Comportamento bambino a scuola

daniela

Buongiorno, mio figlio di 6 anni a settembre 2025 ha iniziato la prima elementare e fin da subito le maestre lo hanno etichettato come problematico. Mi hanno descritto un bambino che non vedo a casa, né al parco con gli amici né negli sport (ne fa tre).

Le maestre mi hanno detto che a livello cognitivo è molto avanti rispetto agli altri bimbi: infatti sa già leggere e scrivere sotto dettatura piccole frasi, sa fare a mente tutte le operazioni ed è molto curioso, apprende velocemente. Il problema è che durante la lezione si alza, va in giro, gioca con puzzle e altri giochi, poi ritorna a posto e fa tutti i suoi compiti in modo corretto, veloce e senza aiuto né ulteriore spiegazione. Un’altra cosa che fa è rotolarsi sul tappeto e a volte, quando è arrabbiato, lancia le cose e per questo lo hanno definito aggressivo e pericoloso.

Ci tengo a precisare che la sua classe è problematica: c’è un bimbo autistico che si esprime solo a versi e lancia ogni cosa abbia sotto mano, quindi ha un’insegnante di sostegno fissa; c’è un altro bambino straniero che non parla nulla di italiano, quindi le maestre hanno attenzioni particolari per lui; un altro bimbo che scappa e fa dispetti a tutti e anche per lui hanno attenzioni particolari, in quanto chiamano amici di un’altra classe per farlo calmare, lo portano in giro per la scuola, gli fanno la capanna della rabbia, ecc.

Mio figlio da questo bimbo ne ha subite di ogni: un pugno sull’occhio, graffi in faccia, pizzicotti, compiti strappati, cibo rovesciato, ecc. Dopo un po’ si è stufato, ha reagito alle provocazioni e si è ribellato anche contro le maestre che lo tenevano, tirando pugni e calci per liberarsi. Le maestre lo hanno tenuto talmente forte che gli hanno fatto lividi ed escoriazioni sulle braccia.

Ultimamente le maestre lo stanno facendo passare anche per un bambino soffocante, perché abbraccia le sue amichette e ogni tanto tocca i capelli (di solito lo fa con chi vuole bene e quando ha sonno o è sotto stress); per questo le maestre non gli permettono di giocare con le bimbe e lui ci rimane male.

Da quando è iniziata la scuola lo vedo spento, triste e sempre arrabbiato. Negli ultimi due giorni è andato a scuola con le lacrime agli occhi e mi ha detto che nessuna maestra è sua amica e mi ha chiesto se c’era una scuola diversa per lui. Un’altra cosa che ho notato è che ha molta paura di sbagliare: ad esempio, se cade l’acqua, subito si giustifica dicendo che non l’ha fatto apposta e ha paura di essere sgridato. Ho provato ad indagare, ma lui non ne vuole parlare.

Sottolineo che tutte le gentilezze che le maestre hanno avuto nei confronti degli altri bambini le ha notate e gli hanno dato molto fastidio, perché le maestre dicevano che erano bimbi speciali senza spiegare cosa intendessero con questo termine.

Lui fa tre sport: baseball, pallavolo (è l’unico maschio) e nuoto. In questi ambiti è tranquillo, rispetta le file e le regole. Al parco con gli altri bambini è molto inclusivo e mai aggressivo. Non riesco a capire se è un problema di mio figlio o di mal gestione della classe da parte delle insegnanti.

Lui è anche molto vergognoso: non vuole cantare, ballare o farsi vedere mentre fa sport perché dice che è imbarazzante; addirittura si vergogna della sua voce e fa fatica a salutare le persone, ma se ha un po’ di confidenza le abbraccia per dimostrare affetto e salutare.

Ho già contattato la neuropsichiatra, che lo ha messo in lista per lo psicologo; ne ho contattato anche un altro privatamente.

4 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Daniela,

l'inserimento di un bimbo alla scuola elementare è sempre da considerarsi un momento importante carico di aspettative e criticità che richiedono un continuo adattamento fra le parti. Se adattarsi ai cambiamenti non è un processo immediato e richiede pazienza, dall'altra non sempre le circostanze lo facilitano. Il suo bambino sembra trovarsi in difficoltà e chiedere aiuto.  Per questo è molto importante trovare per lui uno spazio di ascolto neutro, caldo e accogliente come quello che potete incontrare rivolgendovi ad uno psicologo infantile con cui potrete insieme esplorare  i significati di un malessere che oggi inizia a presentarsi come un rifiuto. È molto importante, come genitori, non trascurare questa richiesta e offrire il proprio appoggio anche mostrando a vostro figlio la disponibilità  ad esplorare con lui, assieme ad uno specialista "psicologo esperto di bimbi(!)" cosa sta succedendo e quali soluzioni si possono insieme trovare. In modo tranquillo, naturale. Per un bambino sapere che c'è  uno spazio dove i bimbi vengono ascoltati, compresi e aiutati ad affrontare i "loro" problemi è molto importante e,in genere, tranquillizzante. Si tratta per loro di un momento difficile che può e deve essere attraversato ed importante permettersi di chiedere aiuto. Spesso è proprio la capacità  di chiedere aiuto che diventa la competenza fondamentale che il nostro bambino conquisterà e porterà  con sé in ogni momento critico. Vi auguro di iniziare al più presto un percorso di aiuto psicologico. Mi rendo disponibile, in caso di necessità. Buona giornata 

