Famiglia e bambini

Mio figlio di anni 13 ruba spesso piccoli oggetti ai suo compagni di classe

Silvia

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Mio figlio di anni 13 ruba spesso piccoli oggetti ai suo compagni di classe (matite, gomme, penne ecc...) e a volte con la scusa di prestarsi astucci colori ed altro tende a non volerlo restituire, è un atteggiamento che ha già dalla scuola elementare. Nonostante gli abbiamo fatto sentire il ns. fiato sul collo riesce comunque ad imbrogliarci. Ultimamente è stato ben osservato dai suoi compagni di classe tanto che è stato incastrato e per paura di andare a finire dal preside ha marinato la scuola, ma fortunatamente gli insegnanti prontamente ci hanno avvisato. Quando viene rimproverato sta male ma sembra che ha una mente diabolica tanto da ricominciare sviluppando altre furbizie. Io ero propensa a rivolgermi a qualche specialista che ci aiutasse a capire i suoi comportamenti, mio marito ha paura dell'intervento dello psicologo perchè pensa che andremo a peggiorare il suo comportamento. Ditemi almeno che tipo di disturbo o di disagio può affliggere mio figlio. E' sempre stato un ragazzetto che non sopporta le regole nè a casa nè a scuola ed ha anche un caratterino particolare ed è molto bugiardo e fa sempre tutto di nascosto. Ho bisogno di aiuto!!!!! grazie

14 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve, chiedere l'intervento di uno specialista serve per chiarire la situazione e non per incasinarla ulteriormente, se da soli non riuscite a modificare ma ancor prima comprendere quello che sta accadendo a vostro figlio vi suggerisco di rivolgervi a uno psicologo psicoterapeuta, che con il vostro aiuto e la vostra collaborazione possa aiutarvi. Cordialmente
Cara Silvia da Chieti, l'età preadolescenziale che sta attraversando suo figlio è di per sè veramente delicata ed è fondamentale affrontare eventuali disagi e sintomi che se non adeguatamente elaborati potrebbero strutturarsi nell'età successive diventando sempre più problematiche e rendendo l'intervento ancora più difficile. Tra l'altro lei afferma che già dalle elementari suo figlio ha iniziato a rubare a scuola. I sintomi che lei descrive e che sarebbe scorretto definire in una diagnosi per lettera senza esaminare il minore direttamente (pur avendo come clinico delle idee in proposito) non vanno assolutamente sottovalutati perchè attraverso quei comportamenti sicuramente, e questo forse è possibile dirlo, suo figlio sta cercando di comunicarvi qualcosa non riuscendo probabilmente ad esprimere a parole il suo disagio. E' quindi fondamentale che i genitori e la scuola accolgano queste espressioni di disagio, che ascoltino il minore e che gli offrino tutto ciò che è necessario per affrontare quel disagio. Ne consegue che mi sembra fondamentale contattare una struttura o uno specialista che possa aiutare suo figlio ad esprimere e successivamente ad elaborare il suo disagio. Non bisogna cadere in allarmismi esagerati ma neanche in atteggiamenti di superficialità e sottovalutazione, quindi cerchi di capire in che consiste la paura di suo marito, cerchi di aiutarlo a superarla magari parlando voi per primi con un collega che possa aiutarvi, come coppia genitoriale, a gestire nella maniera più appropriata la relazione con vostro figlio. Per qualsiasi ulteriore chiarimento e indicazione sono a Vostra disposizione.
