Soffro d’insonnia, come posso dormire?

Soffro d’insonnia, come posso dormire?

Arriva nel mio studio Sara, nome di fantasia in rispetto della privacy, una giovane mamma che attualmente soffre di insonnia. Sara racconta: “Sono sempre stata una persona caratterialmente molto sensibile fin dall'infanzia, soffro di ansia dall'adolescenza ma sono sempre riuscita a gestirla “mi constringevo e mi costringo tutt'ora a fare determinate cose, invece di fuggire”, con la pandemia ha iniziato a soffrire di insonnia. Nonostante l'assunzione di farmaci, al mattino mi sveglio stravolta per le poche ore di riposo”.

L’insonnia si distingue tra primaria e secondaria, la prima caratterizzata da un’alterazione dei ritmi sonno-veglia, mentre la seconda invece risulta associata a disturbi psichiatrici, alla dipendenza da sostanze o a a cause organiche (es. dolore derivante da una frattura).

L’insonnia viene classificata anche in base alla durata temporale del disturbo, è possibile distinguere:

insonnia occasionale: fenomeno che dura generalmente pochi giorni ed è legata alla presenza di particolari fattori come stati di malattia, ansia temporanea, rumori, temperatura ambientale inadeguata o cambiamento di fuso orario. 
L’insonnia transitoria: quando il soggetto lamenta il disturbo per un periodo che si prolunga fino alle tre settimane. 
L’insonnia cronica: quando il disturbo persiste nel tempo e causa gravi danni alla vita della persona, alle sue relazioni e alla sua efficienza nelle attività giornaliere di lavoro o private.

Una volta escluse le cause organiche, rimangono i fattori psicologici che determinano l’insonnia, come ad esempio la presenza di pensieri persistenti e ossessivi che si installano nella mente, come nel caso di Sara, che racconta di una serie di preoccupazioni legate alla salute dei genitori anziani e alla ricerca di una badante. Sara generalmente inizia a rigirarsi nel letto, a controllare ripetutamente la sveglia o il cellulare innervosendosi sempre di più per il tempo che passa. A volte, inizia a contare le ore che mancano al “risveglio”, disperandosi mentre pensa a come sarà stanca, affaticata ed irritabile il giorno seguente.

Le persone che soffrono di insonnia tendono a ripetersi “Devo dormire, devo dormire, devo dormire…”, come se l’addormentamento potesse essere raggiunto attraverso uno sforzo di volontà. Ma, come scriveva Alexandre Dumas padre, “Il sonno è una divinità capricciosa e proprio quando lo si invoca, si fa aspettare”. Il tentativo di voler provocare volontariamente ciò che può sopravvenire solo in maniera spontanea: il sonno, rende paradossalmente la persona ancora più sveglia.

Chi soffre di insonnia può iniziare a evitare il “pisolino” pomeridiano in modo da favorire il sonno notturno, evitare di fumare dopo cena e, meglio ancora, smettere di fumare, non svolgere esercizi fisici intensi dopo le ore 20:00, predisporre la propria camera da letto in modo tale da isolata da rumori, non avere luci intense, non riscaldata troppo e…senza televisore! Abituarsi a fare cene leggere e dopo cena, molto meglio leggere, piuttosto che stare al pc o guardare la tv. Andare infine a letto quando si è molto assonnati. Tutto questo per salvaguardare il sonno, cioè quel bene prezioso che andrebbe coltivato fin dall’infanzia.

Se nonostante “una corretta igiene del sonno” non ci si addormenta proprio a causa dei pensieri che si rincorrono nella mente, è importante lavorare su tali problematiche, anche con terapie brevi e mirate, per ritrovare il sonno perduto e per sbloccare la situazione, attraverso tecniche mirate e specifiche, nel giro anche di pochissime sedute.

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Dott.ssaMonica Mazzini

Psicologa, Psicoterapeuta - Brescia

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