Psicologia scolastica

Formazione Docente: Una proposta costruzionista per la scuola media italiana contemporanea.

07 Novembre 2012

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Introduzione

 

L'ambiente scolastico è complesso e nella sua complessità lavora diversi temi come, ad esempio, la metodologia d’insegnamento, le relazioni dei poteri istituzionali, la disciplina, la pedagogia, la didattica e molti altri. Tuttavia, vi è un tema nella scuola che potrebbe essere considerato trasversale a tutti gli altri che è quello della formazione docente poiché, qualsiasi eventuali innovazioni tecniche e metodologiche o organizzative che si realizzino, se gli insegnanti non corrispondessero a questi, gli sforzi risulterebbero inutili.

È già nota la differenza tra informazione e formazione nelle proposte dei corsi destinati ai docenti e molto è stato fatto per creare un corso di formazione/informazione sul posto di lavoro come un potenziale percorso di formazione/azione. Pur essendo molto interessante come proposta di formazione docente, non è il luogo di formazione da per se che può determinare i risultati in senso operativo bensì, secondo il nostro punto di riferimento costruzionista, la maniera come questa formazione-azione è costruita. Ossia, non è la conoscenza o il luogo della conoscenza che cambiano l’idea di una formazione docente differenziata, bensì il modo di costruire la conoscenza stessa.

La prospettiva di una prassi costruzionista per la formazione dei docenti nelle scuole medie è fondamentale per la produzione di una conoscenza che sia contestuale agli eventi stessi con la partecipazione di tutti gli attori della scuola: presidi, insegnanti, studenti, genitori, assistenti d’insegnamento, ecc. Un costrutto sociale che non riduca alle questioni delle ideologie educative spesso estranee alla realtà di incontro/scontro dei docenti e dicenti nel fare la scuola. Come avvertì Friedrich Nietzsche invitandoci a non ideologizzare i problemi ed avere una prospettiva basata sulla realtà: “fratelli vi scongiuro, rimanete fedeli alla terra” (NIETZSCHE, 1976, p.35).

È in questo contesto generale che i protagonisti della scuola nel day by day, come il preside, gli assistenti scolastici, i docenti, i genitori e i ragazzi stessi, debbono affrontare la costituzione identitaria personale e di rappresentazione collettiva per poter dare un significato al mondo che li circonda e anche all’idea di educazione e scuola. Tuttavia la complessità del vivere oggi non può diventare pretesto per le problematiche scolastiche come se tutto quello che avvenisse in educazione e all’interno degli istituti scolastici fosse esclusivamente responsabilità dei nostri tempi.

Capire il mondo che ci circonda, è fondamentale per non cadere in un anacronismo metodologico e di azione di nostalgia del passato soltanto perché non riusciamo a comprendere le nostre capacità di agire in un nuovo contesto. Senza fare l’apologia del presente, che ci sembra criticabile sotto tantissimi aspetti, e senza difendere il moderno o post-moderno, sarebbe interessante pensare alle possibilità di un’analisi del presente come risultante anche della nostra azione o mancanza di essa.

Ovvero, se il presente sembra difficile da comprendere, sarebbe auspicabile approfondire i meccanismi sociali che l’hanno prodotto, il perché della nascita di nuovi paradigmi: “Forse ai nostri giorni l'obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere” (FOUCAULT, 1994, p. 75).


Il costruzionismo sociale


La teoria del costruzionismo sociale si riferisce ad un movimento iniziato negli anni ‘80, per mezzo delle scienze umane e sociali, dove i principali espositori sono Gergen, Harré, Pearce, Shotter e altri. Si tratta di una teoria che può essere definita come una prospettiva di osservazione, analisi e azione sulla realtà che si basa su una visione socio-storica del mondo, negando qualsiasi essenza nei fenomeni sociali, rifiutando concetti universali, considerandoli risposte sempliciste alle problematiche complesse degli uomini in società. Ossia, non esiste un'essenza nei fatti umani poiché essi sono creati nei contesti delle loro interazioni.

