figlia che non vuole piu parlare con la mamma

anna

Buongiorno. Ho una figlia di 25 anni che ora è fuori sede per svolgere il servizio civile a Roma. Dopo un litigio ha deciso di tagliarmi fuori dalla sua vita. Ho provato diverse volte a contattarla ma dice che ha deciso di camminare da sola, nonostante Le stia pagando l'affitto della casa. Sono molto delusa ed amareggiata. Sento che la sua è una decisione definitiva data dal fatto che mi ha detto chiaramente che non vuole piu tornare a vivere con me e di fare della sua stanza quello che voglio perchè quella casa non Le è mai appartenuta, Tutto mi sembra inutile... sto vivendo un incubo. Aggiungo che sono separata. Quindi ora mi ritrovo completamente sola. Spero qualcuno mi risponda Anna

10 risposte degli esperti per questa domanda

Anna, dalle Sue parole si sente tutto il dolore, il senso di abbandono e la solitudine che sta vivendo in questo momento. Quando un figlio prende distanza in modo così netto, soprattutto senza che il dialogo sembri possibile, può essere davvero devastante per un genitore.

Allo stesso tempo, a volte dietro decisioni così drastiche non c’è solo rabbia momentanea, ma anche un bisogno profondo di separarsi, differenziarsi o prendere spazio per sé. Questo non significa necessariamente che il legame sia perduto per sempre, anche se oggi Le sembra impossibile crederlo.

In questi casi, più che inseguire continuamente il contatto, può essere utile fermarsi un momento e provare a chiedersi non solo “perché mia figlia mi sta facendo questo?”, ma anche “cosa sta accadendo dentro di me davanti a questa separazione?”. Il dolore che sente ora sembra toccare non solo il rapporto con Sua figlia, ma anche il tema della solitudine, dell’essere rimasta senza punti di riferimento e forse del sentirsi esclusa dalla vita di chi ama.

A volte lavorare su di sé, magari con un percorso psicologico, non serve a “dare ragione” a uno o all’altro, ma a trovare uno spazio dove elaborare la ferita, comprendere meglio le dinamiche relazionali e riuscire, col tempo, a riaprire possibilità di dialogo diverse da quelle che oggi sembrano chiuse.

Per ora cerchi di non trasformare questo dolore in una guerra o in un conto reciproco (“io pago l’affitto quindi…”), perché rischierebbe di aumentare ancora di più la distanza. Sua figlia, anche mentre prende le distanze, probabilmente sta cercando di definire sé stessa. E Lei, in questo momento difficile, può provare a fare qualcosa di importante per sé stessa: non restare sola dentro questo dolore.

 

Emilia Sigillo - Psicologa e Psicoterapeuta Pescara

Gentile Anna,
comprendo quanto questa situazione possa essere dolorosa e destabilizzante.
La reazione di sua figlia, soprattutto in una fase di passaggio come quella che sta vivendo (uscita di casa, autonomia, nuove esperienze), può assumere toni molto netti e apparentemente definitivi, ma non è detto che lo siano nel tempo. In alcuni momenti i figli sentono il bisogno di prendere distanza per affermare sé stessi, anche attraverso modalità che possono ferire.
Il suo tentativo di ricontattarla è comprensibile; tuttavia, insistere potrebbe rischiare di irrigidire ulteriormente la chiusura. Potrebbe essere più utile, almeno per ora, lasciarle uno spazio, facendole arrivare un messaggio chiaro ma non pressante: la sua disponibilità a esserci, senza forzarla.
Il senso di solitudine che descrive è molto importante e merita attenzione. In questa fase, oltre al legame con sua figlia, è fondamentale che lei possa prendersi cura di sé e dei suoi vissuti, che sono intensi e legittimi.
Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a elaborare questa separazione, a gestire il dolore e a trovare modalità più efficaci per mantenere (nel tempo) un canale relazionale con sua figlia, rispettando i suoi spazi ma senza rinunciare al legame.

Resto a disposizione se desidera un confronto più approfondito. 
Un caro saluto 

Dott.ssa Fioldisa 

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

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Cara Anna,

quello che stai vivendo è un dolore profondo, di quelli che non si riescono a spiegare a parole. Quando una figlia decide di allontanarsi, soprattutto dopo anni in cui sei stata tu a sostenerla, a crescerla, a esserci sempre, la sensazione è quella di un vuoto improvviso, quasi fisico. È normale che tu ti senta delusa, ferita, spaventata da questa solitudine che sembra arrivare tutta insieme. Non è un’esagerazione: è la reazione di una madre che ha amato e che oggi si ritrova davanti a un silenzio che fa male.

Da come ne parli si percepisce che la vostra relazione è stata segnata da tensioni e incomprensioni, e spesso quando una figlia di questa età prende una decisione così drastica non lo fa per cattiveria, ma per un bisogno di distanza che lei stessa non riesce a spiegare. A volte i figli, per crescere, sentono il bisogno di staccarsi in modo brusco, quasi violento, soprattutto se dentro portano ferite o confusione che non hanno mai saputo nominare. Non è un giudizio su di te come madre, ma un tentativo, forse goffo, forse doloroso, di trovare un proprio spazio.

