Traumi psicologici

Genitori violenti e manipolatori

Sofia

Condividi su:

Salve,
sono una ragazza di 30 anni e vivo da sempre un rapporto conflittuale e a tratti violento con i miei genitori. Sono nata in un ambiente familiare tutto fuorché sereno, i miei litigavano ogni secondo in cui erano insieme e da quello che ho saputo e percepito non sono stata di certo voluta, anzi.

Mio padre, per me da sempre assente, lavorava mattina e pomeriggio nella sua bottega, e l'unico suo ricavato, purtroppo, erano debiti e fallimenti. Mia madre d'altro canto ha fatto la casalinga fino ai miei 15 anni, si è laureata dopo tante fatiche e due figli, per poi finire a fare quello che di sicuro non era il lavoro della sua vita.

Tutto ciò si è tradotto in continue offese e abusi nei miei confronti, minacce, ricatti, paragoni con i miei cugini, "se continui così sarai sola e una fallita come quella parente lontana..", "sei una delusione", "mi vergogno di te", "mi vergogno di quello che pensano i vicini", "sei stupida", "ho fallito il mio compito di mamma" ecc ecc, per non parlare di quando mia mamma continua a sminuirmi davanti a parenti/amici che mi fanno complimenti o scopro che parla male di me con gli estranei. Mai fatto niente per meritarmi tutto questo, o comunque niente di importante, è tutto scatenato da cose futili o loro impressioni. Io in questi anni ho fatto di tutto per realizzarmi personalmente e professionalmente e renderli orgogliosi di me. Sono stata sempre una figlia e un'alunna modello, riservata e discreta, ricevendo continui elogi a scuola e a lavoro per i miei risultati, le mie competenze e il mio carattere. La situazione in casa è peggiorata quando all'università mi sono lasciata sopraffare da mia madre e da una delusione amorosa, ho perso due anni di studio, scatenando la "furia" dei miei.
Ho preso la prima laurea e ho iniziato a lavorare duramente, nel frattempo ho iniziato di nuovo a studiare e mi sono laureata per la seconda volta. Non mi sento mai abbastanza.
In amore ho avuto storie tormentate con ragazzi che in fondo non mi trattavano per niente bene e non mi rispettavano, finalmente dopo anni ho trovato un ragazzo simile a me, che mi ama e mi rispetta per quello che sono e da pochi mesi siamo andati a vivere insieme.
Ho un fratello, da me tanto desiderato, che purtroppo crescendo in tale ambiente ha sviluppato un carattere troppo chiuso ed introverso, per cui ha rapporti molto limitati con me e i miei. Ovviamente mio fratello ha un trattamento privilegiato, in tutto e per tutto, nonostante non abbia dato loro chissà quali soddisfazioni, anzi spesso ha comportamenti bruschi e irrispettosi, facendoli anche preoccupare inutilmente più del dovuto solo perché magari non ha voglia di rispondere alle loro telefonate. Non sono assolutamente gelosa di questo, gli voglio un bene dell'anima, ma ne soffro.

Per me i miei genitori sono sempre stati i miei nonni materni, venuti a mancare qualche anno fa, con cui purtroppo non ho mai potuto confidarmi al 100% per ovvie motivazioni.

Come gestire questo tipo di rapporti?
Col tempo ho imparato a "stare bene" limitando gli scontri e alcuni discorsi e passando molto tempo fuori casa. Ora che non vivo più con loro, anzi sono lontana 900 Km, li sento poche volte a settimana. Non avverto il desiderio o la voglia di fare una telefonata o mandare un messaggio e mi sento in colpa per questo. So di non comportarmi da buona figlia, ma non riesco a fingere. Quelle poche volte in cui ci sentiamo le telefonate non vanno quasi mai bene e puntualmente mi rovinano le giornate.