Dott.ssa Emanuela Azzani

Dott.ssa Emanuela Azzani

Milano

La Dott.ssa Emanuela Azzani offre supporto psicologico anche online

Buongiorno Daniela,

quella che lei racconta è una situazione sicuramente complessa: è evidente il malessere del suo bambino nel frequentare la scuola e la sua volontà di fare di gestire al meglio questa situazione, sia rispetto alla scuola che rispetto alle necessità di suo figlio. Ha agito in modo attento e corretto: le psicologhe della neuropsichiatria potranno fare un'attenta analisi della situazione, così da comprendere al meglio quali sono le dinamiche che entrano in gioco a scuola e che vi stanno mettendo in difficoltà.

In questa situazione così complessa potrebbe essere utile che anche voi genitori vi prendiate uno spazio di confronto con una professionista che vi possa supportare e aiutare a fare rete tra le diverse professioniste che saranno coinvolte.

Resto a disposizione per ulteriori domande e per un confronto,

Cordialmente,

dott.ssa Scaramella - psicologa clinica ad orientamento sistemico relazionale

Buongiorno,

sarebbe utile comprendere se suo figlio sia plusdotato cognitivo o ad alto potenziale cognitivo, neurodivergenza purtroppo oggi ancora poco conosciuta e trattata in Italia. Tra le caratteristiche troviamo: una capacità cognitiva molto superiore alla sua età anagrafica, che si unisce ad una asincronia rispetto all’età anagrafica; una ipersensibilità emotiva; un senso di giustizia e un perfezionismo marcato e altre caratteristiche specifiche di questa tipologia di neurodivergenza a cui possono associarsi delle comorbidità da indagare. Sarebbe utile un colloquio di presa in carico a cui fare seguire un approfondimento psicodiagnostico (test) per indagare il livello cognitivo, le capacità emotivo-relazionali e, se del caso, un approfondimento personologico per le eventuali comorbidità. A valle della parte anamnestica e diagnostica, valutare un breve percorso di psicoeducazione per comprendere il suo funzionamento e come relazionarsi nel suo contesto sociale (scuola, famiglia, amici).

Se serve, resto a disposizione.

Dott. Alessandro Foti

Psicologo clinico e psicodiagnosta

Cara Daniela,

Quello che racconti di tuo figlio restituisce l’immagine di un bambino con buone competenze cognitive, curioso, capace di stare alle regole in contesti strutturati (sport, parco, attività di gruppo) e, allo stesso tempo, molto in difficoltà nel clima specifico della sua classe. Il fatto che sappia già leggere, scrivere, fare calcoli a mente e che porti a termine i compiti in modo corretto e veloce fa pensare più a un funzionamento “avanti” rispetto all’età che a un bambino “problematico”; il suo muoversi, rotolarsi, alzarsi, in un contesto che percepisce caotico e poco contenitivo, può essere una modalità di autoregolazione, non semplicemente “maleducazione” o aggressività. 

La descrizione della classe, con più bambini che richiedono attenzioni speciali e interventi individualizzati, fa pensare a un ambiente molto carico, dove tuo figlio non si sente né protetto né riconosciuto: subisce aggressioni, vede altri bambini definiti “speciali” e trattati con grande cura, mentre lui viene etichettato come pericoloso o soffocante quando cerca contatto fisico per rassicurarsi. Non stupisce che oggi si senta triste, arrabbiato, spaventato dall’errore e che chieda “una scuola diversa per me”: sta dicendo, a modo suo, che lì non si sente al sicuro.

Hai già fatto un passo molto importante attivando la neuropsichiatria infantile e uno psicologo: servirà proprio a capire se ci sono tratti di plusdotazione, di ansia, di difficoltà di regolazione emotiva o se il problema è soprattutto di gestione scolastica, e a costruire un progetto condiviso scuola–famiglia.  
Nel frattempo, può essere utile continuare a validare le sue emozioni (capisco che lì ti senti trattato ingiustamente), rassicurarlo sul fatto che non è “cattivo” e chiedere un confronto formale con le insegnanti e, se possibile, con lo specialista che lo seguirà, per rivedere insieme modalità, linguaggio usato in classe ed etichette che gli vengono attribuite.

Il problema non è “solo tuo figlio”: è il modo in cui il suo funzionamento incontra (o non incontra) il contesto.

Rimango a disposizione e ti saluto di cuore

Dottoressa Arianna Bagnini 

Psicologa Clinica - Del Lavoro

Organizzaziini - Risorse Umane

Ricevo anche online