Buongiorno Chiara, ti leggo e sento tutta la fatica che stai attraversando. Quando si è sempre riuscite a “tenere il passo” e poi, per la prima volta, qualcosa si inceppa, l’impatto emotivo può essere forte. Non è solo una questione di esami: è come se si incrinasse l’immagine di sé come persona capace, autonoma, in controllo. E questo può far salire ansia, senso di colpa, evitamento.
Quello che descrivi – rimandare, evitare il relatore, sentirti bloccata anche nelle cose quotidiane – non parla di pigrizia. Parla di sovraccarico. Hai vissuto anni intensi: fuori sede, Erasmus, cambiamenti continui. Ora sei rientrata a casa, in un contesto diverso, forse più familiare ma anche meno stimolante o meno tuo. Hai perso una rete di supporto costruita altrove e stai portando avanti una relazione a distanza. È tanto. È comprensibile che il sistema si sia un po’ “seduto”.
Prima cosa importante: non sei in ritardo nella vita. Sei in un passaggio delicato.
Per rimetterti in carreggiata, ti propongo di partire da qualcosa di molto concreto e gentile allo stesso tempo.
1. Riduci l’orizzonte.
Invece di pensare “devo laurearmi” o “mancano pochi mesi”, prova a riportare l’attenzione a blocchi settimanali. Non chiederti: come faccio ad arrivare alla laurea? Chiediti: cosa posso fare nei prossimi 7 giorni che mi avvicini di un passo? Anche piccolo.
2. Rompi il ciclo dell’evitamento con micro-azioni.
Quando l’ansia cresce, il cervello cerca sollievo evitando. Ma l’evitamento mantiene l’ansia. Non serve fare una rivoluzione: basta un gesto minimo.
– Scrivere una mail breve e semplice al relatore, anche solo per chiedere un appuntamento.
– Studiare 25 minuti cronometrati, senza l’obiettivo di “capire tutto”.
– Alzarti e sistemare la scrivania.
L’azione precede la motivazione, non il contrario. Spesso aspettiamo di sentirci motivate per iniziare, ma è iniziando che la motivazione si riaccende.
3. Cura le basi fisiologiche.
Se fai fatica ad alzarti e a prenderti cura di te, non è un dettaglio. Sonno, pasti regolari, movimento leggero: sono fondamenta. Non servono performance, serve regolarità minima. Anche una camminata di 15 minuti al giorno può aiutare a “sbloccare” un po’ il sistema nervoso.
4. Ricostruisci una rete, anche piccola.
La mancanza di supporto pesa moltissimo. C’è qualcuno con cui puoi condividere in modo autentico come stai? Un’amica, un ex compagno di corso, qualcuno conosciuto in Erasmus? Non per parlare solo di esami, ma per sentirti meno sola.
Se l’università offre uno sportello psicologico, potrebbe essere uno spazio utile per attraversare questa fase con accompagnamento.
5. Riformula il fuori corso.
Essere al primo anno fuori corso non definisce il tuo valore né il tuo percorso. Spesso è uno scarto temporale che racconta una storia complessa, non un fallimento. Prova a chiederti: cosa ho imparato in questi anni che non è misurabile in CFU?
Infine, una cosa che mi sembra centrale: forse sei stanca. Non solo fisicamente. Dopo anni di movimento, cambiamento, adattamento, può esserci un momento in cui il corpo e la mente chiedono una pausa. Non significa arrendersi. Significa ascoltare.
Non devi diventare una versione “più efficiente” di te stessa per farcela. Devi tornare in contatto con una versione un po’ più compassionevole. La disciplina aiuta, ma senza autocritica feroce.
Spesso la voce che manca è quella gentile verso di sé.
Un caro saluto