Traumi psicologici

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CHIARA

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Buonasera, vi scrivo perchè sono molto preoccupata per il mio compagno che mi ha recentemente accennato ad alcuni pensieri suicidi nell'ultimo periodo.
Sono preoccupata in quanto la sua situazione è molto complessa e tiene insieme diversi fattori. Da piccolo è stato allontanato dalla famiglia e sistemato in una comunità per minori in quanto la madre era alcolista e non è stata considerata in grado di prendersi cura del figlio. Purtroppo è mancata per via dell'alcool e la sua morte ha causato una profonda ferita nel mio compagno che non è stato in grado di salutarla un'ultima volta.
Questo dolore per la morte della madre lo porta a chiudersi in se stesso e a non comunicare le sue emozioni o pensieri e a rifugiarsi nell'alcool come via di sfogo quando si sente scoppiare.
Nell'ultimo anno gli è stato diagnosticato un tumore che per fortuna ha sconfitto, ma ha vissuto questo anno di malattia in modo molto distaccato. Non ha mai accennato una sola volta alle sue difficoltà o emozioni.
Questa sera, dopo aver festeggiato la guarigione, ha ecceduto con l'alcool e ha iniziato a sfogarsi con me confidandomi di aver più volte pensato di suicidarsi buttandosi dal balcone, ma si è sempre tirato indietro a sua detta per il dispiacere che avrebbe procurato a nostro figlio.

Ora io sono consapevole che lui abbia bisogno di un supporto professionale e sono stata la prima a suggerire un percorso psicologico per affrontare il lutto e tutto quello che ha vissuto nella sua infanzia; quello che mi preoccupa sono questi pensieri suicidi, che ho il timore diventino dei veri e propri tentativi.
Cosa posso fare?

6 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Chiara,


Penso sia importante che il suo compagno si rivolga in prima battuta ad uno psichiatra per valutare l'opportunità di un supporto farmacologico, sia per l'aspetto depressivo, sia per l'abuso di alcol. In un secondo momento, sarebbe opportuna una psicoterapia in modo tale da esplorare con costanza e impegno le origini delle sue difficoltà, e lavorare sul raggiungimento di uno stato emotivo positivo e di una migliore qualità di vita.


Ma queste sono scelte che deve fare lui. Purtroppo, per quanto ci si possa sentire impotenti di fronte alla sofferenza di una persona che amiamo, l'unica cosa che possiamo fare è supportare la sua scelta di cercare aiuto. Senza spinte né ricatti, ma semplicemente chiedendogli di trovare il coraggio di assumersi la responsabilità del suo benessere, perché da lì passa anche il benessere di suo figlio. E suo figlio ha il diritto di avere un padre che vuole vivere.


In bocca al lupo


Olivia Marchese

Buongiorno,
Mi racconta che il suo compagno ha pensato di volersi suicidare ma il pensiero del figlio lo ha aiutato ad non concretizzare il pensiero.


Quando è presente l ideazione suicidaria occorre chiedere aiuto ad un professionista della salute mentale (psichiatra e psicologo) per aiutarlo a prendere coscienza del suo mondo interno e a prendere contatto con la vita con le diverse sfumature.
Lo psichiatra valuterà se occorre una terapia farmacologica.
Quello che può fare in questo momento per il suo compagno è accompagnarlo da un professionista.


Un saluto
dr. ssa Stefania Stocchino

Gentile Chiara lei non può fare altro che sostenerlo nella scelta di rivolgersi ad uno psicoterapeuta affinché possa iniziare un percorso che lo aiuti ad elaborare la sua sofferenza. Il fatto che le abbia confidato di avere pensieri suicidi non va, giustamente, sottovalutato ma accolto come una richiesta di condivisione del suo dolore. Le auguro che lui possa responsabilmente decidere per il proprio bene e per quello che nutre per lei e vostro figlio. Molti saluti Maddalena Bazzoli psicoterapeuta Torino 

