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I Piani Inconsci e le Credenze Patogene

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La formazione delle credenze patogene

Secondo Weiss (1993), il bambino può formarsi credenze patogene semplicemente convincendosi che i genitori lo trattano come meritano. Egli porta come esempio il caso di una paziente che da bambina avendo avuto un padre assente e una madre depressa, aveva sviluppato l'idea di essere una persona insignificante non meritevole di ricevere alcuna attenzione.
In seguito a questo aveva sviluppato modalità relazionali all'impronta di un'acuta remissività, caratterizzata dal non riuscire a riflettere sui suoi desideri e al prendersi sul serio.

Weiss (1993) afferma che inoltre il bambino può anche acquisire credenze patogene insegnategli direttamente dai genitori: ad esempio nel caso in cui un genitore comunica al figlio di dover vivere in una dimensione "sacrificale"; ma ci sono possibilità di acquisizioni di credenze patogene dovute ad eventi accidentali come una possibile malattia dei genitori o del bambino stesso.
Un'ulteriore origine delle credenze patogene del paziente possono avere origine da traumi da shock come una relazione patologica con uno dei due genitori o addirittura la morte improvvisa di un membro della famiglia.

Complessivamente possiamo dunque affermare che secondo il modello di Weiss ogni credenza si forma all'interno del nucleo familiare come "patto di fedeltà" rispetto alla famiglia o ad un membro della famiglia.
Nella relazione con il paziente il terapeuta ascoltando la descrizione offerta dal paziente sulla sua infanzia può comprendere quali credenze patogene ha assunto da tale esperienza. In base a questo il terapeuta può individuare le credenze patogene da disconfermare e di conseguenza riesce a determinare inoltre gli obiettivi del paziente, che includono per l'appunto sempre la disconferma di tali credenze.

Nella mente del terapeuta deve essere sempre presente che il bambino si ritiene sempre responsabile degli eventi piacevoli come di quelli spiacevoli che accadono dentro la famiglia.
Se il bambino percepisce i genitori come depressi, ansiosi od infelici allora probabilmente si riterrà causa del loro stato emotivo ed impegnarsi al fine di renderli felici. Nel caso in cui il bambino tenti in questo compito e fallisca probabilmente generalizzerà ritenendosi un fallito ed a livelli estremi potrà sviluppare idee suicide.
Un altro esempio è quello del caso in cui i genitori non si interessano al bambino, ma esigono ubbidienza e rispetto, il piccolo può diventare depresso o pensare che il suo unico compito esistenziale è assecondare le aspettative degli altri adempiendo pedissequamente al voler altrui.

Il senso di colpa

Eagle fa notare come Weiss (1982) ha suggerito che "le credenze patogene" siano rese e mantenute inconsce al fine di non danneggiare i vincoli vitali con i genitori. Parimenti Bowlby (1969; 1979) ha osservato che i fanciulli apprendono implicitamente a non mettere in discussione o riesaminare l' "immagine ufficiale" parentale di rappresentazione.
Anche i terapeuti della famiglia, ad esempio, hanno riferito del fatto che spesso le famiglie sono collusive al fine di mantenere certi miti familiari e rifiutano anche soltanto di esaminarli. Tutto ciò suggerisce che le persone che vivono basandosi su certe regole e credenze patogene inconsce hanno ricevuto in epoca molto precoce il metamessaggio di non divenire consapevoli, di non esaminarle e di non riconoscerle. In "Psicologia Clinica" Carli (1987, p. 269) sottolinea come "un primo problema da rimarcare concerne il processo genetico del sentimento di colpa, e quindi anche la dinamica con cui esso viene elaborato e superato nel corso dell'esperienza psicoterapeutica".

La colpa, se considerata nella sua qualità di emozione, inerisce al modo di essere inconscio della mente; in questo ambito di considerazione è corretto parlare di sentimento di colpa inconscio, e distinguere questo da altre emozioni addomesticate, ove è più ampio il contributo del pensiero asimmetrico, in uno stabilimento di relazioni che è in grado di mettere in rapporto l'emozione stessa con varie vicende , esperienze, eventi della vita di una persona. In quanto appartenente al modo di essere inconscio, il sentimento di colpa è collegato con il fallimento della scissione che protegge il primitivo rapporto che si struttura , nella mente, con gli oggetti, cioè con le figure significative e le loro funzioni, dall'ambivalenza".

