Psicologia scolastica

Lo Psicologo Scolastico e le Cure Primarie a Scuola

RG Ragusa

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La scuola, prima che un luogo fisico, è un luogo mentale. È la rappresentazione che di essa hanno alunni, genitori e docenti. Inoltre, la visione di genitori e docenti, è arricchita dal ricordo dell’alunno che sono stati e di come hanno chiuso la loro storia scolastica. Se non è andata bene, se non si sono immagazzinate immagini interiori buone, se sono rimaste situazioni aperte, caratterizzate da frustrazione, delusione e fallimenti, queste vengono richiamate dal figlio o dall’alunno che hanno davanti.

La scuola è il crocevia delle storie di vita, di famiglie, docenti e alunni.

Ogni mattina varcando la soglia della scuola, ognuno di questi protagonisti porta dentro pensieri, atteggiamenti e stati d’animo: sono il contributo individuale alla creazione del clima scolastico.

Il clima scolastico è importante perché all’interno di questo clima gli alunni crescono, maturano, costruiscono la loro identità.

All’interno di questo contesto quali “cure primarie” può attuare lo psicologo?

Per cure primarie nel contesto scolastico, intendiamo tutte quelle azioni legate alla crescita psicologica degli alunni.

Variabili da tenere in considerazione:

La storia scolastica dei ragazzi non inizia il primo giorno di scuola, ma inizia con le “narrazioni” scolastiche dei genitori. I loro ricordi, le loro esperienze, le situazioni andate bene e le situazioni irrisolte, vissuti ed emozioni. Infine il concetto sintesi: la scuola mi è servita a … …
I ragazzi dentro lo zainetto con il corredo scolastico, portano il “libro bianco della vita”, una gomma da cancellare ed una matita. È il corredo che tutti abbiamo ricevuto alla nascita, per scrivere i capitoli della vita, ma anche per poterli cancellare, modificare e riscrivere con una consapevolezza nuova: è la ridecisione esistenziale, è il cambiamento, è la terapia della vita.

Iniziamo prestissimo a scrivere i capitoli relativi all’accudimento, a come ci trattano i nostri genitori o comunque chi si è preso cura di noi, i caregiver. I più importanti riguardano lo sviluppo fisico, sociale, emotivo, quello dei distacchi e delle separazioni e quello dei rimproveri e punizioni, gratifiche, sostegno, complimenti, incoraggiamento. 
Cito questi temi perché sono quelli che lo psicologo scolastico tratterà con i ragazzi, nelle attività laboratoriali che farà in classe.
In queste storie risiedono le radici dell’autostima.  
Dentro la scuola i ragazzi continuano a scrivere e riscrivere pagine importanti della crescita emotiva e sociale.

Dentro la scuola apprendono il loro ruolo sociale ed emotivo.

Dentro la scuola apprendono se e come differenziarsi e definirsi autonomamente, oppure come consegnare la loro vita al gruppo, in cambio di una certa visibilità.

Dentro la scuola i ragazzi attraversano l’adolescenza, alcuni in maniera morbida, altri in maniera turbolenta.

Nel contatto con gli altri, nel confronto con i coetanei, strutturano i temi esistenziali: “nessuno mi capisce – nessuno mi aiuta – l’amicizia non esiste – la donne ti abbandonano – gli uomini ti tradiscono – l’abbandono è insopportabile – soffro sempre per colpa degli altri – nessuno mi vuole bene”.

E veniamo al perché le cure primarie dentro la scuola. Per intercettare precocemente questi concetti sbagliati su sé stessi.

Per offrire uno spazio di rielaborazione. Perché il disagio psichico, nasce da una relazione patologica con sé stessi.

Due modalità del prendersi cura: una basale, che riguarda tutte le dimensioni della sana crescita psicologica e l’altra è il prendersi cura dettato dalle emergenze, quali ullismo, uso precoce di alcool, disturbi della condotta alimentare, autolesionismo, dipendenze patologiche, ossessiva ricerca della visibilità e conseguente distorsione della percezione del rischio.

Il modello basale, prevede un piano per l’adolescenza, uno studio organico della condizione giovanile, che ci consenta di individuare i bisogni di crescita e di benessere psicologico dei ragazzi. Il piano può essere realizzato a livello di singolo Istituto Scolastico, di quartiere o comunale.

Dedichiamo poco tempo a capire la visione che della scuola hanno i ragazzi, a comprendere la loro realtà fenomenologica. Lo stato d’animo con cui vivono la classe come luogo sociale, il rapporto con i docenti, il ruolo sociale ed emotivo che incarnano. Parte da queste dimensioni la motivazione all’ascolto, allo studio, alla partecipazione ed al senso dell’appartenenza. Il legame affettivo e il sentirsi parte del contesto scolastico, sono fondamentali nella motivazione allo studio ed agli apprendimenti.

Se vogliamo prendere a cura il benessere degli alunni, non possiamo rilevare solo parti negative, non possiamo essere uno specchio che riflette solo ciò che non si è strutturato.

La scuola deve promuovere la cultura del confine perché:

Non c’è confine tra ciò che è moralmente corretto da ciò che non lo è.
Non c’è confine tra sé intimo e sé sociale.
Non c’è confine tra ciò che deve essere contenuto e ciò che può essere socializzato.
Non c’è confine tra il pudore del corpo e la spettacolarizzazione del corpo.
Non c’è confine tra il corpo come luogo in cui si realizza la vita e il corpo come strumento di realizzazione del benessere materiale della vita.
Non c’è il confine del limite e senza limite non c’è crescita, non c’è differenza generazionale.
Se non c’è confine tutto è possibile, ma non è vero che tutto è possibile.
Non c’è confine tra impulso e ragione.
Non c’è confine tra la vita e la morte.

Non possiamo focalizzare tutto sui ragazzi. È arrivato il tempo di studiare noi adulti, noi docenti, noi operatori e chiaramente noi genitori.

Dobbiamo riflettere sul fatto che:
Abbiamo abbandonato la relazione educativa.
Siamo modelli in crisi e per ciò stesso non siamo buoni modelli.
Li abbiamo anticipati nella nascita dei desideri. Gli abbiamo rubato i sogni. Proprio noi che passavamo le notti a sognare il grande amore, il grande viaggio, il grande successo.
Se il sogno c’è stato per noi è giusto che ci sia anche per loro.
Dobbiamo parlare al cuore di questi ragazzi.
Dobbiamo trasmettere l’agonismo esistenziale. 
C’è un luogo in cui ci possiamo incontrare, il luogo della migliore vita, fatta di conquiste e di gioie per la conquiste.
Una base comune è la desensibilizzazione morale dei valori della vita e la relativizzazione dei rapporti interpersonali. Se cosi non fosse basterebbe la buona parola, il consiglio affettuoso, il caldo abbraccio a provocare una ridecisione esistenziale.

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