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Le peggiori scuse che abbiate mai sentito per disdire un appuntamento: Il tirapacchi patologico.

02 Settembre 2019

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In questo elaborato, accenno alle ipotesi che possano muovere la condotta del Soggetto che manca regolarmente, o quasi regolarmente, agli appuntamenti che Egli/Ella medesimo/a imbastisce: Egli/Ella li cuce e li disfa in funzione dei propri bisogni e meccanismi psicologici; (si vuole fare riferimento in questa sede ad un contesto relazionale privato, quello della sfera affettiva o per lo più quello dei primi appuntamenti che impostano la prima conoscenza e la relativa eventualità di intraprendere una relazione partnerale; diversamente, il soggetto assenteista che manchi entro i contesti lavorativo-professionali pesca invece in un ambito in cui altri fattori di complessità differente vanno ad articolare la cornice in cui Egli/Ella si muove ed altre le dinamiche soggiacenti).

"Mi dispiace, di pomeriggio mi sono involontariamente addormentato sul divano, ormai per stasera dubito di riuscire ad uscire>>.

"Questa sera dò buca, non esco perché devo aspettare la telefonata di un mio ex compagno di liceo, quindi sono più comodo a ricevere la telefonata da casa".
"Mi ero dimenticato che oggi il collega avrebbe portato in ufficio salatini e pizzette per festeggiare il proprio compleanno, quindi resto qui in ufficio non esco più, ti dò pacco, non avertene".

"Ehi, scusa se ti dò pacco, mi sono ricordato che stasera devo compilare i moduli per la sicurezza aziendale".

Per facilitare la lettura e la comprensione del lettore, enumero alcuni profili di personalità soggiacenti al meccanismo psicologico dell'individuo tirapacchi patologico:

  

1. In ordine di frequenza statistica, la stragrande maggioranza dei succitati episodi è riconducibile alla condotta dell'Individuo narcisista.

Alla luce della maggioranza statistica rappresentata da questo stile personologico e di condotta, ritengo opportuno destinarvi uno spazio esplicativo più ampio.

L'Individuo narcisista, maschio o femmina che sia, nutre al di sopra di pressoché qualsiasi altro sentimento una preoccupazione costante per sé stesso/a, (una preoccupazione che può essere farcita, colorata, da sfaccettature emotive in gradi differenti quali ansia o angoscia, a seconda delle differenze di personalità, sia pur restando per questo tipo di Soggetto, una dimensione dominante).

Le attenzioni, le interpretazioni, i pensieri e le condotte sono orientate esclusivamente o in misura predominante su ciò che Egli/Ella giudica significativo (il proprio successo carrieristico, il ruolo rivestito in ambito lavorativo, il prestigio sociale, il riconoscimento di ceto, l’appartenenza a gruppo distintivo o classe, la conservazione di propri beni materiali, possedimenti o la spinta all’accumulo di questi stessi, la considerazione della propria salute, eccetera eccetera ).


Tutto, incluse le relazioni, è vissuto, percepito ed interpretato in funzione di sé stesso/a.


Il Narcisista non sente alcun interesse genuino ed autentico ad entrare in relazione, non percepisce neppure le caratteristiche del suo interlocutore (o 'bersaglio'), le sue esigenze, i suoi bisogni, le sue modalità di approcciare il mondo o di vivere la relazione con l'Altro.

Talmente poco Egli/Ella è interessato/a genuinamente e profondamente all'Altro che sarà anche poco propenso/a a conoscerlo/a, a chiedere come l'Altro viva i sentimenti, come stia, come trascorra il proprio tempo lavorativo, quali sogni Egli/Ella nutra.


Il Soggetto narcisista osserva il proprio interlocutore 'su un piano superficiale', non comprende come l'Altro stia, non è spinto da una curiosità sincera, bensì si limita ad estorcere informazioni utili per mettere in scena la propria manifestazione o ostentazione di competenza, successo, abilità, guadagno economico...  eccetera eccetera.

 
Egli strumentalizza l'Altro ai soli fini (perlopiù inconsapevoli) di ottenere riconoscimento e conferma del valore di sé: una volta ottenuto questo, vale a dire un riscontro della propria desiderabilità, (o così Egli/Ella lo interpreta), del proprio carisma, della propria abilità seduttiva, non avvertirà il desiderio, né il piacere più viscerale di trascorrere il tempo con quel Soggetto, non costruirà nulla sul piano di una relazione a medio-lungo termine, non sarà in grado di intessere una relazione significativamente profonda ed autentica, poiché il suo obiettivo, il suo interesse strumentale ed inconscio è già stato soddisfatto, il suo bisogno psicologico profondo è stato appagato.


