La teoria polivagale: una chiave di lettura neurofisiologica delle relazioni e delle emozioni

Secondo Porges, il sistema nervoso autonomo non funziona come un semplice interruttore acceso/spento, ma come un sistema gerarchico evolutivo, organizzato in tre circuiti principali, sviluppatisi in momenti diversi dell’evoluzione. Questi circuiti regolano il nostro modo di rispondere all’ambiente, in particolare alle situazioni percepite come sicure o minacciose. Il sistema vagale ventrale (sicurezza e connessione): è il sistema più recente dal punto di vista evolutivo ed è mediato dal nervo vago ventrale. Si attiva quando l’individuo percepisce sicurezza. Caratteristiche principali: favorisce la regolazione emotiva; sostiene le relazioni sociali; permette empatia, comunicazione, cooperazione; è associato a uno stato di calma vigile. In questo stato la persona è presente a sé stessa e agli altri, capace di pensiero flessibile e di apprendimento.

Il sistema simpatico (mobilizzazione: attacco o fuga): è il sistema responsabile della risposta di attivazione di fronte a una minaccia percepita. Caratteristiche principali: aumento della frequenza cardiaca; tensione muscolare; iperattivazione emotiva (ansia, rabbia, paura); orientamento all’azione. Questo sistema è adattivo nel breve periodo, ma se cronicamente attivo può portare a stress, disregolazione emotiva e disturbi psicosomatici. Il sistema vagale dorsale (immobilizzazione e collasso): è il sistema più antico dal punto di vista evolutivo ed entra in funzione quando la minaccia è percepita come schiacciante e inevitabile. Caratteristiche principali: rallentamento fisiologico; senso di distacco o intorpidimento; chiusura emotiva; stati dissociativi. Questo stato è tipico delle esperienze traumatiche, soprattutto quando non è possibile né combattere né fuggire. Un concetto centrale della teoria polivagale è quello di neurocezione: il processo automatico e inconscio con cui il sistema nervoso valuta se una situazione è sicura, pericolosa o minacciosa. La neurocezione avviene al di sotto della consapevolezza e guida le nostre risposte corporee ed emotive prima ancora che intervenga il pensiero razionale. Questo spiega perché, in alcune situazioni, reagiamo con ansia, chiusura o iperattivazione anche quando razionalmente sappiamo di essere al sicuro. La teoria polivagale ha avuto un forte impatto nella comprensione del trauma psicologico. Le esperienze traumatiche, soprattutto se precoci o relazionali, possono: alterare la capacità di percepire sicurezza; rendere instabile l’accesso allo stato vagale ventrale; favorire risposte croniche di iperattivazione o collasso. Molti sintomi post-traumatici (iperarousal, dissociazione, difficoltà relazionali) possono essere letti come tentativi del sistema nervoso di proteggere l’individuo. In ambito clinico, la teoria polivagale invita a spostare l’attenzione dal “cosa non va” al “come il sistema nervoso cerca di sopravvivere”. Le principali implicazioni terapeutiche includono: centralità della regolazione corporea; importanza della relazione terapeutica come spazio di sicurezza; uso di interventi bottom-up (respiro, postura, ritmo, prosodia); gradualità nell’elaborazione del trauma. La sicurezza non è solo un concetto cognitivo, ma una esperienza fisiologica.

La teoria polivagale trova applicazione anche: nella scuola, per comprendere i comportamenti oppositivi o ritirati; nei contesti educativi, per promuovere ambienti regolanti; nel lavoro sociale, per leggere la devianza come risposta adattiva.

Un ambiente percepito come sicuro favorisce apprendimento, cooperazione e sviluppo emotivo. Pur essendo molto influente, la teoria polivagale è stata anche oggetto di dibattito scientifico. Alcuni studiosi ne criticano la semplificazione dei dati neuroanatomici o l’uso metaforico di alcuni concetti. Tuttavia, il suo valore euristico e clinico resta elevato, soprattutto come modello integrativo tra neuroscienze, psicologia e relazioni. La teoria polivagale offre una prospettiva potente e umanizzante sul funzionamento umano: i nostri comportamenti, anche quelli più problematici, possono essere letti come risposte adattive di un sistema nervoso in cerca di sicurezza. Comprendere il linguaggio del corpo e del sistema nervoso significa aprire nuove possibilità di cura, relazione e cambiamento.

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