Gentile Chiara


dice di essere preoccupata per la situazione del suo compagno e si chiede cosa fare. Oltre quello che lei stessa suggerisce  e cioè di spronarlo ad una psicoterapia, la cosa più importante e soprattutto utile che può fare per lui è una "vicinanza attiva". Ascoltare, capire, dimostrare affetto e amore in maniera incondizionata. Farlo sentire sempre in compagnia a mai solo e abbandonato in modo da poter lenire la ferita della sua infanzia. Inoltre fate delle cose insieme, lavoretti, passeggiate, viaggi, interessi culturali... dimostrando non solo interesse ma anche fiducia, stima e piacere. Probabilmente il suo compagno ha bisogno di sentirsi non solo utile ma apprezzato e accettato in tutta la sua personalità. Stare in sintonia consente di avere fiducia in qualcuno e soprattutto non essere solo e abbandonato senza rimedio.

Buongiorno Chiara. Il lavoro di supporto che sta svolgendo è sicuramente apprezzato dal compagno, che sta passando un momento in cui evidentemente fatica a prendersi cura delle proprie emozioni. Avete mai avuto un confronto su come lei viva la chiusura in se stesso del suo compagno? In questi casi mostrarsi disposti ad accogliere quella parte di emozioni che per l’altro sono esplosive potrebbe avere effetti benefici sulla gestioni dei momenti di difficoltà, prevenendo potenzialmente anche l’insorgere di pensieri suicidari. Con questo non intendo dire che deve essere lei a farsi pieno carico della sua sofferenza, ma quello che può fare in attesa che il suo compagno si affidi ad un esperto è porsi in modo accogliente dicendogli anche a parole quanto lei sia presente per lui.
Il consiglio definitivo è comunque quello di rivolgersi a uno specialista tentando di fargli capire come l’esplorazione del suo disagio, per quanto possa essere spaventoso, con uno psicoterapeuta è il primo passo per trovare sollievo al termine di un percorso.
Sono disponibile per un consulto più approfondito, anche online, sia con lei che con suo marito per cercare insieme una via d’uscita.
Cordialmente,
dott. Alfonso Panella.

Gentile Chiara,


da come scrive mi sembrerebbe proprio molto utile e importante il bisogno di un supporto psicologico dove valutare insieme ad un professionista se "il suicidio" è una richiesta d'aiuto forte o se ci possono essere delle preoccupazioni importanti su cui riflettere e quindi rivolgersi anche ad un medico.


Dalla descrizione della sua breve storia di vita, capisco che su un portale online non si possa raccontare dettagliatamente la propria vita, emergere ardentemente un vissuto di frustrazione, abbandono e importante disagio. Infanzia sicuramente anomala dove la vicinanza e l'accudimento sono venuti a mancare. Vero, però anche, che nella vita la nostra identità non si sviluppa solo grazie la storia di attaccamento con mamma e papà ma anche dalle relazioni extrasociali come possono essere amicizie, fidanzata, moglie, figli, colleghi di lavoro, insegnanti, ecc.


Lei ad oggi come prima cosa potrebbe valutare un patto con lui. Potrebbe stare su quanto vi amate, sul bene che lei prova, sul bene e il bisogno che può avere vostro figlio di entrambi i genitori e se dovesse riavere ancora questi pensieri lui, prima di prendere decisioni impulsive deve subito chiamarla e parlarne con lei. Se siete una coppia che comunica ed è aperta al confronto faccia anche leva su questa vostra risorsa e cerchi di trovare la vostra modalità e la vostra sicurezza.


Nel frattempo le consiglio di cercare un esperto nella sua zona a cui rivolgervi per essere supportato non solo suo marito ma anche lei come moglie e mamma di vostro figlio.


Resto disponibile per informazioni, domande aggiuntive e/o eventuale consulenza online.


Cordialmente


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Ricevo a Torino, provincia (Collegno) e online

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