In questa tipologia di profilo, l'Altro è strumentalmente un 'mezzo', uno  strumento, per rinforzare la stima di sé (situazione che per questo tipo di Soggetto non è mai conseguita in via definitiva, Egli/Ella vive una costante e regolare messa alla prova di sé nella ricerca immutabile, talvolta inconsapevole, dell'approvazione e dell'ottenimento del giudizio favorevole; nel Narcisista ogni contesto, circostanza, cornice esistenziale, viene percepito come uno schema comparativo e valutativo).

L'incontro con l'Altro diviene in questo meccanismo psichico, una sorta di convalida, accertamento o verifica (talora inconscia, talvolta conscia)

"Io piaccio"

 
"Io ottengo regolarmente l'attenzione dell'Altro"

 
"Io ho successo con le donne, ho conquistato l'ennesima preda".

Anche laddove il Soggetto narcisista 'si adoperi nello sforzo' di mantenersi fedele all'obiettivo della propria conquista, suo malgrado, per quanto mosso da dichiarate buone intenzioni, il suo slancio motivazionale si rivelerà poco durevole, incapace di alimentare e conservare la fiamma di un interesse vivo sulla propria/o interlocutrice/interlocutore; talvolta persino lui/lei stesso/a potrebbe definirsi disorientato/a o stupefatto/a di ciò:
il suo interesse iniziale (di superficie) va scemando inevitabilmente.

L'interlocutore può esercitare un esiguo o nullo intervento sulla qualità e sulla costanza motivazionale del Soggetto narcisista, nella misura in cui quest'ultimo non è genuinamente interessato ad entrare in relazione con lui/lei, bensì il nucleo della sua motivazione psicologica sta nel vedersi (= vedere se stesso), riconoscersi (= riconoscere se stesso) attraverso il plauso dell'Altro, la sua approvazione, la sua ammirazione, il riscontro della sua stessa grandiosità, non altri scopi diversi da questo.


Nelle generazioni attuali, più moderne, spesso il giovanissimo Narcisista utilizza i messaggi per contattare l'Altro (attraverso chat o siti di incontro specifici) assistiamo ad alcune modalità curiose, bizzarre, ad esempio il Soggetto narcisista chiede appuntamenti a cui poi potrebbe mancare persino regolarmente:

chatta per chiedere un incontro, una volta avuta la conferma che la persona <<è disponibile>> all'appuntamento, e dunque lui è desiderabile, è sufficientemente attraente agli occhi dell'Altro, (poiché avrà avuto la conferma o il riscontro che l'Altro ha accettato di incontrarlo alla richiesta di appuntamento) molto spesso, prevedibilmente, il Narcisista disdice, rinvia ripetutamente, slitta, poiché il suo obiettivo è attestare, attraverso l'Altro, che la persona si rende disponibile per lui, alla luce della sua magnificenza e della sua seduttività.


Una volta raggiunto il traguardo psichico Egli/Ella non ha "necessità di usare il tempo dell'incontro" e con elevata probabilità mancherà all'appuntamento.


2. Un'altra tipologia di meccanismo, sempre di natura inconscia, che potrebbe soggiacere al funzionamento del soggetto <tirapacchi> è quella di detenere il potere sull'Altro.

Come se il Soggetto dicesse inconsciamente:

<<gestisco io il tempo in cui vedersi, ho io il controllo>> dunque, rinvii, slittamenti e rimandi rispondono in questo caso perlopiù al motivo inconscio di sentire per questo Soggetto che detiene il controllo e, quindi, detiene il potere psichico ed emotivo sull'Altro.


Talvolta, il bisogno di controllare l'Altro nasce da una paura profonda del tutto inconsapevole di sentirsi in balia, di essere alla mercé, pertanto, di non potersi "affidare".


Sentirsi così vulnerabile rappresenta per il nostro Soggetto un rischio terrificante, cui non può esporsi, dunque Egli/Ella ha necessariamente, urgentemente, imprescindibilmente, il bisogno di "riprendere il controllo" fortemente, rigidamente, categoricamente, imponendo all'Altro mancati incontri e frustrazioni, talvolta mortificanti e squalificanti.


3. Altro fattore è la PAURA della relazione:

questo elemento è spesso interconnesso, intrecciato con il bisogno di controllo sopra enumerato,  poiché <<tanto più temo di entrare in relazione con l'Altro che potrebbe ferirmi, trafiggermi, non corrispondere al mio amore, abbandonarmi e quindi ingenerarmi una sofferenza lancinante, tanto più avvertirò il bisogno di controllarlo oppure di fuggirne>>.

