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Il DSM IV (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) definisce il gioco d’azzardo come “un comportamento persistente, ricorrente e mal adattivo, tale da compromettere le attività personali, familiari o lavorative”.
Nonostante il gioco sia sempre stato un’attività fondamentale nel processo di crescita e di socializzazione di una persona, in alcuni casi può determinare una grave compromissione della vita. In queste circostanze il gioco diventa uno strumento per fuggire e neutralizzare le difficoltà della propria vita quotidiana.
Numerosi sono stati gli studiosi che si sono interessati a questo fenomeno.
Gli psicanalisti sostengono che la dipendenza dal gioco d’azzardo, sia un sintomo che si manifesta in età adulta, a causa di disagi psichici, vissuti nelle prime fasi dello sviluppo di un individuo. Freud ha definito questa attività come una forma di autopunizione ed una trasformazione simbolica del bisogno infantile di masturbarsi. In sintesi, il bisogno di perdere di un giocatore,  è determinato da un desiderio inconscio di espiazione dei propri sensi di colpa, innescati dal complesso di Edipo. Le emozioni vissute durante una perdita, aiutano il giocatore ad alleggerire e bilanciare il senso di colpa per aver desiderato di uccidere il proprio padre. Secondo il padre della psicanalisi, una persona prova una sorta di sollievo masochistico nel gioco d’azzardo. Questa forma di masochismo inconscio spingerebbe un giocatore a scommettere ingenti somme di denaro.
Lo psicoanalista Bergler, che si è occupato maggiormente dell’analisi di pazienti dipendenti dal gioco d’azzardo e che è stato grande sostenitore della presenza di una forte componente masochistica in un  giocatore d’azzardo, ci ha insegnato che l’inclinazione all’umiliazione, alla sconfitta e al rifiuto di questi soggetti, si determina durante i primi stadi dello sviluppo. L’ipotesi è che questi giocatori, da bambini, abbiano provato emozioni di rabbia e aggressività di fronte alle punizioni dei propri genitori. Successivamente queste emozioni, dirette ai genitori, essendo troppi forti per la propria coscienza (senso di colpa), sarebbero state rivolte verso se stessi. L’effetto di questo meccanismo difensivo è stato la trasformazione del dolore, della colpa e della punizione, in sentimenti piacevoli. Bergler ha ipotizzato che questo meccanismo di trarre piacere dalla punizione, appreso in età infantile, venga mantenuto in età adulta. Lo psicanalista Rosenthal ha diagnosticato nei giocatori d’azzardo un disturbo narcisistico di personalità. L’ipotesi è che lo sfidare continuamente la sorte, sia un modo per dimostrare a se stessi il proprio valore, creando nei soggetti l’illusione di onnipotenza. Lo studioso era convinto che l’attrazione verso l’imprevedibilità del risultato, l’alterazione della percezione della routine e l’idea di poter predire qualche evento futuro, avrebbero dato al giocatore la sensazione di poter controllare la realtà. E’ come se questi individui giocassero a controllare l’incontrollabile. Questo meccanismo tende ad innescarsi  quando è presente un senso di debolezza, di sopraffazione della realtà, di disgregazione familiare e di incertezza circa il futuro economico.
Gli psicologi di orientamento comportamentista spiegano la coazione al gioco, attraverso il modello stimolo-risposta. Se un comportamento è mantenuto da stimoli di rinforzo, vuol dire che lo stimolo “vincita” può rinforzare  la risposta “gioco”. I comportamentisti spiegano che i momenti più belli, per un giocatore, sono quelli della  puntata e dell’attesa del risultato. In questi casi il rinforzo potrebbe essere sia il denaro, che lo stato di eccitazione. Questo spiegherebbe la tendenza di un giocatore d’azzardo a fare più puntate contemporaneamente. Gli studiosi appartenenti al modello sistemico relazionale si sono interessati alla reazione di una famiglia di fronte alla scoperta che un proprio componente sia un dipendente patologico. Sembrerebbe che i membri della famiglia, in un primo momento, siano all’oscuro di tutto, ovvero che nessuno di loro si sia accorto degli stati d’animo relativi all’eccitazione, alle vincite e alle perdite del proprio caro. I sistemici suppongono che tale meccanismo serva a mantenere nella famiglia un vantaggio secondario del sintomo, essendo funzionale all’interno del sistema. Tendenzialmente, nel momento in cui viene scoperta la sua dipendenza patologica dal gioco, un familiare manifesta rabbia, sia verso il proprio caro, che li ha ingannati e probabilmente portati alla rovina, sia verso chi è ritenuto responsabile del disastro. Successivamente la famiglia può mostrare vergogna verso parenti, vicini, amici, colleghi, etc.. In alcuni casi i familiari si ritirano  nelle mura domestiche, per evitare di dover raccontare agli altri la propria situazione e le conseguenze economiche vissute.
