanzia: il corpo è depositario di una memoria lontana, arcaica. Il neonato ha una propensione innata alla relazione e già dai primi giorni di vita crea un interazione profonda con la madre: il dialogo madre/figlio in quest’epoca non passa attraverso il tradizionale codice verbale ma attraverso messaggi non verbali che derivano da precisi stati affettivi: il contatto fisico, gli sguardi, il sorriso, gli odori.

Il nostro corpo è la prima fonte di comunicazione di cui abbiamo esperienza ed è impensabile credere che quando impariamo a parlare (sviluppo del Sé narrativo secondo D.Stern) la forma di comunicazione corporea sparisca del tutto: crescendo impariamo a dimenticarci a poco a poco la ricchezza delle sensazioni fisiche nella loro componente emotiva, ma in realtà il nostro corpo continua a comunicare con gli altri (gesti, postura, battito cardiaco, contrazione muscolare…) e con noi stessi (spesso attraverso sintomi fisici).
Secondo Frank R. da un’osservazione ravvicinata dei movimenti e della postura dei bambini è possibile comprendere gli adulti che diventeranno. Simmetricamente, l’osservazione degli adulti nella loro postura e nei movimenti permette di aprire una finestra di consapevolezza ad uno sfondo emotivo inesplorato.

La pelle
Gli organi del corpo sono depositari di contenuti emotivi: tra di essi la pelle è un organo particolarmente speciale.
Essa, tra i vari compiti che riveste, svolge due importanti funzioni:

  • Delimita il corpo e lo separa dall’esterno, dall’ambiente.
  • Contiene, custodisce il corpo stesso e funge da garante dell’integrità psico-fisica dell’organismo.


Ma spesso ci si dimentica di un'altra funzione importante che ha la pelle: essa non solo separa dall’ambiente esterno e contiene il corpo dell’individuo ma, soprattutto, è organo di COMUNICAZIONE, organo di CONTATTO con l’ambiente esterno. Attraverso la pelle noi entriamo in contatto col mondo.

Nulla è più speciale e profondo del contatto pelle a pelle. Attraverso un semplice tocco entriamo in contatto con un mondo colmo di emozioni, vissuti, esperienze, sentimenti che non è la semplice somma dei due soggetti che si toccano ma è qualcosa di completamente nuovo e unico, è la cocreazione di un luogo in cui co-esistono e trovano senso i contenuti emotivi di entrambi siano essi genitore-figlio, uomo-donna, o altro.

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