Traumi psicologici

Mio figlio di tre anni ha problemi all'asilo

Valeria Russo

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Buonasera a tutti.
Siamo due mamme di un bambino si tre anni e mezzo che frequenta l asilo da quando ne aveva due.
All inizio era molto felice di andare a scuola poi man mano comincia a perdere l entusiasmo non ha mai voluto mangiare in mensa né stare in mensa com gli altri bambini che mangiano. Rifiuta il cibo in maniera categorica e non vuole nulla neanche a casa mangia solo cose poco salutari ed al massimo il pane. Poi per problemi di lavoro ho spostato mio figlio in un' altra scuola dove all inizio andava molto volentieri poi man mano sempre meno contento.
Qui mi dicono che mio figlio spinge i bambini da morsi in classe sale sui tavoli...e come al solito non mangia fa fatica a stare seduto a tavola ed in classe in generale.
Per questi comportamenti la scuola privata che pago profumatamente ogni mese mi dice che da gennaio non vogliono più mio figlio in questa scuola non so se possono farlo ma lo destabilizzeranno di nuovo e secondo me sarebbe peggio.
Grazie per il vostro aiuto. Buona serata.

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buonasera,


dalla descrizione della situazione che avete fatto, mi pare di capire che il vostro bimbo stia manifestando, attraverso diverse modalità, un disagio di qualche genere che nel corso del tempo sembra non trovare una risposta adeguata. Le origini di questi comportamenti potrebbero essere molte e differenti tra loro, per cui non è possibile fare un'ipotesi certa a riguardo. Spesso infatti le difficoltà ad ambientarsi in un istituto scolastico potrebbero essere dovute a fattori che sono presenti nell'istituto stesso o, invece, nell'ambiente domestico e che il bambino non riesce a verbalizzare. Ciò che posso dirvi è che per comprendere meglio la situazione è necessario sicuramente cercare di accogliere questi segnali, provando a rintracciarne l'origine. Come terapeuta espressiva, quando lavoro con bambini o persone che faticano ad esprimere verbalmente le proprie difficoltà, utilizzo spesso modalità creative, come il disegno, l'utilizzo di materiali o la creazione di storie, all'interno delle quali possono essere rintracciati degli indizi molto utili per una migliore comprensione della situazione.


Credo che in ogni caso, un eventuale trasferimento ad un altro istituto scolastico, andrebbe accompagnato e concordato con molta attenzione con le nuove operatrici, in modo da favorire un migliore inserimento per il vostro bambino e prevenire ulteriori fattori di stress, che potrebbero effettivamente complicare ulteriormente le cose.


Sperando di avervi fornito degli spunti interessanti, resto a disposizione per eventuali dubbi.



Dott.ssa Decla Vivolo

Buongiorno mamme di …?,


è una riflessione piuttosto complicata da proporre in poche righe, per le molteplici questioni che contiene. Innanzitutto occorre evidenziare che i bambini che presentano problematiche di adattamento all’asilo nido o alla scuola materna spesso con complicanze inerenti al cibo, indicano (a loro insaputa) che non hanno ancora potuto elaborato la questione della  “separazione” psichica dal quadro famigliare. Ma in questo quadro o storia famigliare sono implicati anche i genitori sia che siano un uomo o una donna, oppure due donne, ecc. Ciò che consiglio è di parlarne con un professionista psi, per esporre i dubbi, il proprio vissuto e le emozioni , in primis relative alla “maternità” e alla costituzione di una famiglia.


Dr.ssa Franca Brenna – psicologa/psicoterapeuta –psicanalista – Socio dell’Associazione Françoise Dolto – Casa Verde.

Signora Valeria, sarebbe utile approfondire meglio da dove arriva questo disagio di suo figlio. Bisognerebbe capire come sta lui nel suo contesto familiare, come è composta la famiglia. Non ci sono state separazioni? Siete due mamme in che senso? Vive con due mamme? Qualche elemento in più può permettere ad un professionista di valutare meglio la situazione. Il linguaggio del bambino come è strutturato al momento? Le consiglio di fare un consulto psicologico mirato a raccogliere un'osservazione più ampia, e capire come comportarsi.


Saluti,


dr.Cameriero Vittorio 

Certamente è la manifestazione di un disagio che il bambino vive a livello emotivo. In teoria, e ribadisco, in teoria, secondo le tappe classiche di sviluppo a tre anni il bambino non dovrebbe più usare il morso. Dovrebbe quanto prima farlo vedere da uno psicomotricista o da un psicoterapeuta infantile. Se è una scuola privata, possono richiedere l'allontanamento del minore. Ma indipendentemente da questo, la situazione va fatta valutare da professionisti.


Va valutata la dinamica familiare, se il bambino dorme, come si comporta a casa, se comunque il peso è conforme agli anni e mesi che ha, se avete fatto o meno analisi del sangue per vedere se al bambino manchi qualcosa.  Gli aspetti da considerare sono diversi.

Gentile Valeria, 


come avete avvicinato il bimbo all'asilo? Cosa potrebbe esser cambiato in questo periodo a scuola, a casa, tra di voi? Come è la socializzazione? Lui gioca con altri bambini? Quali tipi di gioca ama fare? Con chi?


Cercate di stargli vicino, di non sgridarlo solamente ma anche spiegare cosa state facendo, perchè state reagendo così, cercate di coccolarlo ma anche capire cosa accade a scuola. Lui non parlerà molto ma cercate di osservare i suoi modi o se cambia espressione quando entra in classe, se vedi l'amichetto x o y, ecc. 


Se già non lo ha fatto provi a raccontare una storiella dove un animaletto si è dovuto trasferire di città e ha dovuto fare nuove amicizie, dia enfasi sulle difficoltà e sui lati positivi e provi farlo interagire magari chiedendo cosa farebbe lui, come finisce per te la scuola? E da li cercare di dare lei una soluzione e una spiegazione al cambiamento per riuscire pian piano anche a fargli "integrare" bene il cambiamento vissuto in passato dal 1° al 2° asilo.


Con le maestre non è possibile avere un dialogo costruttivo? Cercare insieme di capire se c'è un momento della giornata più "difficile", se la parte impulsiva emerge soprattutto con una persona o con un'altra, se con i maschietti o le femminucce, ecc. 


La parte invece alimentazione. Cosa non mangia? Avete già provato a fare dei "giochi" coi cibi magari coinvolgendolo nelal preparazione, facendo toccare la pietanza, annusare i vari odori, cercare di capire in bocca la consistenza e poi chiedere com'è? 


Da questo giochino si potrebbe anche capire in base alle espressioni del viso i suoi gusti: disgusto, bontà, ecc...


Si potrebbe valutare anche di "giocare" e bere centrifughe magari dei colori che gli piacciono di più e introdurre così non solo frutta ma anche verdure. 


Vi consiglio di provare in primi a rispondere a queste domande, valutare un dialogo anche con la scuola, dove trovare insieme una strategia comportamentale e di regole e richiedere una consulenza ad uno psicologo che si occupa di età evolutiva per essere supportati in questo momento "difficile".


Resto disponibile per informazioni, domande aggiuntive, consulenza online o se volesse rispondere in privato alle domande poste.


Le auguro di trovare presto una soluzione al suo problema.


Cordialmente


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Ricevo a Torino, provincia (Collegno) e online

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