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I risvolti psicologici del COVID19

16 Marzo 2020

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L'esposizione ad un rischio di contagio ed al contempo ad una circostanza di comprovata anomalia, costituisce nella nostra psiche una richiesta di adattamento al nuovo stimolo (da intendersi in senso ampio quale nuova situazione):

una richiesta di cambiamento, sui molteplici piani

  • del monte ore lavorativo
  • organizzativo-gestionale della casa e dei propri congiunti,
  • dei mancati spostamenti e
  • dell'approvvigionamento di generi alimentari

e, non secondariamente, una richiesta di adattamento psicologico

  • alle indicazioni di privazione della libertà di scelta,
  • alla privazione drastica della libertà di movimento,
  • all'istanza di gestione di una percezione di pericolo ed
  • all’esigenza di autoregolazione dell'emozione di paura ad esso correlata.

Suddetta esposizione mette in evidenza, amplifica e rimarca talune propensioni psicologiche individuali.

Rileviamo quali meccanismi psicologici emergono rendendosi in questo frangente di osservazione maggiormente riconoscibili; a fronte di uno stimolo identico, quest'ultimo va a toccare/sollecitare corde o modalità stabilmente strutturate in noi, che già ci appartengono e che riaffiorano, riattivate dall'irruenza di uno stimolo stressogeno esterno.

Di grande interesse l'esperienza clinica che sta connotando questo lasso temporale, ma similmente, talune reazioni e modalità psicologiche si rilevano fluidamente all'osservatore in strada o in piazza.In grande misura, si rileva la necessità di trovare il bersaglio della mia rabbia,

<<È colpa dei cinesi: io l'ho sempre detto che sono degli str*****; non ti salutano, non ti sorridono quando passi, stanno tra di loro e basta. Lo dicevo anche prima>>.

Siffatto meccanismo di scarico sul bersaglio, risulta tanto più immediato e di agevole applicazione psicologica, se tale attacco va a rinforzare uno stereotipo già sussistente, vale a dire un giudizio di valore o una posizione concettuale granitica, che costituisce nel mio pensiero psichico un assunto o un corollario.

(Convincimento pregresso:

<<I cinesi sono str*****, stanno solo tra di loro.>>

Trasformazione nell'oggetto-bersaglio dell'attacco = <<è colpa loro>>).

Molto frequentemente, accanto a tale meccanismo di attacco al bersaglio si determina (ma non regolarmente e non imprescindibilmente), anche un meccanismo proiettivo.

In chiave clinica attraverso la proiezione, non riconosco una componente in me, la proietto nell'Altro e la vedo solo nell'Altro; applicato al contesto virale attuale ed al meccanismo osservato in taluni soggetti: escludo categoricamente di poter essere io stesso/a veicolo di trasmissione del virus, vale a dire, il fattore malvagio è soltanto fuori di me, è assolutamente, perentoriamente altro da me, non posso neppure contemplare di esserne portatore pure io.

Il più frequente dei meccanismi psicologici in azione, rilevabili a fronte dell'avvento del Coronavirus (così pure di altri eventi sfavorevoli o nefasti) consiste nel meccanismo della negazione o del ridimensionamento; nelle fasi iniziali, a fronte di una notizia negativa, di un evento funesto, di una richiesta imprevista di cambiamento o del subentro di uno stimolo stressogeno, si rileva la messa in atto di una difesa psichica.

In tal caso i soggetti verbalizzano:

<<Guardi, è tutta una montatura>>

<<Ma va!! È una bufala, vogliono solo spaventare. I media non sono in grado di dare le informazioni, ingigantiscono perché non sanno di che parlare>>.

<<Non è come dicono.

Io non ci credo. Ovviamente è una normalissima influenza, come è sempre stato anche in passato>>.

<<Questo fatto è molto banale, ma loro lo aumentano. No io non ci casco, non è vero niente!>>

<<Ma sì … ancora con ‘sta storia? Vanno avanti a parlare di ‘sta cosa, perché loro ci credono!

Sono dei boccaloni>>.

Ridimensionare l'impatto emotivo costituisce clinicamente una modalità fisiologica e condivisibile; in qualche misura essa può essere compresa quale reazione iniziale "il non volerci credere, il prendere psichicamente tempo", per proteggersi da tanto disagio e sofferenza emotiva.

In un secondo tempo, i soggetti stessi riusciranno a recepire ed integrare i dati provenienti dalla realtà esterna, comprovanti, avvaloranti che la situazione rappresenta un rischio reale e accantoneranno queste risposte originarie.

Altri meccanismi emersi all'osservazione sono funzionamenti di tipo paranoide, laddove l'Altro è percepito quale malevolo, sospetto, indegno di fiducia.

Il fattore paranoide lo si individui nell'assenza di elementi oggettivi storici o comprovanti (senza cioè che vi sia una relazione antecedente o pregressa, tale da avvalorare negli elementi di realtà siffatta opinione o pensiero).

Ad esempio:

<<Se capita qualcosa a me, ai miei genitori, o ai miei familiari, a noi ci lascerebbero morire subito, perché già me lo immagino, a noi non ci curerebbero>>

<<I miei titolari di lavoro sacrificherebbero noi prima di tutto, perché noi operai siamo sacrificabili, siamo carne da macello.

In una epidemia come questa, prima mettono avanti noi>>.

Questi individui presuppongono un ordine sequenziale di "sacrificio umano", la cui logica o connessione con l'esame di realtà si annebbia e perde l'adesione lucida agli eventi ed agli accadimenti esterni infettivi-sanitari e/o di organizzazione sociale corrente.

Vale a dire, vengono a sfaldarsi i dati di realtà, l'aggancio alle informazioni numeriche, la connessione con l'esame di realtà diviene progressivamente frammentata: quanto più lo stato d'ansia si amplifica e acquisisce il sopravvento, tanto più essa perviene ad obnubilare i processi di ragionamento.

Ad esempio: <<Moriremo tutti quanti, è una catastrofe>>.

Raramente, taluni meccanismi di pensiero paranoide si tingono anche della connotazione della cospirazione:

<<Ci stanno nascondendo qualcosa. Per giustificare queste normative certamente ci sarà dietro qualcosa di gravissimo che non ci stanno dicendo>>.

<<Nascondono chissà cosa. Ci tacciono la verità. É un complotto>>.

All’osservazione clinica emergono poi soggetti rivolti ad auscultare il proprio organismo con attenzioni accurate, concentrazione metodica, scrupolosità precisa mista ad uno stato psicoemotivo di agitazione, sono individui connotati da tratti di personalità ipocondriaca, dei quali spicca la tendenza a sviluppare eccessiva preoccupazione per il proprio stato di salute; in tale frangente, ogni minima alterazione della respirazione viene intercettata ed ascritta a manifestazione o prova di contagio da COVID19.

Attenzione: lo stato di agitazione e la sussistenza di uno stato d’ansia incidono fortemente sulla percezione soggettiva (oltre che sull’interpretazione successiva) di questi segnali provenienti dal nostro organismo.

Ciò significa che la stessa intensità e il grado con cui percepiamo le funzioni corporee sono passibili di alterazione, accentuazione, modificazione percettiva, in funzione delle dimensioni psicologiche operanti.

Una attenzione peculiare andrebbe posta agli aspetti trans-generazionali delle situazioni di emergenza collettive:

i nostri pazienti hanno già vissuto altri traumi collettivi ? E, se si, li hanno vissuti direttamente, oppure attraverso le generazioni precedenti? Ed infine, elemento non trascurabile, in quale misura e con quale efficacia psichica questi traumi antecedenti sono stati rielaborati sul piano psicologico?

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