Genitle signora, purtroppo, credo che suo marito abbia ragione. Però, intervenendo indirettamente attraverso Voi genitori, in brevissimo tempo per questo genere di situazioni, riusciamo a vedere dei cambiamenti positivi, già dopo il primo incontro...per avere maggiori informazioni potete visitare il nostro sito www.psicoterapiabrevemarche.it. Cordialmente
Gentile signora, credo che l'unico modo sensato di procedere sia quello di rivolgersi ad un esperto che possa valutare la situazione in maniera approfondita. Qualsiasi tipo di consiglio se fornito secondo una modalità on-line (come in questo caso) non potrebbe che essere superficiale. La situazione è complessa non solo a causa dell'età "particolare" di vostro figlio, ma perchè le sue manifestazioni di disagio vanno a coinvolgere più contesti, quello familiare e quello scolastico. Il ragazzo va ascoltato e compreso, non demonizzato o accusato di escogitare delle "diavolerie". Per questo le consiglio caldamente di rivolgersi ad uno psicoterapeuta che possa seguire tutto il nucleo familiare e non solo vostro figlio. Sarebbe a mio parere un errore considerare le difficoltà di vostro figlio espressione di un disturbo psicologico individuale. Faccia attenzione, ho usato più volte l'espressione "vostro figlio". Il ragazzo oltre ad una madre ha anche un padre, che deve essere attivamente coinvolto. Cerchi di capire le paure e le preoccupazioni di suo marito riguardo all'intervento di uno psicoterapeuta. Cordialmente.
Gentilissima signora Silvia, si sente, leggendo il suo messaggio, quanto sia preoccupata per il comportamento di suo figlio e emerge la sua implicita domanda: "come andrà a finire?", dato che questa tendenza alla cleptomania perdura da tanto tempo. Dare una spiegazione a tale comportamento è sicuramente azzardato, a causa della mancanza di molte informazioni. Intanto, in maniera generale, si può affermare che ogni comportamento equivale a una comunicazione fatta agli altri membri della famiglia, anche se nella maggior parte dei casi la comunicazione con i sintomi è inconsapevole. Probabilmente questi comportamenti del ragazzo vi fanno arrabbiare, discutere, preoccupare, ecc. e forse vostro figlio è proprio quelle reazioni che vuole causare. Cosa fare? Certamente non ignorarlo quando fa questi piccoli furti o elude altre regole. Lei, Silvia, ha intuito l'importanza di un intervento psicologico e non ha l'illusione che "tanto il disturbo se ne andrà da solo"; anche le preoccupazioni di suo marito, circa l'impatto che una terapia potrebbe avere sul ragazzo, vanno accolte. Si può evitare di lasciar solo il ragazzo in una esperienza di terapia individuale, ma può essere accompagnato dai genitori e dai fratelli in una terapia familiare, che gli faccia capire che tutti intorno a lui sono pronti a sostenerlo e a mettersi in gioco, poiché per comprendere il significato dei suoi comportamenti è necessario mettere in relazione ciò che fa, i suoi pensieri, le sue emozioni, ecc. con le reazioni, le soluzioni tentate, le difficoltà degli altri membri della famiglia. Lavoro a Pescara; se ha altre richieste mi può contattare. La saluto cordialmente.
Rimango sempre stupita davanti all'atteggiamento di genitori che dichiarano di essere preoccupati per problemi psicologici del figlio, ma rifiutano di portarlo da uno psicoterapeuta perchè ciò" potrebbe peggiorare il suo comportamento"; se si trattasse di una malattia organica presumo che non ci sarebbero difficoltà ad accompagnarlo dal medico...suo figlio, signora ha bisogno di essere aiutato da un terapeuta possibilmente specializzato nel trattamento degli adolescenti. Come lei ha già ampiamente verificato punizioni e fiato sul collo (ora anche da parte di compagni e insegnanti) non servono a nulla anzi peggiorano la situazione non solo reiterando gli stessi comportamenti ma anche minando seriamente nel profondo l'autostima del ragazzo. Credo che suo figlio da anni ormai vi stia mandando messaggi di disagio e sofferenza : il problema si pone mi sembra sul piano della relazione con voi soprattutto per quanto riguarda la gestione del principio di autorità all'interno della dinamica familiare. Suo figlio non ha una mente diabolica sta solo cercando attraverso questi furtarelli di riappropriarsi di qualcosa che gli manca sul piano della comprensione, dell'attenzione (che non è fiato sul collo!) della fiducia, dell'affetto. Un terapeuta, potrà aiutare anche voi a capirlo.
