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Fortnite e riflessioni sui videogiochi

26 Giugno 2021

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Il videogioco Fortnite e riflessioni sui videogiochi

Questo videogioco nasce negli Stati Uniti nel 2017, ma si diffonde rapidamente in tutta Europa ed anche nel nostro Paese. Gli é stato attribuito il nome di " spara tutto" in quanto, in qualsiasi modalità si giochi - individuale, in coppia, in gruppo - la sua finalità é quella di "uccidere l'avversario". Le tre modalità diverse che però utilizzano lo stesso motore grafico sono : salva il mondo, modalità creativa e battaglia reale. Questo videogioco può essere utilizzato nelle diverse piattaforme dalla Play Station 4, 5 a Nintendo, Android, IOS ecc. Il designer Darren Sugg ha ideato una grafica avvincente e seduttiva che travolge e coinvolge il giocatore, ma si é anche preoccupato di programmare diverse tipologie di "controllo parentale" al fine di consentire la gestione dell'esperienza di gioco di un membro della famiglia, rilevando in tal modo, il monitoraggio delle comunicazioni, il tempo di gioco, nonché la privacy. Entrando nella pagina di Epic Games di Fortnite si possono leggere le valutazioni e stabilire poi se é un gioco adatto alla propria famiglia.     

La compatibilità tra i diversi dispositivi, le numerose e differenti modalità di gioco e la possibilità di avvicinare persone distanti rendono questo gioco adatto anche per i principianti, affinché il divertimento può così essere vissuto da soli o in compagnia. Le indicazioni suggeriscono che Fortnite é adatto dai 12 anni in su, ma ragazzi anche più piccoli, se lo scoprono, cominciano a giocare e poi non l'abbandonano più, prolungandosi anche in età adulta. I videogiochi - tutti indistintamente- portano ad un impatto psicologico dei mondi virtuali e ogni giorno, moltissimi giovani, e anche meno giovani, cambiano mondo indossando nuove identità, diventando astronauti, cavalieri, guerrieri e gli universi virtuali trovano sempre più spazio nella vita quotidiana. Tali universi potrebbero avere un forte impatto psicologico alterando comportamenti, atteggiamenti, abitudini, processi percettivi e con questa identità fittizia un avatar (rappresentazione grafica virtuale) potrebbe introdurre cambiamenti nella vita reale. Gli studi più approfonditi in questo campo sono stati condotti a Stanford, nel " Virtual Human Interaction Lab" in cui si é valutato con profonda attenzione "l'effetto Proteo" (detto nome deriva dall'antico personaggio mitologico capace di cambiare forma a volontà). Sempre a Stanford alcuni ricercatori si sono soffermati su un avatar particolare, il "Doppelganger" ( in tedesco : sosia) , cioè una sorta di alter ego virtuale che il giocatore manovra a suo piacimento finendo per influenzare quella del suo possessore. Tutti questi aspetti presenti nell'utilizzo dei videogames strutturano oltre che realtà fittizie, comportamenti aggressivi considerata la continua sfida e il forte confronto con l'altro da imitare o da distruggere. Gli psicologi, di concerto,  hanno definito questi giochi come " una macchina per la desensibilizzazione sistematica dell'individuo" e il ricercatore Manfred Spitzer ha affermato che "i videogiochi creano dipendenza, danneggiano la memoria e non sono adatti a favorire l'apprendimento ", inoltre incrementano in modo esponenziale l'aggressività. L'OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) ha inserito nel Manuale Diagnostico la "dipendenza da video game" (gaming disorder).

In antitesi, per soggetti autistici, é stato studiato che un videogioco come il "Minecraft" può aiutare ad entrare in contatto con altre persone ed indurre a migliorare i rapporti con le persone vicine come i genitori. Tuttavia, questa tipo di ricerca è riduttiva ed ancora in fase molto sperimentale.                                                        Se la solitudine dei giovani, derivante soprattutto dalla poca presenza dei genitori per ritmi frenetici imposti dalla società contemporanea, spinge verso questo tipo di comunicazione virtuale é opportuno non trascorrere più di 2 ore circa al giorno in questo tipo di "passatempo" e, magari poi impiegare altro tempo andando all'aperto ed incontrando "compagni o amici veri" non virtuali.                                                                    Disintossicarsi dai videogiochi, essendo una vera e propria dipendenza,  é un processo graduale che va strutturato attraverso una nuova programmazione dei propri tempi durante la giornata, e certamente come tutte le dipendenze necessita di tempo e magari anche di una direttiva "mirata" indicata da uno psicoterapeuta.

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