Questo significa che i fenomeni sociali sono problematizzati “[...] ricercando le loro origini, i loro processi, gli effetti che generano, i loro beneficiari, ciò che comporta e il perché appare in determinati momenti e non in altri”. (IÑIGUEZ, 2004, p. 127) È un’epistemologia socio-storica contrastante con le interpretazioni provenienti da una visione del mondo a priori, che cercano la naturalizzazione dei fenomeni sociali, tramite il definire gli oggetti come qualcosa di compiuto.

Il costruzionismo sociale, legato storicamente al post-strutturalismo e alle concezioni postmoderne del mondo, è intrinsecamente associato all'auto-riflessione dei significati e dei sensi esistenti nei discorsi, siano questi complessi o semplici, scientifici o del quotidiano, dentro ad una realtà frammentata, diffusa e complessa. Una possibilità che va dal contesto al testo e non il contrario. Ovvero, la conoscenza del mondo non è il prodotto d’induzione, di costruzione e verifica empirica d’ipotesi, perché essa non può prescindere dalle osservazioni e per il costruzionismo non esiste osservazione neutra, è esperienza pura, che sia indipendente dal soggetto conoscente e dalla comunità culturale alla quale appartiene.

Costituisce il passaggio dall'epistemologia dell'esperienza/esperimento all'epistemologia sociale, dove i processi sociali sono prioritari su tutti gli altri aspetti della costruzione della conoscenza. È una visione sociologica dell'impresa scientifica: “il grado con cui una certa forma di comprensione prevale o viene sostenuta nel corso del tempo non dipende sostanzialmente dalla validità empirica della prospettiva in questione, ma dalle vicissitudini dei processi sociali”. (GERGEN, 1985, p. 266-275).

Occorre sottolineare che il costruzionismo sociale non dev'essere scambiato per il costruttivismo che, pur condividendo l’idea che sono le persone a costruire e a creare la realtà, si basano su presupposti teorici diversi. Se il costruttivismo ha i suoi fondamenti nelle caratteristiche biologiche e fisiologiche della percezione individuale, mettendo il focus sulla dimensione individuale, invece, il costruzionismo sociale ha i suoi fondamenti in una filosofia di comunità che pone al centro dell’attenzione il gruppo e l’interazione fra i membri del gruppo attraverso i processi quotidiani. Essa è cioè incentrata nei processi quotidiani, dove le persone parlano, interagiscono tramite le diverse modalità di comunicazione, percepiscono e sperimentano, non in base al loro ruolo, che è un termine che riconduce ancora all'idea di essenza, bensì in base alle loro posizioni nel mondo, cosa che offre margini alle multiple e paradossali situazioni quotidiane, oltre ad includere la capacità dinamica e trasformatrice che i soggetti detengono.

È attraverso l'attività simbolica che i soggetti descrivono, spiegano, riproducono, rielaborano ed entrano in contatto uno con gli altri, in un processo di conoscenza del mondo in cui vivono per mezzo di un'attività considerata come un discorso sociale di conoscenza epistemologico. La pratica discorsiva porta all’insieme delle pratiche significative prodotte nella materialità sociale, a partire dall’identità, in un sistema fondante di forze e controforze sociali”.

Ecco perché i discorsi non sono rappresentativi soltanto, bensì proiettivi nella costruzione sociale: Il linguaggio è essenzialmente un’attività condivisa, visto che tutte le attività umane si realizzano sulla base della comunità. Questo si produce nella relazione faccia a faccia, l’altro mi si presenta in un presente vissuto che entrambi condividiamo. Il risultato è l’intercambio continuo tra la mia espressività e la sua.

(BERGER e LUCKMANN, 1997, p. 42) Questo nuovo paradigma non è una creazione presa dal nulla, bensì una risposta alle condizioni che cambiano nel mondo contemporaneo, “[…] il costruzionismo sociale è una maniera per affrontare le circostanze in costante cambiamento in cui ci troviamo.”