La cosiddetta "coscienza etica" si sviluppa durante tutto l'arco dell'età evolutiva, i soggetti con una buona intelligenza relazionale potrebbero avere una maggiore difficoltà in quanto sanno cogliere persone e momenti di maggiore "benevolenza" quindi servirebbe proprio uno psicologo che riesca benevolmente contrastare tanta finezza intellettuale
Cara Signora certamente la situazione è complessa e come giustamente lei ci dice il problema non è nato ora. Adesso risulta più evidente e meno giustificabile dall'età del ragazzo, ormai quasi adolescente. Come lei immagina ci possono essere diversi approcci alla questione. Sarebbe ottimale approfondire la storia familiare e le dinamiche del gruppo familiare. L'età del ragazzo favorirebbe anche un intervento diretto sulla persona. Ma il ragazzo dovrebbe essere consapevole del problema e sentire direttamente l'esigenza di risolvere questo problema. In caso ci fosse negazione e resistenza io vedrei ottimale in alternativa una serie di incontri con voi genitori per "comprendere" bisogni, desideri, emozioni e convinzioni del vostro ragazzo. L'obiettivo sarebbe non tanto e non solo la soluzione del problema di superficie, il furto, quanto l'acquisizione di una strategia e di una competenza nel saper interagire con il ragazzo e essere "presenti" rispetto alle sue problematiche. A disposizione per ogni altro approfondimento.
Gentile Silvia, rubare è una modalità dell'avere, cioè del possedere. Suo figlio "vuole" qualcosa di importante. Apparentemente sembra che voglia oggetti, ma questi sono solo una maschera di ciò che in realtà vuole. E cosa può volere? Essenzialmente un bambino vorrebbe possedere i genitori per più tempo possibile. Vorrebbe che loro fossero a sua disposizione e gli dimostrassero il loro bene. Il consiglio che le posso dare è quello di rendere maggiormente "di qualità" il tempo in cui state insieme a lui. Fategli sentire che i suoi genitori sono suoi. Se lui si convince di aver conquistato i vostri cuori, sicuramente non desidererà gli oggetti che adesso vuole per sè. Interessatevi magari a qualche sua attività, computer, musica, sport o altro per comunicargli, soprattutto in un linguaggio non verbale, che voi ci siete. Siete insieme a lui. Per ulteriori approfondimenti potete consultare il mio sito www.robertoruga.it
Cara Silvia, dalla sua breve descrizione si potrebbe pensare ad una tendenza del bambino ad opporsi e trasgredire le regole. A partire da così poche informazioni, definire un vero e proprio disturbo non sarebbe corretto. Per una diagnosi è necessario molto più tempo di osservazione e raccogliere molti più dati sul bambino. Ritengo importante intervenire per tempo nella correzione di questi comportamenti prima che si trasformino in uno schema comportamentale rigido e ben strutturato, molto più difficile poi da smontare e ricostruire. L'ipotesi che, rivolgendovi ad un psicologo che si occupi dell'età infantile, possa peggiorare la situazione, è veramente remota. Temo che suo marito abbia più paura di scoprire che il figlio ha davvero un problema, cosa che, comprensibilmente, spaventa e addolora sempre un genitore. Evitando un confronto con un specialista, evita di sentire qualcosa di spiacevole. Ma non guardare non fa sparire per magia un problema, nè tantomeno certe situazioni si risolvono col tempo da sole, anzi si rinforzano il più delle volte. Pertanto le suggerisco di prendere coraggio e di fissare un appuntamento solo lei e suo marito con uno psicologo della vostra zona, semplicemente per parlare in maniera più estesa di vostro figlio e successivamente decidere il da farsi. Le auguro ogni bene.
