Pianto scuola

Nicole

Salve, ho un bambino di 4 anni che ha iniziato l’asilo a 2 anni con la sezione primavere quindi questo è effettivamente il terzo anno. Dal primo giorno del primo anno ad oggi tutte le mattine piange per essere lasciato a scuola e tutte le sere ha attacchi di panico e di pianto pensando che il giorno dopo ci sarà la scuola. Ho provato a chiedergli quale sia il problema ma non mi dà alcuna risposta. Le maestre dicono che sono solo capricci perché durante la giornata è tranquillo. Io però vedo il panico nel suo occhi la sera e la mattina. Non so più come comportarmi, se continuare a mandarlo o meno a scuola e come poterlo aiutare. Grazie mille

9 risposte degli esperti per questa domanda

Gent.le Nicole,

da ciò che descrive, il disagio di suo figlio non sembra un semplice capriccio. A quattro anni i bambini spesso non riescono a spiegare a parole quello che provano: il pianto e il panico sono il loro modo di comunicare, non vanno pensati come un problema, ma come un “linguaggio”. 

La forte angoscia che suo figlio esprime la sera e il mattino mi sembra indicare che, anche se durante la giornata riesce a “tenere duro” e a sembrare tranquillo, per lui la scuola è diventata fonte di paura; e questo non necessariamente perché lì “succeda qualcosa di brutto” in senso concreto, ma perché rappresenta una separazione, una perdita di controllo, o qualcosa che internamente vive come minaccioso.

È importante sapere che molti bambini si controllano a scuola e rilasciano le emozioni a casa, dove si sentono al sicuro. Questo rende il suo sguardo di genitore molto prezioso: se lei vede il panico, è giusto prenderlo sul serio, soprattutto perché il problema dura da tempo.

È importante riconoscere le emozioni del suo bambino, dicendogli che vede quanto la scuola lo spaventi e che lo capisce, senza minimizzare e senza forzarlo a spiegare perché sta male.

Senza urgenza e con serenità , può anche valutare un supporto psicologico per l’infanzia, con l’idea di aiutarlo ad esprimere ciò che in questo momento non riesce a dire.

Ascoltare il disagio di un bambino non significa indebolirlo, ma aiutarlo a stare meglio e a crescere, permettendogli di fare l'esperienza che la sofferenza può essere accolta e affrontata insieme. 

Un caro saluto

Dott.ssa Beatrice Conca 

Dott.ssa Beatrice Conca

Dott.ssa Beatrice Conca

Milano

La Dott.ssa Beatrice Conca offre supporto psicologico anche online

Buongiorno Nicole, 

la sua preoccupazione è legittima, vedere il proprio bambino in forte difficoltà è doloroso. All'età di suo figlio i bimbi non sono ancora ben in grado di capire le proprie emozioni e di metterle in parole, perciò bisogna cercare di decodificarle dai loro comportamenti, magari dai giochi e dai disegni che fanno oltre da quello che dicono esplicitamente. Sicuramente il fatto che poi sia tranquillo durante la giornata a scuola è positivo, ma ciò non toglie che l'idea di andarci possa rappresentare per lui un motivo di ansia.

E' importante poter approfondire la situazione in un contesto di consultazione inizialmente con voi genitori e poi eventualmente incontrando il bambino per capire insieme cosa lo mette in difficoltà. Se lo desidera sono a vostra disposizione per un primo incontro in presenza oppure online.

Un cordiale saluto

dott.ssa Lucia Mantovani 

Gentile Nicole,

lei conosce il suo bambino meglio di chiunque altro e non comprendo che non sia facile vederlo terrorizzato: accolga i suoi pianti con ascolto empatico e pazienza e poi può chiedere un incontro (in tempi brevi) con le maestre per sondare meglio come si sviluppano le giornate per il suo bambino (attività, relazioni con i pari, relazioni con le maestre stesse).

Per uno spazio dove condividere nel dettaglio il suo sentire può fissare un colloquio.

Sperando di aver risposto alla sua domanda, la saluto cordialmente.

Dott.ssa Francesca Ilaria Beatrice Villa

Dott.ssa Francesca Ilaria Beatrice Villa

Dott.ssa Francesca Ilaria Beatrice Villa

Milano

La Dott.ssa Francesca Ilaria Beatrice Villa offre supporto psicologico anche online

Gentile mamma/papà,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata: dalle sue parole emerge chiaramente quanto lei sia attenta e sintonizzata sullo stato emotivo di suo figlio, e questo è un aspetto molto importante.

Il fatto che il bambino manifesti pianto intenso e vissuti di forte angoscia sia al mattino sia alla sera, in modo costante nel tempo, merita attenzione e non può essere liquidato semplicemente come “capriccio”, anche se durante la giornata scolastica appare tranquillo. È infatti possibile che il bambino riesca a “tenere” le emozioni a scuola, ma che il carico emotivo emerga nei momenti di separazione o di anticipazione, quando si sente più al sicuro con voi.

