Negli ultimi anni la scuola è stata investita da profondi cambiamenti sociali, culturali ed emotivi. Agli insegnanti non è più richiesto soltanto di trasmettere contenuti disciplinari, ma di svolgere un ruolo sempre più complesso: educatori, mediatori relazionali, contenitori emotivi, punti di riferimento affettivi. In questo scenario, il rischio è che il docente venga progressivamente decentrato, fino a diventare una funzione, più che una persona. Mettere il docente al centro significa invece riconoscere che la qualità dell’educazione passa inevitabilmente attraverso la qualità del suo Sé.
Dal punto di vista psicologico, l’insegnante non è un soggetto neutro. Porta in classe la propria storia, il proprio stile relazionale, le proprie risorse ma anche le proprie fragilità. Il Sé del docente è costantemente sollecitato: dalle richieste istituzionali, dalle aspettative delle famiglie, dalle dinamiche di gruppo della classe e dai bisogni emotivi degli studenti. Quando queste sollecitazioni diventano eccessive o non trovano spazi di elaborazione, il rischio è una progressiva erosione del Sé professionale, che può sfociare nel burnout.
Il burnout docente non nasce all’improvviso. È un processo graduale, caratterizzato da stanchezza emotiva, senso di inefficacia, distacco relazionale e perdita di significato del lavoro. Spesso è il risultato di un investimento affettivo elevato non accompagnato da adeguati confini e riconoscimenti. In questo senso, proteggere il Sé del docente non significa ridurre l’impegno o il coinvolgimento, ma rendere sostenibile la relazione educativa nel tempo.
Un docente che non riesce a tutelare il proprio Sé rischia di oscillare tra due poli disfunzionali: da un lato l’ipercoinvolgimento, che porta a una fusione emotiva con i problemi degli studenti; dall’altro il distacco difensivo, che impoverisce la relazione educativa. Entrambe le modalità compromettono non solo il benessere dell’insegnante, ma anche lo sviluppo del Sé dell’alunno.
Dal punto di vista evolutivo, infatti, l’alunno costruisce il proprio Sé anche attraverso lo sguardo dell’adulto significativo. Un docente emotivamente presente, ma non invaso, offre allo studente un’esperienza fondamentale: quella di essere visto, riconosciuto e contenuto senza essere confuso con l’altro. Solo un adulto che possiede confini sufficientemente stabili può favorire nello studente lo sviluppo di autonomia, fiducia e senso di competenza.
Proteggere il Sé del docente significa allora lavorare su più livelli. A livello individuale, è necessario che l’insegnante sviluppi consapevolezza dei propri limiti, delle proprie emozioni e dei segnali di sovraccarico. La possibilità di riflettere sul proprio ruolo, di nominare la fatica e di riconoscere il valore del proprio lavoro è un fattore protettivo fondamentale. A livello istituzionale, è altrettanto importante che la scuola riconosca la dimensione emotiva dell’insegnamento, offrendo spazi di confronto, formazione e supporto, e non solo richieste di prestazione.
Mettere il docente al centro non significa sottrarre attenzione agli studenti, ma fare l’opposto. Significa riconoscere che non può esistere uno sviluppo sano del Sé dell’alunno senza un adulto sufficientemente integro, riconosciuto e sostenuto. Un docente che si sente legittimato, contenuto e valorizzato è più capace di offrire una relazione educativa autentica, stabile e trasformativa.
In conclusione, prevenire il burnout non è solo una questione di benessere individuale, ma una responsabilità educativa collettiva. Proteggere il Sé del docente significa proteggere la relazione educativa stessa. E una scuola che si prende cura dei suoi insegnanti è una scuola che crea le condizioni perché anche gli studenti possano crescere, imparare e costruire il proprio Sé in modo sano e consapevole.
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