Cara Silvia, concordo con il parere espresso da suo marito sull’attivare uno psicologo per vostro figlio: nella maggior parte dei casi i ragazzi, specie se hanno comportamenti oppositivi, pongono resistenza ad andare dallo psicologo perché sentono etichettato il loro comportamento con un marchio negativo e associano alla visita dall’esperto il messaggio “Tu sei grave e hai dei seri problemi”. Il che non solo potrebbe essere eccessivo ma, a onor del vero, è un errore da non fare con chiunque si trovi in una situazione problematica. Ora la questione che vi propongo è: perché non vi rivolgete voi ad uno psicologo come genitori che espongono la situazione all’esperto? Questo sarebbe di grande aiuto a vostro figlio ma anche a voi: immagino che vi sentirete confusi e con una sensazione di impotenza sul da farsi e che vi sarebbe di grande aiuto ricevere delle indicazioni concrete rispetto a come gestirla. Quando dico che sarebbe d’aiuto a vostro figlio non intendo dire che bisogna dichiarargli che voi andate, né che andate voi perché lui non vuole andare: semplicemente andate e, poi passo per passo, si decide col dottore come è meglio procedere. Potrebbe pure essere che è utile tacere la vostra consultazione. Io vi suggerirei di cercare uno psicologo con formazione cognitivo- comportamentale: in genere prospettano un lavoro che dà chiare indicazioni sia per la comprensione del problema che sulle soluzioni praticabili. Spendo due parole però rispetto alla sua domanda finale: non le serve a un granchè conoscere “che tipo di disturbo o di disagio può affliggere mio figlio”, per almeno due ragioni: se anche ora le indicassi una diagnosi possibile, sarebbe poco spendibile e comprensibile per voi; gli elementi raccontati sono insufficienti e qualunque serio professionista attenderebbe per esprimersi. La ragione principale però è che non fa bene al ragazzo d’essere pensato o descritto come “un malato o uno con problemi”. Di sicuro questi comportamenti esprimono un suo disagio: forse il fatto che ha trovato solo questa strada per farsi presente agli altri. Ma al percorso di crescita appartengono anche le fasi critiche, dunque è meglio attendere per trarre non trarre conclusioni affrettate. La saluto e vi incoraggio.
Gentile sig.ra Silvia, rubare oggetti per un bambino significa appropriarsi dell'identità altrui, cercare di essere come il proprio amico o compagno attraverso ciò che esso possiede. Questo atteggiamento nasce spesso da una scarsa stima di sè e da una soglia di sopportazione della frustrazione piuttosto basso. Anche l'abitudine a dire bugie può rappresentare una forma di difesa e di fuga dalla difficoltà ad assumersi le proprie responsabilità. Se questi comportamenti si presentano occasionalmente in età prepuberale, possono non destare particolare preoccupazione, ma se persistono in età adolescenziale e diventano una struttura comportamentale, allora , a mio avviso, sarebbe necessario accogliere il messaggio di aiuto che suo figlio sta manifestando rivolgendosi il prima possibile ad uno psicoterapeuta esperto in età evolutiva che aiuti lei e suo marito a comprendere i motivi di tale disagio. Auguri.
Gentile Silvia, condotte quali piccoli furti e/o menzogne ripetute nel tempo, devono essere interpretate come manifestazioni di un disagio che se opportunamente compreso, può evitare l’insorgere di comportamenti antisociali più importanti. Suo figlio sta chiedendo aiuto e ha bisogno di ricevere da entrambi i genitori delle risposte coerenti, chiare e condivise. In questo caso, sono i genitori che dovrebbero analizzare, mettendosi in discussione e con l’aiuto di uno psicologo, le dinamiche relazionali e affettive interne alla coppia genitoriale, la linea educativa adottata e soprattutto la comprensione e l’accoglimento delle richieste affettive del figlio. E’necessario che il vostro intervento avvenga velocemente, per poter “bloccare” una condotta antisociale che potrebbe incancrenirsi, vista l’età così delicata e difficile di vostro figlio. Un cordiale saluto.
Gentile Silvia, ritengo che potrebbe essere utile consultare uno specialista, quantomeno per una valutazione più precisa che valuti, fra l'altro: quando sono iniziati questi comportamenti, quali relazioni in generale intercorrono fra voi genitori e suo figlio, il comportamento del ragazzo al di fuori dell'ambito scolastico, ecc.

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