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Una nuova capacità: l'uso responsabile di internet

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Sempre più emerge la necessità di apprendere una nuova competenza, quella di utilizzare il web senza imbattersi nei pericoli che la Rete può nascondere, centrando l’attenzione sull’importanza di un uso responsabile e sicuro di internet, soprattutto da parte dei minori. I tempi corrono e la società sta cambiando in fretta: i quotidiani hanno annunciato che la scuola pubblicherà le pagelle on-line, come avverrà in Gran Bretagna entro il 2010, per permettere ai genitori di seguire con costanza l'andamento scolastico dei figli, per rendere piu' agevoli le comunicazioni, ma anche per eliminare la troppa carta sprecata ogni anno.

Una novita' che potrebbe comportare un notevole risparmio per le scuole e un’idea che in decine di istituti italiani e' realta': dal 2006 nei plessi scolastici del Bel Paese c'e' stato un vero e proprio boom di servizi interattivi, grazie anche alla diffusione della banda larga. In molte scuole assenze, presenze, voti di interrogazioni e scrutini sono riversati in Rete.
Paradossalmente però, a oggi, proprio in Italia il 30% di famiglie con minorenni non ha un PC e solo 39,2% dei 45-54enni usa la rete; oltre il 40% non accede ad Internet da casa. I dati diffusi nel 2008 dall'Istat parlano chiaro. I nuclei con almeno un componente tra i 16 ed i 64 anni che hanno un accesso ad Internet da casa sono solo il 43%.

L'Italia si piazza, cosi', al diciottesimo posto in Europa. Le cose vanno meglio soltanto nelle famiglie con almeno un minorenne.
In ogni caso è in notevole aumento la quantità di giovani utenti, ma ancor più la quantità di tempo dedicata ad Internet; molto di esso viene trascorso in chat, ambiente caratterizzato da una comunicazione peculiare e da alcuni connotati "ansiogeni": un certo timore dell'abbandono è generato dalla paura di annoiare il proprio interlocutore che, per questo, potrebbe chiudere il collegamento. Ciò induce spesso ad essere "disponibili" per piacere (o non dis-piacere).

Ma accontentare - in chat - significa essenzialmente rispondere alle domande. L'attesa della stringa di risposta può generare tensione. Ci si chiede cosa stia facendo il proprio interlocutore. Se è annoiato; se è caduto (il collegamento); se parla contemporaneamente con altre persone. Per avere l’esclusiva si da il massimo . E dare il massimo in chat - significa intrigare, esser tivi. La chat, fintanto che non si utilizzano accessori come la web cam, non consente la vista dell'interlocutore. Questa limitazione, talora voluta, anzichè diminuirne l'importanza, può portare ad una ipervalutazione dell'aspetto fisico e al rito della descrizione reciproca. Ma descriversi significa innanzi tutto farlo a se stessi e non tutti (in particolare i giovanissimi) sono in armonia con il proprio aspetto fisico. La descrizione spesso non è il come sono, ma il come vorrei essere, con la conseguenza che la consapevolezza di mentire è fonte di frustrazione e di diminuzione dell'autostima.
La comunicazione in chat è anche una comunicazione consolatoria: si viene capiti, ci si può sfogare e parlare dei propri problemi. Si trovano persone simpatiche che ti ascoltano e ti apprezzano; ci si sente un altro (o un'altra), generalmente migliore. La chat, per questo, può rappresentare un rifugio che protegge dalle difficoltà che si possono incontrare nelle relazioni reali.
I conflitti della vita di tutti i giorni trovano sfogo e compensazione nei rapporti in rete, tanto che il rischio è quello di operare una inversione reale/virtuale. Chi ha rapporti interpersonali insoddisfacenti nella vita reale, ma trova in chat riscatto, sicurezza, comprensione, tende facilmente a considerare quest’ultimo l'ambiente vero, mentre amici, io e realtà diventano una ipocrita rappresentazione di convenzioni e di ruoli vacui. Altro elemento degno di nota è la distorsione del tempo prodotta dalla chat.

