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I falsi miti della mascolinità

06 Novembre 2020

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Il termine "maschile" é spesso sfuggito nella progettazione educativa, soffermandosi particolarmente sul "femminile". Oggi con l'evoluzione globale della "donna" si é giunti all'istituzione di progetti ministeriali sulle "pari opportunità" e vari comitati. Prendere in considerazione "l'educazione emotiva" per i maschi, lo sviluppo di una sensibilità più spiccata che vada a toccare la sfera più intima e personale rappresenta una realtà innovativa, in quanto la maggioranza degli uomini quando si incontrano parlano, in genere, di politica o di sport. Sono pochi coloro che riescono a condividere in un dialogo tra "pari" dubbi, problemi, difficolta, eventi riguardanti la loro vita intima e privata. La nozione di " genere" maschile e femminile come ha affermato Barbara Mapelli in "Per una pedagogia delle differenze di genere" nel 2013 "può irrigidirsi, divenire stereotipo vincolante e limitare la libertà delle persone, che si sentono e sono costrette ad adeguarsi ad alcune immagini precostituite. Gli imperativi " sii uomo o sii donna", anche se non pronunciati, possono divenire dei dover essere faticosi, talvolta dolorosi, in ogni caso degli ostacoli allo sviluppo e crescita libera soprattutto di chi é piccolo o piccola". Alcune espressioni tipo " sii un vero uomo" possono, durante l'età evolutiva, rivelarsi autolesive in quanto impediscono la piena realizzazione di sé spingendo il ragazzo verso un modello precostituito e predefinito a cui ispirarsi, anziché verso l'essere se stesso. Si sono, ormai strutturati 4 falsi miti: il primo è quello che " gli uomini non piangono mai" in quanto il pianto rappresenterebbe fragilità e debolezza, cosa antitetica al "modello di virilità" imposto.

Pertanto, la sofferenza negata e coartata, viene spesso trasformata in rabbia e, in soggetti depressi, i sintomi vengono associati a comportamenti violenti o a comportamenti dominati da rabbia sfrenata. Il secondo falso mito riguarda il fatto che "il vero uomo non deve chiedere mai" e questa modalità spinge il maschio a far tutto da solo o a negare quanto sta accadendo intorno a sé. Infatti, quando un uomo si trova in difficoltà nel gestire una problematica, é frequente il conflitto fisico o verbale, fino ad arrivare a forme di violenza vera e propria, al fine di riaffermare il proprio potere. Il terzo falso mito riguarda "l'essere un latin lover" vale a dire, non l'amore in sé, ma avere più partner sessualmente disponibili. Questo aspetto viene accentuato da diversi prodotti culturali tra cui la pornografia che evidenzia la relazione uomo/donna finalizzata esclusivamente al raggiungimento del piacere e, negli ultimi anni, anche la musica "rap" i cui testi sottolineano la presenza della donna come un oggetto sessuale gestito dal maschio anche in modo violento, annullando in tal modo lo scambio intimo ed emotivo, presente in una relazione vera, che porta al soddisfacimento di bisogni più profondi e intensi. Infine, il quarto falso mito é quello in cui "se l'uomo ha il potere, ha anche successo". Infatti, nel linguaggio maschile "forza" e "potere" rappresentano spesso il principio della prepotenza e della prevaricazione ( anche violenta) sugli altri producendo, quindi, effetti auto ed eterolesivi nel contesto relazionale. Si pensi, a tal proposito, al bullismo presente soprattutto in età evolutiva o a quelle forme di giornalismo esasperato in cui, chi vuole dar notizia, procede in modo denigratorio ed intimidatorio, spesso anche offensivo. Quanto descritto riguardante i falsi miti dei maschi é opportuno che sia evitato dai rinforzi genitoriali che restano, comunque, i primi esempi di vita che il bambino riceve, se poi vi sono incertezze educative qualche suggerimento psicoterapeutico può essere di grande supporto.

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