ADHD e DSA

Quando un bambino non riesce a stare attento

16 Maggio 2017

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“Quando si studia un argomento di scarso interesse e ci si accorge di essere portati alla distrazione, è talvolta necessario, per concentrarsi, far ricorso a degli strumenti, grazie ai quali la materia riacquisterà interesse, anche se per un breve periodo. La concentrazione sarà dunque nuovamente spontanea per qualche minuto, fino a quando sopraggiungerà un altro pensiero ad interferire ed a spostare ancora una volta l’attenzione. Si dovrà quindi riattivare uno sforzo intenso di volontà. In questa situazione, l’attenzione è un evento purtroppo poco duraturo” (William James – Teachers on Psychology- 1899)

Partendo da questo concetto, un bambino in età scolare dovrebbe riuscire a condurre in modo quasi autonomo la propria attenzione verso un compito specifico.

Per i bambini con deficit di attenzione però quest’abilità non è così scontata e spesso è necessario l’intervento esterno, come il richiamo della maestra (fai attenzione al compito) o della mamma (rimani seduto e concentrato su quello che stai facendo) per riportare il bambino a un adeguato livello di attenzione e controllo.

Per un bambino con difficoltà di attenzione, rispondere in maniera adeguata al richiamo della maestra o della mamma di stare attento e concentrarsi sul compito, è molto difficile perché presuppone che abbia consolidato prima di tutto la capacità di:

- Mettersi tranquillo

- Ignorare e non rispondere a stimoli esterni non pertinenti al compito

- Isolare la voce dell’insegnante (o della mamma) da altri stimoli uditivi e comprendere dal suo tono, dall’espressione, dall’atteggiamento quando occorre prestare attenzione

- Posticipare la gratificazione, ossia non chiedere ad esempio acqua, il permesso di uscire, di togliersi le scarpe, di fare le prime domande che gli vengono in mente

- Organizzarsi l’ambiente in modo da agevolare il proprio processo attentivo, ad esempio chiudersi le orecchie per escludere rumori estranei, usare il righello per rimanere a segno mentre legge, chiudere gli occhi per ascoltare l’insegnante ecc…

- Accorgersi di un calo di attenzione per indirizzarla nuovamente sul compito.

Queste abilità caratterizzano gli elementi fondamentali dell’attenzione e sono fortemente compromesse in bambini con deficit attentivi, in particolare si parla di:

 Capacità selettiva,  Capacità attentiva, Attenzione prolungata.

1.Attenzione selettiva: si riferisce a quando un bambino è in grado di rispondere solo agli aspetti rilevanti di un compito o di una situazione, ignorando quelli non essenziali.

2.Capacità attentiva: indica l’abilità di portare l’attenzione a più stimoli contemporaneamente.

3.Attenzione prolungata: è l’abilità di seguire le richieste del compito, senza distrarsi, per un sufficiente periodo di tempo.

 

Nello specifico i bambini con deficit attentivi mancano di alcune abilità cognitive come ad esempio quella di utilizzare il “pensiero” per regolare la concentrazione e per mantenere l’attenzione e l’impegno in fase di problem solving. Quindi sono bambini che non sono in grado di sfruttare razionalmente il dialogo interiore e incontrano delle difficoltà su compiti e situazioni che richiedono impegno continuato, autoregolazione e in generale auto-controllo.

 

Come genitori e come insegnanti è importante prendere consapevolezza di eventuali difficoltà di attenzione dei nostri bambini non determinate da una loro volontà. Solo così sarà possibile sostenerli attivando le strategie più adeguate per aiutarli nel difficile compito di crescere e imparare.

 

Per approfondire:

- Kirby E.A.: Disturbi dell’attenzione e iperattività – Erickson

 

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