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L’ascolto dall’altro nasce prima di tutto da un ascolto di noi stessi, chi non sa concedersi facili intervalli dove emergono bisogni ed esigenze nascoste non è in grado di fare lo stesso con gli altri.

Ci sono diversi tipi di ascolto?

Abbiamo l’ascolto passivo che è fatto da una presenza passiva all’interno della comunicazione, guardare ma non interagire con l’altro, senza nessun feedback ed è una comunicazione che non ha lunga durata visto che è quasi unilaterale.

L’ascolto debole, avviene quando c’è uno scarso interesse per il messaggio o per l’interlocutore, dove le interazioni che avvengono sono minime o stereotipate, come “Eh già”, “Giusto”, “Infatti”.

L’ascolto aggressivo, avviene quando c’è un tono della risposta seccato e imperioso. come ad esempio: “Ciao Anna, come stai” risposta: “Bene, dimmi!”

L’ascolto attivo avviene quando c’è partecipazione, non c’è noia ma vi è una piena partecipazione e gratificazione.

L’ascolto empatico avviene quando l’ascoltatore è desideroso di comprendere, si mette in contatto con l’altro, è una comprensione che va oltre al verbale,  si tratta di una relazione privilegiata che va oltre alle barriere dei limiti personali, come se ci fosse una rinuncia a sé mettendo la propria persona a disposizione dell’altro.  E’ il tipo di ascolto che agisce lo psicologo.

Il livello di ascolto negli anni è diminuito?

Il bombardamento di stimolazioni che abbiamo quotidianamente porta il cervello a difendersi con la desensibilizzazione alla propria recettività. La dimostrazione può essere data dalla pubblicità durante un programma televisivo che arriva con l’aumento del volume, questo per togliere la sensibilizzazione all’ascoltatore rispetto a quello che sta seguendo in quel momento, creare un’interruzione sensoriale per darne una nuova. Per aumentare l’attenzione è necessario  trovare uno stimolo esterno e motivante tale da selezionare e scegliere l’oggetto o la persona a cui dare attenzione.

Che genere di modificazioni si attivano nel nostro corpo durante l’ascolto?

Ascoltare con molta attenzione produce rallentamento della respirazione, aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, c’è una dilatazione delle pupille, per mantenere la calma serve una respirazione diaframmatica, questa respirazione ha un effetto calmante e da un maggiore quantitativo di ossigeno al corpo.

Nell’ascolto anche la vista alla sua importanza, l’uso associato della vista dell’udito ha un impatto mentale più efficace, guardare oltre che ascoltare significa avere più stimoli, più informazioni di conseguenza comprendere meglio ed essere meno distratti e può  ridurre la fatica dall’ascolto.

Ascoltare bene è una predisposizione innata?

Ascoltare non è dato da una caratteristica innata e non è neanche dato da un’improvvisazione, si tratta invece di un atteggiamento consapevole, responsabile all’interno di uno scambio tra emittente e ricevente e dove il ricevente è colui che è coinvolto in pieno nell’interazione. Saper ascoltare richiede una calma interiore e un potere ricettivo che accompagnati dalla nostra consapevolezza ci permettono di interagire con gli altri. Parlare di ascolto significa dare attenzione, implica la nostra volontà e capacità cognitiva di dedicare uno spazio a qualcosa o a qualcuno e quindi dirigersi verso l’altro.

Il risultato consapevole di una decisione responsabile che mira ad una comunicazione produttiva porta all’ascolto.

 

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