Separazione

1 elementare: perchè non vuole andare a scuola?

CRISTINA

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Gentili Dottori, mio figlio ha 6 anni, ha un fratello di 8 e una sorella di 14 mesi.

Dopo la prima settimana di scuola, in cui andava volentieri, da qualche settimana fa i capricci per entrare, devo trascinarlo di forza. La sua motivazione è che a scuola si annoia perché lo fanno solo disegnare e colorare e vuole rimanere a casa con me (io sono rientrata al lavoro dopo un lungo periodo di maternità).

Lui vorrebbe imparare subito a leggere ed a scrivere, ma non so se sia questa la reale motivazione o se ci sia qualcos'altro sotto, visto che è un bambino sensibile che spesso però fa sfogare le sue emozioni con eccessiva rabbia (ma mai a scuola o alla materna in passato).
E'difficile da gestire anche perché quando si ribella è molto forte e facciamo fatica a tenerlo. poi in classe tende a calmarsi e a seguire normalmente le lezioni e le maestre che dicono che è un bambino sveglio, fa tante domande.

Grazie per l'aiuto

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Cristina,


immagino la difficoltà emotiva nel gestire questa situazione.


Per meglio comprendere cosa sta accadendo è opportuno considerare il contesto, quale l’importante passaggio dalla scuola materna alla scuola elementare e il suo rientro al lavoro dopo un lungo periodo a casa. Senza colpevolizzarsi per la ripresa lavorativa, bisogna tener presente che il bambino sta affrontando una situazione nuova senza poter più contare sulla sua confortante costante presenza a casa, e che deve giustamente dividere le attenzioni di mamma con la sorellina più piccola e il fratello.


Allo stesso tempo sembra che il bambino abbia un comportamento molto diverso a casa e a scuola: sui banchi è calmo ma sveglio e pone molte domande, tra le mura domestiche è invece inquieto, mostra rabbia eccessiva e si lamenta di non fare molto a scuola. Accade spesso che i bambini manifestino comportamenti diversi nei luoghi sociali in cui è coinvolto.


Le consiglio di lavorare insieme al bambino sull’espressione delle emozioni, soprattutto sulla gestione della rabbia, mostrandogli come poterla esprimere e cercando di contenerlo dandogli la sensazione di essere compreso. Qualora le difficoltà continuassero Le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo dell’età evolutiva per un consulto, così da comprendere se la situazione richieda un intervento professionale.


Restiamo a disposizione.


 

Gentile Signora,


se ho capito bene suo figlio ha affrontato l’inizio della scuola primaria in un momento che è coinciso con il suo rientro al lavoro, dopo un lungo periodo di maternità, in cui probabilmente avete avuto modo di passare molto tempo insieme.


Potrebbe aver sperimentato un po’ d’ansia per il nuovo inizio (scuola nuova, la scuola dei grandi, uscita dal luogo sicuro della scuola dell’infanzia) e al contempo essersi sentito meno rassicurato dal fatto che lei non è a casa come prima, ma lontana, al lavoro.


Dice che è un bambino sensibile e che talvolta non riesce a controllare e contenere le emozioni, in particolare a casa. Sarebbe utile sapere in quali momenti o contesti fa maggior difficoltà a gestire le sue emozioni. Come vi comportate in quei casi? Avete adottato delle strategie? Suo figlio come ha vissuto l’arrivo dell’ultima nata? E il fratello più grande in tutto questo?


La saluto cordialmente

Gentile Cristina, purtroppo questo non è un contesto idoneo in cui rispondere in maniera esaustiva al suo quesito.


Può capitare che i bambini vengano esposti, nei loro contesti di vita, a situazioni che possono infastidirli o comunque essere difficoltose. Non per forza si tratta di situazioni rischiose! I bambini sono più sensibili di noi adulti a eventi che, ai nostri occhi, possono apparire di poca importanza.


Non credo sia questo il contesto per darle spiegazioni in merito ai comportamenti di suo figlio. Di fronte a tali situazioni, è importante accettare di lavorare con qualcuno che possa mettere in luce alcune dinamiche, un lavoro congiunto e paritario.


Le auguro una buona giornata.


 

Buonasera Cristina,


Immagino sia molto difficile per voi gestire momenti di rabbia e confusione così forti.
Quello che mi sento di consigliarle è innanzitutto di provare a pensare a cosa potrebbe essere cambiato all'interno del contesto familiare o scolastico rispetto alla prima settimana di scuola. Per esempio, lei quando è rientrata a lavoro?


Inoltre, le consiglierei di provare a individuare la motivazione di questo cambiamento insieme a suo figlio, evitando domande dirette sul “perchè?” o “come mai?”, poiché a quell'età risulta molto difficile per loro esprimere motivazioni precise ai loro comportamenti. Le suggerirei piuttosto di provare a capire, a tentativi, insieme a lui cosa possa averlo spaventato, o fatto arrabbiare. Per esempio con domande del tipo “ti sei forse un po' arrabbiato perché la mamma è tornata a lavoro?” “hai provato paura nel momento in cui ti ho lasciato a scuola dopo tanto tempo passato insieme io e te?”. In questo modo lei proverebbe ad avvicinarsi insieme a lui all'emozione provata e lo aiuterebbe a darle un nome, per poi poterlo rassicurare su quelle paure o difficoltà momentanee che stanno facendo crescere in lui così tanta rabbia.


Spero di esserle stata d'aiuto,
nel caso avesse domande o dubbi non esiti a contattarmi.


 


 

Buongiorno Cristina,


ci sono 3 aspetti che emergono dal suo racconto:



  1. il bambino riferisce di annoiarsi a scuola;

  2. le maestre rilevano comportamenti opposti alla noia dichiarata dl bambino: calma, attenzione (sveglio) e interesse partecipe del bambino (fa molte domande);

  3. il bambino manifesta una certa quota di rabbia a casa.


È evidente che le maestre rilevano un comportamento non congruo con quello che il bambino dichiara. È, quindi, importante comprendere le ragioni che fanno scatenare in vostro figlio la rabbia/ribellione all'interno del contesto familiare. Tali comportamenti potrebbero essere il modo per esprimere un disagio che il bambino sta vivendo all'interno del contesto in cui vive. 


Date le difficolta' che state rilevando, vi suggerisco di rivolgervi ad uno psicoterapeuta che vi possa aiutare a comprendere ciò che sta accadendo ed apportare i cambiamenti necessari per rasserenare il bambino e voi. 


Cordiali saluti

Buongiorno Cristina,


sono una psicologa psicoterapeuta e lavoro da anni con bambini e genitori nel mio studio a Milano. La situazione che descrive fa pensare ad un'ansia da separazione probabilmente legata al suo ritorno al lavoro e alla presenza di un fratellino piccolo. Questo si collega anche alla fatica nel regolare le sue emozioni di rabbia.


L'altra ipotesi che possiamo fare è che suo figlio sia un bambino ad alto potenziale cognitivo che abbia bisogno di particolari ritmi di lavoro. Questo potrebbe essere approfondito attraverso specifici test di livello.


Mi contatti pure per domande e approfondimenti.

Buonasera, bisognerebbe sentire un pò cosa dice la bimba e soprattutto come vive tali vicende per monitorare che impatto hanno su di lei e valutare diversi aspetti. Il rifiuto ad andare a scuola è legato a tali problematiche che si verificano proprio in tale ambiente. Sarebbe opportuno indagare le relazioni sociali della bimba, il suo grado di soddisfazione scolastica e altri aspetti.

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