(SCHNITMAN, 1996, p.182) In questo modo il costruzionismo focalizza la sua attenzione nei processi, difendendo la comprensione umana a partire dalla condizione relazionale e attento alle pratiche discorsive come base della costruzione del conoscere. Il mondo interno in questo caso non è un riflesso dei processi presenti alla psiche individuale, dal momento che è sviluppata nell'azione congiunta, “come processo sociale e linguistico nelle contingenze e attraverso la creatività dell'interazione umana poiché essa viene ad essere risultato e risultante delle relazioni sociali”

(SHOTTER, 1987, pp. 225-247). Nella prospettiva dell'ermeneutica del costruzionismo sociale, la conoscenza può essere concepita soltanto se si considera il contesto in cui viene prodotta, ossia, la conoscenza è costituita dentro al contesto e con i suoi protagonisti socialmente. La realtà dei soggetti si costituisce in una visione sistemica e dinamica, dove le dicotomie mondo interno/esterno e soggetto/oggetto sono abolite. L'essere umano, in quanto essere gregario, dev'essere pensato come costituito all'interno delle interazioni sociali, che sono il luogo centrale dell'azione e dell'interpretazione del mondo circostante.

Infatti, è attraverso l'interazione che gli individui possono trasformare i loro significati soggettivi in oggettivi, dando significato alla realtà e a processi costituenti. Esaminiamo ora alcuni concetti chiave della teoria del costruzionismo sociale, che sono anche i motivi centrali dello sviluppo della nostra tesi.

Un primo concetto chiave è quello dell'idea di “costrutto”, ovvero l'idea che siamo noi a costruire la realtà in modo prammatico nella vita quotidiana e che la nostra conoscenza non è un riflesso oggettivo della realtà che ci circonda bensì una invenzione che coglie i nostri vissuti, le percezioni e i pensieri. Un secondo concetto è quello dell'idea di “sociale" che stabilisce il luogo dove il costrutto opera, cioè tramite le interazioni sociali tra noi e gli altri dove le rappresentazioni possono essere condivise e ci permettono d'essere gruppo dentro la nostra storia e cultura allorché la nostra conoscenza avviene in modo di contrattazione di significati dinamici e locali all'interno di un dato contesto e momento.

Un terzo concetto è quello del “linguaggio” poiché se le nostre conoscenze sono il risultato delle trattative, messe in gioco tramite l'interazione, allora il linguaggio è “la condizione stessa del nostro pensiero, nello stesso tempo in cui è un mezzo per rappresentare la realtà”

(IBAÑEZ, 1994, p.46). Esso però non può essere confuso con il concetto di discorso. Essendo il linguaggio, un notevole mezzo di espressione dei contenuti significativi dei soggetti, ci offre la possibilità di comprendere anche i circoli di interazione. Il discorso passa ad essere inteso come l'insieme linguistico che stimola e sostiene le relazioni sociali e diventa “uno degli strumenti fondamentali per il costruire insieme nuove prospettive di intercambio con il linguaggio, dove le manifestazioni di potere e conoscenza si manifestano”

(FOUCAULT, 1977, p.32), il linguaggio diviene un fattore cruciale in tale processo poiché gli attribuiamo un significato attraverso le parole che usiamo per descrive gli eventi che diventano, oltre che rappresentazioni, anche fattori di progettazione, ovvero spiegano e producono. In sintesi, il costruzionismo sociale focalizza l’attenzione sulla creazione di significati, sull’esistenza, nei suoi approfondimenti e sulla posizione del significato condiviso. Gergen, un esponente importante del costruzionismo sociale, ha così sintetizzato: “è lo scambio tra gli uomini che costruisce la capacità di dare significato al linguaggio, e questo deve essere considerato il nodo cruciale della questione” (GERGEN, 1994, p. 264), dove non esiste realtà oggettiva, indipendente da coloro che la conoscono, in attesa di essere scoperta da un osservatore esterno e neutrale. L'impresa della conoscenza, del sapere, del saper fare e del saper essere, è frutto di una costruzione condivisa da diversi soggetti.

L’uomo non va messo dinanzi al mondo ma nel mondo. Conclusioni Nel nostro lavoro sulla formazione docente nella scuola media in una prospettiva costruzionista, l'ottica euristica, dal greco ευρίσκω, letteralmente "scopro" o "trovo", è questione centrale, dove le conoscenze altrui fanno parte del processo della costruzione di un percorso e quindi vengono anch’esse collocate in discussione. Ovvero, la vita in società è prodotta da un numero infinito di forze che, anche se passano attraverso i soggetti individuali, dipendono prioritariamente della forza della convivenza fra i diversi gruppi sociali, in una costruzione negoziata di significati (il principio dell'essere sociale). È in quest’ambiente d’interazioni che le pratiche emergono, compiendosi, legittimandosi, e acquisiscono un valore sociale e si smontano di fronte a nuove pratiche sociali (il principio del costrutto). In queste trattative, il linguaggio, inteso come pratica sociale dialogica, promuove la possibilità di ri-significare il mondo dato.