In altre parole e concordemente con una caratteristica fondamentale della rimozione, la condizione inconscia dei divieti superegoici, delle "regole" e delle "credenze patogene" è motivata dal bisogno di evitare l'angoscia e il senso di colpa e, in particolare, dal bisogno di evitare il dispiacere ai genitori e di danneggiare i legami con loro.
Weiss considera, quale ulteriore esempio di uno schema cognitivo/affettivo includente una "credenza patogena" la descrizione offerta da Modell A., in "On Having the Right to a Life: an Aspect of the Superegos Development", (Int. J. Psichoanal., vol.46, 323-331. 1965) di ciò che egli chiama "il senso di colpa del sopravvissuto" e "il senso di colpa di separazione". Vi sono dei pazienti la cui angoscia e senso di colpa suggeriscono la seguente preposizione inconscia se-allora "se mi distacco dai miei genitori e sopravvivo(e sto pure bene) come individuo separato ed autonomo, ciò accadrà a spese dei miei genitori".

Le "credenze patogene" che vengono interpretate più frequentemente sono la "colpa edipica" (non diversa da quella freudiana classica), la "colpa da separazione", e la "colpa del sopravvissuto" (studiata inizialmente sui sopravvissuti all'olocausto ed ai campi di concentramento, poi estesa a situazioni più generali come quelle originate dalle differenze tra familiari o fratelli meno fortunati, ecc.).

La colpa di separazione può svilupparsi in un bambino che desideri diventare più indipendente, ma che inferisce dall'esperienza che così facendo ferirebbe il genitore (Modell, 1965, 1971). Il senso di colpa di separazione, come l'angoscia di castrazione, è radicato in una credenza. La credenza, appunto, che se diventasse più indipendente provocherebbe un danno al genitore. Modell in "On Having the Right to a Life: an Aspect of the Superegos Development" (1965, p.323) ha scritto a tal proposito: "certe forme di reazioni terapeutiche negative possono essere comprese come manifestazioni di un sentimento basilare di non avere diritto a vivere, non aver diritto ad un'esistenza separata. La separazione dall'oggetto è percepita inconsciamente come il causare la morte della madre: ottenere qualcosa per se stesso o condurre un'esistenza separata viene percepito come l'atto di deprivare la madre di qualcosa di fondamentale".

Weiss e Sampson, parimenti a Modell, ritengono che la colpa del sopravvissuto dipenda dalla convinzione, costruita all'interno della famiglia di origine, che il bambino se otterrà delle cose per se stesso lo farà a discapito dei genitori o dei fratelli; l'individuo per non perdere il loro affetto mantiene la convinzione di doversi limitare o addirittura sabotare, per poter mantenere i rapporti uniti. Eagle(1989) sottolinea come Modell quando affronta il problema se una "credenza patogena" sottenda la "colpa del sopravvissuto" e quella di "separazione" -relativamente all'effetto che se io mi distacco e divento una persona indipendente , distruggerò mia madre (mio padre)- egli non intende suggerire che una persona che stia sperimentando la colpa del sopravvissuto o la colpa della separazione covi il desiderio effettivo di distruggere sua madre.

Analogamente, quando Weiss (1982) descrive la credenza patogena sottesa all'angoscia di castrazione, egli non ipotizza che la persona che sta sperimentando questo tipo di angoscia covi necessariamente dei desideri effettivi inconsci di morte nei confronti del padre e dei desideri effettivi incestuosi nei confronti della madre. Egli suggerisce piuttosto che l'angoscia di castrazione derivi dalla "credenza patogena" che se io ho successo in certe competizioni ambiziose, il mio successo comporterà la distruzione di mio padre. Secondo Weiss (1982) nell'interpretazione clinica si può dire che una persona che soffre di angoscia di castrazione reagisce adeguandosi alla seguente proposizione inconscia complessa se-allora: se io perseguo apertamente le mie ambizioni e ho successo, il che è inconsciamente equivalente a sostituire mio padre e pertanto simbolicamente a commettere incesto allora io sarò mutilato. Come sottolinea Weiss, l'angoscia di castrazione così interpretata si basa su una credenza negativa o patogena inconscia secondo cui le competizioni sono inevitabilmente associate con l'aspettativa del castigo e della mutilazione.

