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Il training autogeno è una tecnica di rilassamento, uno metodo scientifico di intervento su mente e corpo, introdotto dal medico J.H. Schultz.

L'applicazione costante e corretta del training, consente,  tramite un meccanismo psicologico di auto suggestione, una sorta di allenamento (da qui il termine training) ad un cambiamento psicofisico, gradualmente autonomo (autos significa "da sé). Avere una maggiore consapevolezza del proprio corpo, riuscirsi a procurare un riparo dallo stress e dalla vita frenetica, il training autogeno può essere, per l'assiduo praticante, una risorsa dalle enormi potenzialità: si può ottenere un aumento della concentrazione e delle performances, un miglioramento di disagi fisici di natura psicosomatica, il recupero delle energie fisiche e mentali.

Cosa c'è alla base del metodo? 

Dopo l’iniziale fase di addestramento, guidata dall'esperto, si è in grado di allenarsi autonomamente e di raggiungere i primi benefici psicofisici.

La tecnica agisce essenzialmente su tre livelli paralleli: a livello fisiologico, poiché favorisce l’equilibrio del Sistema Nervoso Autonomo e del sistema ormonale; a livello fisico, andando a migliorare lo stato di salute e benessere in generale; infine a livello psicologico, alleviando la mente da pensieri negativi e potenziando le capacità di concentrazione.

La pratica è divisa in esercizi che consentono all’organismo stressato di riposare e allo stesso modo consentono un graduale passaggio all'autocontrollo delle reazioni corporee, permettendo così a chi lo pratica, di eliminare tutti i fastidiosi sintomi fisici associati all'ansia (mal di pancia, capogiri, tremori, battiti cardiaci accellerati ed irregolari, fame d'aria, dolori muscolari e scheetrici, formicolii e molti altri).

L’etimologia della denominazione del metodo chiarisce i suoi obiettivi: come anticipato sopra, “Training” si traduce in “allenamento”, “autos” significa “da sé” e “genos” vuol dire “che si genera”. Dunque il primo scopo è rendere una persona autonoma dal terapeuta, in grado di dedicarsi, dopo l'iniziale guida dell'esperto, alle sessioni di training autogeno in completa indipendenza. Si tratta, in altre parole, di una forma di apprendimento che consente di modificare le connessioni cerebrali e riprodurre, in risposta a determinati stimoli (in questo caso lo stimolo sono le formule dell'esercizio), una reazione positiva e giovante all'organismo e alla mente.

In cosa consistono gli esercizi del Training Autogeno?

Gli esercizi sono delle formule suggestionanti che vengono ripetute mentalmente una volta che si è assunta una posizione comoda (il terapeuta ne indica almeno tre, tutte molto versatili).

Un primo esercizio si può definire propedeutico: l'esercizio della calma, ossia della regolazione degli stati ansiosi. Attraverso questo esercizio, che fa da porta d'ingresso, ci si predispone ad una concentrazione profonda.

Successivamente sono previsti due esercizi fondamentali e quattro definiti complementari.

Il primo degli esercizi fondamentali è quello della pesantezza che permette il raggiungimento di un rilassamento muscolare, molto utile per alleviare dolori muscolo scheletrici, cefalee muscolo tensive e l'insonnia.

Il secondo degli esercizi fondamentali è quello del calore che permette variazioni a livello circolatorio, favorendo il rilassamento e la mobilità fluida dei muscoli.

Gli esercizi complementari prevedono l'esercizio del cuore che conduce  al contatto con il proprio ritmo cardiaco, fonte di vitalità. Attraverso la consenza dell'andamento del battito, è possibile autoregolare eventuali aritmie cardiache di origine psicosomatica, registrabili in persone ansiose.

L’esercizio del respiro insegna a liberare la funzione respiratoria dall'influenza di aspetti psicologici che possono alterarla. Ad esempio, un innalzamento dei livelli di ansia, comporta l’accelerazione del ritmo respiratorio con conseguente scarsa ossigenazione del cervello. E' questa la spiegazione che vi è spesso alla base di capogiri e svenimenti.

Altro esercizio complementare è quello del plesso solare, esercizio che coinvolge molti organi interni (intestino, fegato, pancreas, milza, rene e surrene), la cui "stazione di posta" è il così detto ganglio nervoso, che dobbiamo immaginare come una noce al centro del nostro addome che ha il compito di mediatore del funzionamento di questi organi. L’esercizio è particolarmente indicato a chi soffre di somatizzazioni che coinvolgono il tratto gastro-intestinale (noto come “secondo cervello”). Un classico esempio è la sindrome del colon irritabile o le gastriti!

Infine, attraverso l’esercizio della fronte fresca, si interviene sul piano fisico, nella regolazione dell’afflusso del sangue al cervello (diminuzione mal di testa e dolori cervicali) e sul piano psicologico, sull'allontanamento di pensieri negativi, favorendo una mente lucida e serena.

Funziona?

Pratico questa tecnica sia su me stessa che sui pazienti da 5 anni ottenendo ottimi vantaggi!

Vuoi apprendere il training autogeno?

Per assimilare correttamente la conoscenza del training, è fondamentale ricorrere ad uno psicologo o medico specializzato. Si prevedono dagli 8 ai 12 incontri che possono essere sia di gruppo che individuali.

Esiste anche la psicoterapia autogena, un percorso psicoterapeutico in cui viene inserito l'esercizio del training. In questo caso, oltre agli esercizi inferiori che sono quelli di cui ho raccontato in quest'articolo, si può accedere con il terapeuta, agli esercizi superiori, una pratica più simile alle tecniche di visualizzazione (ci tengo ad aprire una parentesi: non immaginate cose simili all'ipnosi che vedete nei film o in tv! alcune tecniche definite simili all'ipnosi non sono altro che guide a visualizzare, attraverso l'immaginazione, determinate rappresentazioni, allo scopo di favorire il benessere del paziente in totale sicurezza).

Per maggiori informazioni potete contattarmi!

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