Cancrini, psichiatra e psicoterapeuta, ha sottolineato che lo stato di euforia e di eccitazione derivante dal gioco, è paragonabile a quello indotto dalla cocaina e dalle altre droghe. A tal proposito, gli psicologi hanno osservato che il giocatore d’azzardo presenta comportamenti simili a quelli di un tossicodipendente, come ad es. la crisi d’astinenza; la progressiva perdita delle figure significative della propria vita e del lavoro; l’incapacità a resistere all’impulso del gioco; l’attribuzione delle colpe della propria condizione agli altri, in modo da deresponsabilizzare se stesso; il gioco come unico mezzo per alleviare il proprio malessere; la diagnosi di disturbo dell’umore e di disturbo borderline di personalità. Solitamente chi è dipendente dal gioco d’azzardo, è anche dipendente dalle droghe e dall’alcool.
Gli psicologi hanno messo in evidenza la differenza tra maschi e femmine, in questa patologia. Le donne giocano per alleviare sensazioni spiacevoli, mentre gli uomini giocano per provare lo stato di eccitazione, derivante dal gioco stesso. Le donne sembrerebbero più a rischio degli uomini, a causa della rapidità della progressione di questa tipologia di dipendenza, ma pare che siano anche quelle più propense a chiedere aiuto. Ipotetici fattori scatenanti di questa patologia, per entrambi i sessi, sono: la perdita o la separazione dei genitori, il divorzio, l’iniziazione al gioco in età adolescenziale, la presenza di un familiare con attitudine al gioco, le amicizie con altri giocatori, la tendenza a ricercare il rischio e il brivido per alleviare il senso di noia della vita quotidiana, etc..
L’illusione di controllo e il pensiero magico sono un terreno fertile per questa patologia. Ad esempio le vincite (evento positivo) sono apprese più rapidamente e mantenute più a lungo in memoria, rispetto alla perdita (evento negativo). Un altro caso potrebbe essere quello del giocatore che, dopo una serie di sconfitte o quando la slot machine non paga da diverso tempo, si illude e si convince di essere prossimo alla vittoria.
Le fasi che caratterizzano la carriera di un giocatore sono: la fase vincente, caratterizzata dal gioco occasionale con amici e familiari. Il gioco in questo stadio è soltanto un momento ludico. In questa fase, che dura dai tre ai cinque anni, si  registrano più vincite che perdite. Nel momento in cui una persona sperimenta una grossa vincita, sviluppa dentro di sé l’illusione di essere un giocatore esperto e capace. La fase del perdente che ha una durata di oltre cinque anni. I giocatori perdenti giustificano le proprie sconfitte con la sfortuna e rimangono costantemente in attesa di una vincita. Il giocatore si accanisce sempre di più a questa attività, perché desidera recuperare il denaro perso. Inizia a chiedere soldi all’esterno, fino ad indebitarsi pesantemente. La fase della disperazione, in cui una persona perde totalmente il controllo, fino a diventare esaurita, sia dal punto di vista psicologico che fisico. In questo stadio un individuo può commettere azioni illegali per procurarsi il denaro. Un giocatore inizia a credere che le uniche vie di uscita, da questa dipendenza patologica, siano: la fuga, la carcerazione, il suicidio e la richiesta di aiuto. La fase della perdita della speranza, è il momento in cui si osservano i divorzi o problemi con la giustizia. Il giocatore è ad alto rischio di suicidio.
Le modalità di intervento e trattamento per un individuo con diagnosi di gioco d’azzardo patologico sono molteplici. La terapia individuale, di gruppo, familiare ed ambientale (programmi terapeutici comunitari), risulterebbero particolarmente efficaci. L’obiettivo è quello di aiutarlo sia ad uscire da questa situazione drammatica, attraverso una presa di coscienza del problema e un lavoro motivazionale indirizzato al cambiamento, sia di assisterlo nel lavoro d’innalzamento del livello di autostima, in modo da fargli acquisire strategie funzionali per affrontare conflitti, problemi, sofferenze e per riparare i danni economici ed affettivi, procurati alla famiglia e a se stesso.
La prevenzione è un'altra area d’intervento, necessaria se si vuole contrastare questo fenomeno che, attraverso l’introduzione di nuovi giochi, quali il bingo, le slot machine, i giochi d’azzardo online, etc., si sta diffondendo sempre di più. Lo scopo della prevenzione è quello di informare le persone sui rischi del gioco e sulla possibilità di aiuto. La prevenzione dovrebbe  essere fatta anche all’interno delle scuole, visto che gli adolescenti, secondo le statistiche, risultano essere maggiormente a rischio d’insorgenza di questa forma di dipendenza patologica.

 

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