Una conclusione analoga, sostiene Eagle (1989), può essere tratta considerando il "senso di colpa del sopravvissuto". Il bambino, al quale viene ripetutamente trasmesso il messaggio implicito che le sue normali e quotidiane spinte all'autonomia e al distacco della famiglia sono equivalenti ad abbandonare e distruggere i membri della famiglia stessa, può arrivare a sentire e a fantasticare che solo nel riuscire a distruggerli potrà diventare realmente autonomo, giungendo a covare desideri delittuosi.
A tal proposito Weiss suggerisce che una persona non desidera la distruzione del padre, ma che certi scontri normali ed ordinari sul piano evolutivo, vengono sperimentati ad un qualche livello, come simbolicamente equivalenti alla distruzione del padre.

Il senso di colpa del sopravvissuto può essere alla base di tutta una serie di sintomi come la difficoltà a mantenere rapporti emotivamente significativi o a raggiungere obiettivi personali poiché ciò corrisponderebbe ad un tradimento rispetto alla propria famiglia di origine. Weiss (1983) porta numerosi esempi al riguardo: uomini che rovinano l'intesa con la moglie per paura di avere con lei una relazione migliore di quella esistente tra i suoi genitori; o anche di pazienti che non riescono ad approfittare delle proprie opportunità e se se ne approfittano trovano il modo di punirsi per averlo fatto.
Il senso di colpa da separazione invece riguarda la credenza patogena che se il paziente si rende autonomo rispetto ai genitori o ai fratelli allora loro ne rimarranno sconvolti. Le credenze patogene cominciano ad instaurarsi nell'infanzia e nella fanciullezza dai genitori e dai fratelli, a cui il bambino attribuisce un'autorità assoluta. In definitiva le credenze patogene rispecchiano l'egocentrismo del bambino, la sua insufficiente causalità e la sua ignoranza dei rapporti umani. Il bambino tende ad assumersi la responsabilità di tutto quello che accade: qualsiasi azione riprovevole effettuata dai genitori o qualsiasi cosa sgradevole gli accada. Nella vita adulta l'onnipotenza narcisistica nel ritenersi responsabile dello stato emotivo della propria famiglia farà sì che il paziente non possa mai sperimentarsi come autonomo e con dei propri obiettivi.

Serge Lebovici in "Sentimenti di colpa nel bambino e nell'adulto" (1971) avanzò la proposta di considerare tutte le manifestazioni della patologia psichica alla luce del sentimento di colpa e della psicodinamica connessa a tale sentimento. "I sintomi nevrotici-afferma Lebovici (1971, p. 97)- sono manifestazioni di angoscia predatoria che si traducono in fobie e ossessioni.. alla base di questi stati nevrotici vi sono i sentimenti di colpa, anche se non assumono forma manifesta". Se, come si è visto, l'elaborazione della colpa occupa un ruolo centrale nella dinamica psicopatologica, è anche comprensibile come la stessa problematica debba intervenire in modo rilevante nella prospettiva psicoterapeutica: ed infatti lo stesso Fornari, sottolinea R. Carli in "Psicologia Clinica" (1987, p. 246) "definisce il sentimento di colpa quale transizione e reciprocità simmetrica negativa, sintetizzabile nel mors tua mors mea e ne fa una cerniera mutativa che presiede al passaggio della reciprocità antitetica della pregenitalità (mors tua vita mea) alla reciprocità simmetrica positiva della genialità (vita tua, vita mea). Il precedente psicogenetico di questa transazione tra soggetto e oggetto è individuabile nella versione sadica della onnipotenza pregenitale (mors tua vita mea) ed in quella masochista (vita tua, mors mea). In entrambe queste posizioni di rapporto con l'oggetto si può individuare una funzione riparativa, o se si vuole sopravvivenziale, che peraltro implica da un lato la sopravvivenza del soggetto a scapito dell'oggetto, dall'altra quella dell'oggetto a scapito del soggetto."

Weiss e Sampson fanno notare inoltre che in due dei suoi ultimi scritti (1938), Freud spiega lo sviluppo del senso di colpa inconscio del bambino in relazione ai suoi genitori. Egli teorizza che il senso di colpa inconscio deriva dalla relazione di dipendenza con i propri genitori. Eagle (1982), a tal proposito suggerisce che queste credenze inconsce e l'angoscia e i sensi di colpa ad essi associati siano basati su equivalenze simboliche facilitate dalle comunicazioni implicite dei genitori.

I significati inconsci e le equivalenze simboliche vengono quindi acquisiti attraverso una interazione tra messaggi impliciti e precoci comunicati al bambino e gli schemi e le operazioni affettive e cognitive relativamente primitive del bambino stesso.

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