Il mondo è il risultato del nostro nominare le cose e non il contrario (principio linguistico). Qui il problema della formazione docente si approfondisce e la domanda è d'obbligo: come raggiungere gli obbiettivi della scuola media? Come sviluppare un tipo di formazione docente che possa coinvolgere gli stessi nella questione dell'essere e non soltanto dell'avere? Questo, perché di base, oggi ai docenti viene chiesta proprio la loro capacità di coinvolgimento nello sviluppo personale altrui, attraverso l'educazione. Non possono limitarsi a essere espositori concettuali dei contenuti scolastici, bensì di essere responsabili non soltanto dell'insegnamento ma anche dell'apprendimento in modo relazionale. Una questione molto difficile da affrontare attraverso dei corsi di formazione docenti basati esplicitamente in dei contenuti teorici o pratici insegnati in modo concettuale.

È in questo contesto di “bisogno d'essere” che ci è sembrato necessario pensare alla formazione docenti in base ai presupposti del costruzionismo tuttavia fatto in modo costruzionista. Considerando la conoscenza stessa come risultato delle possibili relazioni stabilite nel pensare una problematica insieme, dove tutti i coinvolti sono protagonisti a prescindere. Pensare alla formazione docente, che abbia per metodo il costruzionismo sociale, è considerare loro stessi, come attori sociali che hanno capacità di costruire delle concezioni collettive del mondo e attuare sulla realtà in modo dinamico, trasformando e trasformandosi. È un modo di pensare/fare formazione che prova a superare le tensioni esistenti tra interno ed esterno, soggetto e oggetto, individuo e collettivo, proprio per non separare questi elementi tra di loro e per considerarli fenomeni ibridi.

Come abbiamo visto, il costruzionismo è un movimento che cambia il locus della razionalità scientifica della scienza moderna al paradigma della scienza post moderna sostenendo che l'origine della realtà sociale sta nella relazione sociale storicamente costituita e simbolicamente mediata. Così, l'attività simbolica costituisce lo strumento tramite cui i soggetti descrivono, spiegano, elaborano, riproducono e conoscono il mondo che ci circonda.

Quest’attività simbolica si esprime sotto forma di discorsi sociali, formulando così l'idea della conoscenza e dell'epistemologia. L'attività simbolica come discorso o pratica sociale ci porta all'idea dell'insieme di pratiche sociali di cui noi siamo il risultato, attraverso un costrutto di realtà, dentro ai rapporti sociali. Inoltre, essendo il costruzionismo, una pratica discorsiva collettiva, trova applicabilità in diversi campi del sapere: educazione, sociologia, diritto, medicina ecc. Ecco il perché di una formazione docente nella prospettiva del costruzionismo sociale: partire dalla realtà esistente per costruire nuove possibilità. L'esistenza precede l'essenza in rapporto linguistico sociale.


REFERÊNCIAS
BAUMAN, Zigmunt. Il disagio della postmodernità. tr. Verdiani V. Ed Bruno Mondadori,
BERGER P. L; LUCKMANN, T. La realtà come costruzione sociale. A cura di Sofri Peretto A. Il Mulino, 1997. 42p.
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GALIMBERTI, U. Il gioco dell'opinioni. Feltrinelli, 1989.
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NIETZSCHE, F. Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno. Piccola Biblioteca Adelphi, 32^ ediz., 1976. 310p.
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SCHNITMAN, D. et all, Novos Paradigmas, Cultura e Subjetividade. Artes Médicas, Porto Alegre,1996, p.182.
SHOTTER, J. The social construction of an "us": problems of accountability and narratology. In R. Burnett, P. McGhee, D. Clark (eds.) Accounting for relationships: explanation, representation and knowledge. London, Methuen, 1987, pp. 225-247.

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