A questa età il linguaggio emotivo è ancora in costruzione, quindi non è raro che un bambino non riesca a spiegare a parole cosa lo mette in difficoltà. L’ansia può essere legata alla separazione, a una paura non ben definita, a una fatica relazionale o anche a una sensibilità temperamentale più marcata. Il panico che lei descrive è un segnale emotivo importante, che va accolto e compreso.

In questi casi è fondamentale:

  • validare le sue emozioni, dicendogli che vede quanto sta male e che è comprensibile sentirsi così, senza minimizzare;

  • mantenere una routine prevedibile, che lo aiuti a sentirsi contenuto;

  • evitare forzature emotive (“non è niente”, “devi essere forte”), che possono aumentare il senso di solitudine emotiva.

Rispetto al continuare o meno la scuola, la decisione non dovrebbe basarsi solo sulla presenza del pianto, ma su una valutazione più ampia del suo benessere emotivo. Per questo sarebbe molto utile un confronto diretto con uno psicologo dell’età evolutiva, che possa osservare il bambino, ascoltare voi genitori e, se necessario, dialogare anche con la scuola. A volte bastano piccoli interventi mirati per ridurre l’ansia; altre volte è importante capire se il contesto scolastico, così com’è, è davvero adatto in questo momento della sua crescita.

Il messaggio più importante per suo figlio è che le sue emozioni vengono prese sul serio e che gli adulti di riferimento stanno cercando di aiutarlo. Questo, già di per sé, è un potente fattore di protezione.

Resto a disposizione e vi auguro di trovare presto una strada che restituisca serenità a vostro figlio e a tutta la famiglia.

 

Dott.ssa Alessia Mariosa

Psicologa

alessiamariosapsico25@gmail.com

Buongiorno signora,

da quanto descrive non è possibile a mio avviso rispondere alla sua domanda relativa al proseguire o meno con la scuola. Quello che potrebbe essere utile fare, come primo passo e se non è già stato fatto, potrebbe essere richiedere un'osservazione a scuola durante lo svolgimento delle attività da parte del pedagogista o dello psicologo della scuola (se presente). In questo modo potrebbe iniziare ad avere uno sguardo tecnico sul comportamento del bambino inserito nel gruppo classe, che potrebbe portare punti di vista differenti da quello delle insegnanti. Altro movimento importante potrebbe essere quello di contattare uno specialista e avere un primo accesso da parte vostra (vale a dire le figure genitoriali o di riferimento del bambino) in modo da provare a capire insieme quali potrebbero essere le dinamiche sottostanti ad un comportamento così marcato, se ad esempio ci siano elementi particolari legati alla storia di attaccamento/separazione, oppure legati al contesto "scuola". La situazione ottimale sarebbe quella di riuscire a mettere in rete i diversi professionisti (comprese e in primo luogo le insegnanti) in modo da permettere al suo bambino di vivere la scuola con maggiore serenità, in quanto elemento fondante della socialità tra pari. La sospensione della frequenza deve essere, a mio avviso, considerata un'estrema ratio, possibilmente da escludere.

Saluti

G. Lonati

Dott.ssa Greta Lonati

Dott.ssa Greta Lonati

Milano

La Dott.ssa Greta Lonati offre supporto psicologico anche online

Buona sera. Fortunatamente il suo bambino durante la giornata riesce ad essere sereno e a relazionarsi con gli altri bimbi e le educatrici. A mio avviso se permane la difficoltà nella separazione sicuramente sarebbe necessario avere un miglior dialogo con le educatrici in modo da accompagnare sia lei che il suo bambino ad un processo di crescita e di cambiamento. Dicendo che sono sono solo capricci lei non si sente capita, anzi sminuita magari nella sua preoccupazione. Questo però porta ad essere meno fiduciosa nei confronti della scuola, e il bambino sentirà la difficoltà della mamma oltre alla sua. Spero riusciate a risolvere...è una tappa fondamentale riuscire a separarsi serenamente.

Cara mamma, ti capisco profondamente. È davvero estenuante vedere il proprio figlio vivere con questo peso sul cuore per così tanto tempo, e capisco bene anche il tuo senso di frustrazione quando senti minimizzare tutto come un "capriccio". Come psicologa, vorrei dirti subito che quello che vedi negli occhi di tuo figlio è reale: a quattro anni un bambino non ha la capacità di pianificare una recita così lunga e complessa, che invade persino i pensieri della sera.

​Il fatto che le maestre lo vedano tranquillo non deve trarti in inganno. Esiste una reazione chiamata "adattamento per sottomissione": il bambino capisce che a scuola deve comportarsi in un certo modo per "sopravvivere" all'ambiente, ma dentro di sé accumula un carico di stress enorme che poi esplode a casa, dove finalmente si sente libero di crollare tra le tue braccia. Non sono capricci, è il segnale che per lui la separazione da te è ancora vissuta come una minaccia alla sua sicurezza.

