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È' possibile aumentare la felicità oltre un certo limite?

03 Giugno 2018

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Negli ultimi anni ha destato interesse negli psicologi il significato di una vita più semplice, riscontrando che la riduzione dei consumi e del possesso dei beni, può aumentare il benessere interiore e dare un senso più profondo alla nostra esistenza.

Il Mahatma Gandhi possedeva soltanto 5 cose: un piatto, una ciotola, gli occhiali, un orologio e i sandali, oltre al vestito ed il suo motto era "per vivere, non accettare e non possedere ciò che non serve". Senza voler pensare a questa forma di vita quasi mistica, tuttavia, l'economista Richard Easterlin affermò che "la felicità delle persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza" definendo questo paradosso, il "paradosso della felicità".

Infatti, egli sosteneva che quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicità dell'uomo aumenta fino ad un certo punto e poi, comincia a diminuire. Del resto, molti secoli prima Aristotele affermava che non era la ricchezza a dare la felicità.

Alla luce di quanto espresso, sorge spontanea la domanda su quali siano gli obiettivi, quali siano le prospettive di benessere sociale, quale sia lo stile di vita migliore per essere felici. La prima risposta é quella di dedicare, comunque, del tempo nelle relazioni sociali, cioè nei "beni relazionali" e non nei "beni posseduti", immediatamente dopo, occorre fermarsi a riflettere su ciò che realmente si possiede e ciò che potrebbe mancare, non ciò che manca.

In una società come questa, all'insegna del consumismo, si rincorre sempre qualche altro nuovo oggetto, ma poi, inesorabilmente, se non si dialoga nel profondo con noi stessi, uscendo dal proprio microcosmo, ed imparando ad entrare nel macrocosmo degli altri, osservando ciò che ci circonda, la "felicità" come stato di benessere, apparirà sempre come una chimera, come qualche cosa che non ci appartiene.

Con tutta la tecnologia entrata nella vita dell'uomo moderno, si economizza tempo, e questo tempo risparmiato finisce per essere utilizzato per andare più lontano o ancor più per orientarsi verso l'accumulo di prodotti di consumo, rimanendo così intrappolato dal piacere del "consumo materiale", non prendendo neanche consapevolezza che il benessere soggettivo é legato ad un comportamento misurato e non al "quantum".

Il possedere sempre più cose non lo condurrà ad una soddisfazione maggiore, ma ad una forma di tirannia in cui vi resta intrappolato. Infatti, é proprio l'assuefazione al "tutto" ad impedire un aumento del piacere, della felicità.                                                                  

 La nascita in America dei "life-coach" cioè di specialisti che aiutano a riorganizzare e semplificare la vita quotidiana, é un chiaro esempio che l'accumulo di oggetti rappresenta una forma di disturbo ossessivo-compulsivo e, in quanto tale, non può far star bene.

In realtà, la quantità delle cose abolisce il valore e molte cose belle si perdono nel disordine, nel caos, nella ricerca affannosa in casa senza ritrovamento e, questo eccesso di oggetti, genera, alla fine, la noia allontanando dal benessere a cui ciascuno aspira.

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