Una paura così profonda e radicata clinicamente si spiega alla luce di antichissime relazioni affettive precarie, spesso relazioni primarie che hanno lasciato nel nostro Individuo un vissuto di disagio, solitudine ed angoscia talmente devastanti, che in età adulta, la relazione con l'Altro lo paralizza e inevitabilmente lo terrorizza.

 

 4. Un profondo vissuto di INADEGUATEZZA: in questo tipo di Soggetto l'incontro con l'Altro diviene occasione di una prova ardua e "insuperabile".

La sensazione di inferiorità, vergogna, inadeguatezza sono talmente poderose e massicce, da non riuscire a presenziare all'incontro che pur tuttavia Egli/Ella stesso/a desidera fortemente.


In questo Individuo la percezione di una propria presunta inferiorità è tale da portarlo/a a vivere la situazione di incontro come una fonte di stress insostenibile.
La sensazione che la circostanza di incontro con l’Altro apporti uno stress eccessivo deriva dal percepirsi poco equipaggiati, poco strumentati delle abilità comunicative, poco forniti delle competenze, incerti sulla propria desiderabilità in quanto Individuo, sulla propria piacevolezza estetica, insufficientemente dotati di un ‘bagaglio’ in termini di contenuto conversazionale, elementi di inadeguatezza (tutti), tali per cui l'incontro con l'Altro necessariamente viene percepito come un "esame dall'esito sfavorevole", ovvero, come una circostanza al di sopra delle proprie possibilità o potenzialità.

 

5. Sussiste un tipo di Soggetto, mosso da vissuti di frustrazione, rassegnazione o/e da un timore profondo inerente la propria adeguatezza, il quale indugia nella fase antecedente all'appuntamento poiché gioca con un'immagine di sé che può ancora 'modificare':

la componente identitaria più fantasmatica, in cui può raccontare non soltanto alla sua/o interlocutrice/ interlocutore, ma anche a sé stesso/a, di essere differente, può inventare un'immagine di sé più gradevole, può ridimensionare quelli che percepisce come difetti della propria corporeità, può impreziosire nella propria fantasia aspetti lavorativi ingrigiti e ripetitivi “giocando a raccontarli” come migliori di quelli reali, può nutrire UN DESIDERIO CRESCENTE PER UNA FANTASIA di un incontro erotico straordinariamente soddisfacente e sconvolgente (a cui non poniamo limiti di piacevolezza), dunque, in questa tipologia di funzionamento psichico, la componente della fantasia e del desiderio che antecedono l'incontro reale, possono essere ancora fortemente amplificati prima che il reale vada ad infrangere l'ideale che riempie gradevolmente la psiche del Soggetto desiderante.


L'incontro ideale farcito da aspettative gratificanti, svincolato dalle nostre censure e dai limiti di una situazione concreta (soggettivamente percepiti come “brutture” ed imperfezioni) risulta per questo tipo di Soggetto preferibile ad un incontro reale, imperfetto, appesantito dalle fatiche e dalle frustrazioni del trovarsi faccia a faccia con un Individuo (esteticamente "difettoso" e carico di aspettative a sua volta, in tal senso, più complesso).
In questa modalità psicologica, il desiderio di “ciò che potrebbe essere” (dimensione del desiderio e della fantasia) acquisisce uno spazio psichico preponderante, sino a rappresentare esso stesso una fonte di appagamento psicologico.

  

6. Un funzionamento psichico certamente poco affascinante o scarsamente interessante da un punto di vista strettamente clinico, pur tuttavia per dovere di completezza qui enumerato, è rappresentato da quel Soggetto orientato a costruirsi un planning di appuntamenti, laddove l'interlocutore/interlocutrice viene “collocato” in ordine di importanza, desiderabilità e piacevolezza secondo un ordine e una sequenza chiari (nella sola mente del nostro Individuo tirapacchi):

Egli/Ella, dunque, gestisce un'agenda di appuntamenti multipla, operando uno “scarto” di momento in momento.

Dispone di un’agenda fitta, valuta con freddezza emotiva se presenziare ad un appuntamento oppure ad un altro.

Questo Individuo si è creato congiuntamente un ventaglio di possibilità di uscita/incontri.

Egli/Ella vaglia di volta in volta il grado di interesse personale, o attrattiva che suscita in Lui/Lei l'incontro in oggetto (senza curarsi di generare delusione, amarezza o sofferenza al destinatario/a del mancato appuntamento).


Un siffatto profilo risulta (a mia opinione strettamente personale) meno interessante e sofisticato da un punto di vista psicologico, ossia, su cui la disamina di elementi clinico-analitici, appare esiguamente articolata.

 

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Complimenti Dott.ssa, questo suo articolo è per me illuminante!
Grazie. Utilissimo in questo momento buio della mia vita.

Laura

28 Settembre 2019

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