La comunicazione in chat ha quale peculiarità straordinaria per una comunicazione scritta l’interattività, che la assimila alle forme di comunicazione verbale. Ciò porta istintivamente a confrontarla con esse e a considerare come unità di misura del tempo il volume di informazioni trasmesse e ricevute. Nonostante l'interattività, la chat è comunque più lenta di una comunicazione verbale, per cui alla fine di una conversazione in cui ci si sono scambiate tot informazioni, il tempo trascorso sarà maggiore di quanto sarebbe stato se la comunicazione fosse avvenuta a voce. Questo però viene percepito dopo, quando si controlla l'orologio e si vede che si è stati in chat molto più tempo di quanto non ci si era prefissi. In conclusione, la comunicazione in chat è una comunicazione con potenzialità seduttive e, con caratteristiche facilitanti l’avvio di stati di "dipendenza". Negli Stati Uniti, dove Internet è un fenomeno di massa da molti più anni, esistono centri di recupero per internet-dipendenti e chat-dipendenti in cui si adottano tecniche di disintossicazione concettualmente analoghe a quelle utilizzate per interrompere la dipendenza da sostanze. Esiste dunque un reale rischio di essere “presi nella rete”, ma anche di confondere la comunicazione in chat con la comunicazione interpersonale tout court, con la conseguenza che l'una può tendere a sostituire o prendere spazio all'altra. In più, per un bambino o un adolescente c'è il rischio di essere coinvolto in incontri rischiosi per la propria incolumità.

Secondo gli ultimi dati della indagine della Società italiana di Pediatria non c'è molto da essere allegri sulle abitudini dei ragazzi riguardo l’utilizzo di Internet: chi può accedervi da casa naviga essenzialmente la sera (71%) e da solo (71,4%). Inoltre, è aumentata la visione delle chat line come strumento per trovare nuovi amici; la disponibilità a chattare con chi capita e non solo con coetanei ; la voglia di incontrare le persone conosciute in chat. La familiarità crescente con lo strumento porta ad abbassare le difese e quindi ad aumentare i comportamenti a rischio.

L'elenco che segue, in parte ricavato dagli ampi studi effettuati sull'argomento da Kimberly S. Young, può essere un'utile check list per i genitori. Si tratta di segni la cui manifestazione è riconducibile a una “intossicazione” o dipendenza dalla rete:

  • Stanchezza (perdita di sonno).
  • Difficoltà ad alzarsi la mattina.
  • Calo del rendimento scolastico.
  • Modificazione nelle abitudini di vita.
  • Lento, ma progressivo allontanamento dagli amici.
  • Abbandono progressivo di altre forme di intrattenimento (TV, letture, gioco...).
  • Irascibilità.
  • Disobbedienza e ribellione.
  • Stato di benessere apparente e di serenità quando è al PC.
  • La Società Italiana di Pediatria ha emanato consigli rivolti ai giovani “cibernauti”.


Si raccomanda in sostanza di esser diffidente verso che si dimostra eccessivamente curioso, di confrontarsi con adulti di fiducia come i genitori o gli insegnanti in caso di situazioni che creano disagio; di informarli se si ha deciso di incontrare qualcuno conosciuto in rete; di non entrare in siti “a pagamento” che richiedono il numero di una carta di credito o nome/indirizzo e-mail e, infine di non accedere a siti vietati ai minori. Da focus group condotti in scuole medie su Internet e chat, alla richiesta di definire Internet la maggior parte dei ragazzi diceva: Internet è comunicare. I ragazzi cercano di soddisfare, in chat come dovunque, la loro voglia forte, istintiva, di entrare in relazione con gli altri.
E vogliono comunicare anche con gli adulti. Allora, non lasciamoli soli.

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