Gentile mamma/papà,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata: dalle sue parole emerge chiaramente quanto lei sia attenta e sintonizzata sullo stato emotivo di suo figlio, e questo è un aspetto molto importante.
Il fatto che il bambino manifesti pianto intenso e vissuti di forte angoscia sia al mattino sia alla sera, in modo costante nel tempo, merita attenzione e non può essere liquidato semplicemente come “capriccio”, anche se durante la giornata scolastica appare tranquillo. È infatti possibile che il bambino riesca a “tenere” le emozioni a scuola, ma che il carico emotivo emerga nei momenti di separazione o di anticipazione, quando si sente più al sicuro con voi.
A questa età il linguaggio emotivo è ancora in costruzione, quindi non è raro che un bambino non riesca a spiegare a parole cosa lo mette in difficoltà. L’ansia può essere legata alla separazione, a una paura non ben definita, a una fatica relazionale o anche a una sensibilità temperamentale più marcata. Il panico che lei descrive è un segnale emotivo importante, che va accolto e compreso.
In questi casi è fondamentale:
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validare le sue emozioni, dicendogli che vede quanto sta male e che è comprensibile sentirsi così, senza minimizzare;
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mantenere una routine prevedibile, che lo aiuti a sentirsi contenuto;
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evitare forzature emotive (“non è niente”, “devi essere forte”), che possono aumentare il senso di solitudine emotiva.
Rispetto al continuare o meno la scuola, la decisione non dovrebbe basarsi solo sulla presenza del pianto, ma su una valutazione più ampia del suo benessere emotivo. Per questo sarebbe molto utile un confronto diretto con uno psicologo dell’età evolutiva, che possa osservare il bambino, ascoltare voi genitori e, se necessario, dialogare anche con la scuola. A volte bastano piccoli interventi mirati per ridurre l’ansia; altre volte è importante capire se il contesto scolastico, così com’è, è davvero adatto in questo momento della sua crescita.
Il messaggio più importante per suo figlio è che le sue emozioni vengono prese sul serio e che gli adulti di riferimento stanno cercando di aiutarlo. Questo, già di per sé, è un potente fattore di protezione.
Resto a disposizione e vi auguro di trovare presto una strada che restituisca serenità a vostro figlio e a tutta la famiglia.
Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologa
alessiamariosapsico25@gmail.com