Un altro problema, per me ancora più grave, è quello lavorativo o comunque il "cosa voglio fare da grande". Già da piccola ho sempre avuto le idee chiare, sapevo quale lavoro mi sarebbe piaciuto fare, quale università avrei frequentato. Quando mi sono laureata i miei credo che abbiano capito che le mie passioni mi avrebbero allontanata da loro e per garantirsi una vecchiaia serena e con l'assistenza della figlia hanno pensato bene di farmi un bel pò di violenza psicologica per farmi tornare nella loro casa e nel paese. Da lì è iniziato il mio calvario. Il lavoro che ho fatto era la mia seconda scelta e per quanto mi potesse piacere ero costretta a svolgerlo in modalità non consone e così presa dall'esasperazione l'ho abbandonato a malincuore. Per non rimanere disoccupata ho iniziato una strada lavorativa statale su consiglio di mia madre ma è un lavoro che odio e che mi causa molte frustrazioni. Come dicevo ho preso un'altra laurea e ora esercito parallelamente una libera professione che tuttavia non svolgo con amore perchè non è ciò che mi appassiona.
Per me è molto frustrante, per una vita ho sempre avuto le idee chiare su mio futuro e ora che sono adulta mi sento di fluttuare come canne al vento.
Come posso fare per ritrovare me stessa? Ogni giorno mi pongo mille interrogativi ma non riesco ad uscirne.
Tutto ciò mi ha causato anche molti malesseri fisici che tuttora non riesco a risolvere e purtroppo questa instabilità influenza anche la realizzazione di una mia futura famiglia.

Aiutatemi

6 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno Sofia, 


a mio avviso è necessario lavorare sui traumi relazionali, che restando nelle reti neurali, le creano danno anche ora.


Uno dei metodi ottimali per elaborare i traumi è L'EMDR. Sarebbe, quindi, opportuno farsi aiutare da un* psicoterapeuta.


Si, possiamo aiutarla, ma questo spazio è limitato/limitante per farlo. 


Le faccio i miei in bocca al lupo.


Cari saluti.


Dott.ssa Simona Errico

Buongiorno Sofia, nella sua e-mail descrive una storia molto travagliata nel tentativo di accontentare i suoi genitori ed anche sé stessa, soprattutto a livello di scelte scolastiche e lavorative. In questo suo tentativo di mediazione, pur ottenendo scarsi risultati a livello di riconoscimento da parte dei genitori si è allontanata dalle sue “idee chiare” su quello che “vuole fare da grande”. Lei si presenta come una persona ad alto funzionamento sia a livello scolastico che lavorativo, perché anche se non ha fatto direttamente quello a cui aspirava, ottenere due lauree e riuscire a trovare e cambiare lavoro al giorno d’oggi (anche ottenere il lavoro “statale”) dimostra che lei ha molte capacità e riesce ad adattarsi in modo flessibile e funzionale agli ambienti e contesti in cui si trova. Queste capacità le sono state riconosciute a livello scolastico e lavorativo ma quello che ancora non ottiene è un riconoscimento da parte dei suoi genitori: questa mancanza potrebbe proprio essere quello che la tiene ancora legata a loro, nonostante i 900 km di distanza.


Per fortuna a livello sentimentale, dopo alcune relazioni in cui forse si ripeteva un rapporto simile a quello coi suoi genitori, ora ha trovato un compagno che l’accetta per quello che è. Forse non è corretto dire che è stata una fortuna, forse è meglio dire che in lei c’è la capacità di riconoscere ed andare verso scelte che la conducono ad uno stato di benessere ed autorealizzazione.


Ma come sottrarsi alle pressioni dei suoi genitori? Per questo bisogna affrontare prima quella parte di sé che non la fa sentire “una brava figlia” se non fa come dicono loro. Da dove le arriva la convinzione che i figli bravi sono quelli che fanno ciò che dicono i genitori? Si può essere “bravi figli” seguendo le proprie idee ed aspirazioni? Si può essere “bravi figli” diventando autonomi ed indipendenti? Potrei continuare così con altre domande simili. Mi pare che siano queste le questioni che lei deve affrontare, da sola e/o col sostegno della sua rete affettiva e sociale o anche con un aiuto professionale.


Alla luce delle risposte a queste ed altre domande pertinenti per lei, illumini il suo cammino e faccia fiorire la sua persona.


Cordiali saluti, Monica Gozzi. 