​A questa età è difficile che lui sappia dirti a parole cosa non va, perché l'ansia è una sensazione fisica, non un ragionamento. Invece di chiedergli "perché", prova a stargli vicino accogliendo il suo dolore senza cercare di risolverlo subito. Puoi dirgli semplicemente che vedi quanto è difficile per lui e che sei lì per sostenerlo. Questo lo aiuterà a sentirsi meno solo nel suo panico.

Potrebbe essere utile provare a creare dei piccoli rituali di connessione, come un disegno fatto insieme da tenere in tasca, ma se dopo tre anni la situazione è ancora così carica di sofferenza, non aver timore di riconsiderare i tempi e i modi della sua frequenza. A volte, fare un passo indietro o chiedere il parere di uno specialista dell'infanzia può servire non a "curare" il bambino, ma a trovare insieme una chiave per sbloccare questo circolo vizioso di ansia che sta togliendo serenità a tutta la famiglia.

Ascolta il tuo istinto: se vedi panico, quel panico va ascoltato, non ignorato. Sei la sua base sicura e il fatto che tu stia cercando un modo per aiutarlo è già il primo passo verso la soluzione.

Un caro saluto 

Buonasera Nicole,

il pianto del suo bambino mi sembra sia  espressione di un'ansia da separazione che anticipa e accompagna il momento in cui fisicamente deve separarsi da lei. Il fatto che poi, durante la giornata, riesca ad adattarsi al contesto scolastico e alla sua assenza e a ritrovare la calma, non lo riduce automaticamente ad un capriccio. È una domanda di riconoscimento di uno stato d'animo reale e di rassicurazione che va accolta. Chiedere a suo figlio cosa lo turba  richiede una consapevolezza del proprio stato emotivo interno che può essere non ancora  matura e accessibile in un bimbo di 4 anni. Riconoscere e accogliere le sue emozioni, non significa necessariamente dover rinunciare a mandarlo a scuola, passa piuttosto attraverso un rispecchiamento, attraverso parole come "Capisco come ti senti, è proprio faticoso salutarci adesso, anche se solo per poco tempo!". Potrebbe magari pensare ad un piccolo rituale dell'arrivederci che trasmetta al bambino la certezza del ritorno e magari lasciargli un piccolo oggetto - una sorta di  oggetto transizionale - che rappresenti la mamma e che gli trasmetta la sensazione rassicurante di una continuità e di una presenza materna anche quando la mamma non c'è.

Un caro saluto.

Gentile Nicole,
capisco molto bene la sua preoccupazione: quello che descrive non va liquidato come un semplice capriccio, soprattutto perché il disagio è persistente da tre anni e accompagnato da panico anticipatorio la sera e al mattino.

È vero che alcuni bambini, una volta separati dal genitore, riescono a “reggere” la giornata e a mostrarsi tranquilli a scuola. Questo però non annulla il fatto che la separazione venga vissuta come altamente angosciante, né invalida ciò che lei osserva nei momenti più emotivamente carichi.

Alcuni punti importanti:

1. Il pianto persistente merita ascolto

A 4 anni, dopo tre anni di frequenza, una reazione così intensa e costante non è tipica. Anche se il bambino non riesce a verbalizzare il motivo, il corpo e le emozioni stanno comunicando qualcosa. Non sempre c’è un evento “specifico”: a volte si tratta di ansia da separazione strutturata, altre volte di una difficoltà emotiva più profonda.

Il fatto che “a scuola stia tranquillo” non esclude il disagio

Molti bambini si iperadattano: trattengono l’angoscia durante il giorno e la rilasciano nei momenti di sicurezza (con i genitori). Questo spiega gli attacchi di pianto serali e l’anticipazione ansiosa.

Evitare sia la forzatura sia il ritiro improvviso

Capisco il dubbio se continuare o meno a mandarlo a scuola. In genere:

  • forzare senza comprendere può aumentare l’ansia

  • ritirarlo bruscamente può rinforzare la paura

La scelta va pensata con attenzione, non da soli.

Cosa può fare ora, concretamente

  • Continui a validare le sue emozioni (“vedo che per te è molto difficile, non sei sbagliato a sentirti così”)

  • Eviti rassicurazioni frettolose o minimizzazioni

  • Mantenga routine prevedibili, soprattutto la sera

  • Se possibile, parli con le insegnanti non solo del comportamento, ma delle emozioni del bambino

Un supporto professionale può essere molto utile

Vista la durata e l’intensità del disagio, una consulenza con uno psicologo dell’età evolutiva (anche inizialmente solo per voi genitori) può aiutare a:

  • capire cosa sta comunicando il bambino

  • individuare strategie mirate

  • valutare se e come modulare la frequenza scolastica

Non significa “patologizzare”, ma prendersi cura di un segnale importante.

Il suo istinto è corretto. Quel panico che vede va preso sul serio. Con il giusto accompagnamento, molti bambini riescono a ritrovare serenità nel tempo.

Resto a disposizione e le mando un caro saluto.

Dott.ssa Chiara Todaro

Dott.ssa Chiara Todaro

Lecco

La Dott.ssa Chiara Todaro offre supporto psicologico anche online