Salve


La situazione da lei esposta non è così insolita da trovare in alcune famiglie in cui la difficoltà di coppia si accompagna a rapporti conflittuali con un figlio che si ritrova in una posizione di capro espiatorio. Credo di poterle consigliare una psicoterapia con uno psicoterapeuta a specializzazione sistemico- relazionale, che mi sembra la più indicata vista la situazione che lei delinea con notevole chiarezza.


Rimango a disposizione qualora voglia dei chiarimenti.


Dott.ssa Giusi Molino

Salve, I suoi quesiti sono molto grandi e purtroppo non posso essere liquidati con due parole. Posso dirle comunque che il suo "chiedersi ed osservarsi" rappresenta già metà strada percorsa verso una risoluzione. Si rivolga ad un buon psicoterapeuta, lei è giovane e può fare molto per risolvere i conflitti e i disagi che la fanno così tanto soffrire. Può fare un ottimo percorso alla sua età. Cordiali Saluti

Cara Sofia, per quanto lei ci abbia investito spirito critico, introspezione e impegno, si è resa conto che non è semplice tranciare il cordone ombelicale che ci lega a chi ci ha dato la vita. Lei emotivamente si sente ancora la figlia che vuole piacere ed essere accettata a tutti i costi dai suoi genitori, anche se razionalmente sa che è una battaglia vana ed inutile.


Le consiglio vivamente di affrontare un percorso psicoterapeutico per affrontare questi nodi irrisolti, credo che sia fondamentale per poter vivere appieno la sua vita. Inoltre si ricordi che non è mai tardi per valorizzare le proprie attitudini e i propri interessi, rifletta su questo prima che la sua esistenza diventi la cassa di risonanza di rimpianti e assuma uno stile lamentoso che non deve appartenerle mai e che non merita, se vuole viverla come si deve. 


Resto a sua disposizione, se crede, anche attraverso consulto online. Un abbraccio

Gentile Sofia,


il suo racconto è permeato da particolare sofferenza, frustrazione, scelte non “vissute”, mancanza di amabilità personale e molta insoddisfazione. Tra le frasi mi sembra di osservare anche un forte giudizio personale di autosvalutazione.


Certamente dal racconto sembrerebbe emergere una “vita” difficoltosa, sempre alla riconcorsa e sempre sotto pressione.


Lei sta già iniziando il suo cammino perché si pone i suoi primi interrogativi e perché sta chiedendo aiuto.


Non ho capito se lei vive tuttora a casa dei genitori o se è riuscita a trasferirsi lontana.


Come mai descrive un “trattamento” diverso tra lei e il fratello?


Le consiglio emergendo importante confusione e frustrazione di rivolgersi ad un professionista di sua fiducia per intraprendere un percorso dove ri-formulare le sue sofferenze, ritrovare una buona autostima personale, imparare a giudicarsi meno, cercando anche di pensare maggiormente a stessa e trovare il suo obiettivo come donna, lavoratrice e volendo partner e/o mamma.


Le auguro presto di vedere e poter “toccare” la felicità tanto meritata da tutti.


Resto disponibile se volesse rispondere in privato alle domande o se fosse interessata a una consulenza online.


Cordialmente


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta

Vuoi scoprire tutti i contenuti per "Traumi psicologici"?

Poni la tua domanda agli esperti

Il servizio "Domande allo Psicologo" è attivo. Ogni giorno verranno selezionate le domande da inviare al circuito e da pubblicare sul sito. Non tutte le domande pervenute verranno evase.

invia domanda

Domande e risposte

Quale potrebbe essere la soluzione di tutto?!

Salve, sono una ragazza di 30. Vivo al sud e nella vita mi occupo di musica. Da circa 4 anni grazie ...

1 risposta
Ho perso il controllo della mia vita

Salve a tutti.. ho 21 anni, vivo da sola dall’età di 17,il primo anno ho vissuto con un ...

4 risposte
Mi manca la mia famiglia tossica

Buongiorno. Avevo scritto su questo sito circa un annetto fa, presa dalla disperazione a causa della ...

9 risposte

potrebbe interessarti

Questo sito web o le sue componenti di terze parti utilizzano i cookies necessari alle proprie funzionalità. Se vuoi saperne di più puoi verificare la nostra cookie policy.