Le sue parole dure, il “cammino da sola”, il “quella casa non mi è mai appartenuta”, non sono verità definitive. Sono frasi dette in un momento di rottura, quando la distanza sembra l’unico modo per respirare. Ma non definiscono per sempre il vostro rapporto. I figli cambiano, maturano, rivedono le loro posizioni. Oggi lei ha bisogno di spazio, e lo sta chiedendo nel modo che conosce. Domani potrebbe guardare tutto questo con occhi diversi.

In questo momento la cosa più importante non è convincerla, né rincorrerla, né forzarla a tornare. È esserci senza invaderla. Un messaggio ogni tanto, semplice, non carico di aspettative come per esempio: “ti penso”, “spero tu stia bene”, “quando vorrai parlare, io ci sono”, crea un ponte, non una pressione. E allo stesso tempo ti permette di non chiuderti nel dolore.

La tua solitudine è reale e merita ascolto. Essere separata, ritrovarsi senza la presenza quotidiana di una figlia, affrontare un silenzio così pesante… tutto questo richiede un sostegno. Non devi attraversarlo da sola. A volte, quando i figli si allontanano, è il momento per le madri di prendersi cura di sé, di rimettere ordine dentro, di trovare un nuovo equilibrio che non dipenda solo dal ruolo genitoriale.

La tua storia con tua figlia non è finita. È in una fase difficile, confusa, dolorosa, ma non definitiva. Le relazioni tra madre e figlia attraversano cicli, distanze, ritorni. Oggi lei ha bisogno di spazio. Tu hai bisogno di respiro. E il tempo, se non forzato, può diventare un alleato.

Se vuoi, posso aiutarti a trovare un modo per mantenere un contatto che non la spinga a chiudersi ancora di più e per prenderti cura di te mentre aspetti che qualcosa dentro di lei si calmi. Non sei sola in questo.

Un caro saluto,

Dottoressa Arianna Bagnini, Psicologa Clinica, del Lavoro, Risorse Umane, Organizzazioni.

Ricevo anche Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Cara Anna,

Ti ringrazio di cuore per aver trovato il coraggio di scrivermi e di condividere un dolore così intimo e profondo. Capisco perfettamente lo smarrimento e il senso di vuoto che stai provando in questo momento. Essere tagliate fuori dalla vita della propria figlia, dopo tutto l'amore e l'impegno che una madre mette nel crescere e sostenere i propri figli (anche economicamente, come stai facendo ora pagandole l'affitto), genera un dolore immenso e una grande amarezza.

Tua figlia ha 25 anni ed è a Roma per il servizio civile. Questa è la sua prima vera grande esperienza di autonomia. Per alcuni giovani, per sentirsi veramente "adulti" e capaci di camminare sulle proprie gambe, scatta la convinzione (seppur dolorosa e a volte irruenta) di dover recidere in modo netto il cordone ombelicale.

Essendo tu separata, il legame madre-figlia può essere stato vissuto, in passato, con una forte vicinanza emotiva che ora la ragazza percepisce come soffocante rispetto al suo bisogno di esplorare il mondo. Il suo allontanamento è, paradossalmente, un tentativo di scoprire chi è al di fuori del ruolo di "figlia che vive con la madre"Frasi come "fai della sua stanza quello che vuoi" sono spesso dettate dall'impulsività e dalla rabbia del momento, nate da un litigio. Servono alla ragazza per marcare un territorio psicologico, più che per ferire davvero.

In questo momento, insistere con chiamate o messaggi rischia di allungare la distanza, perché la ragazza percepirebbe una pressione.

Se senti il bisogno di scriverle un ultimo messaggio, potresti impostarlo con un tono aperto, rassicurante e privo di pretese. Un messaggio che non chiede risposte immediate, ma che le ricorda la tua presenza.

Anna, la tua presenza nella sua vita c'è stata e continua ad esserci anche attraverso il tuo sostegno pratico. Prendi questo periodo come una pausa per ritrovare il tuo centro.

Se senti che questo dolore è troppo pesante da sostenere da sola, ti incoraggio a valutare un percorso di sostegno psicologico individuale.

Ricorda che non sei sola e che ogni passo che fai per ascoltare te stessa è un passo verso la tua autenticità e il tuo benessere.

 

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Gentile Anna Buon Pomeriggio, grazie per aver condiviso in questo piccolo spazio, la situazione significativa caratterizzata da sofferenza e solitudine, rispetto alla relazione con sua figlia che descrive con grande consapevolezza. È una fase della vita molto delicata che merita uno spazio individuale, sicuro ed idoneo durante il quale approfondire i vissuti, valutando un supporto strutturato e mirato.

È di primaria importanza il suo benessere e ritrovare modalità di relazione più serene con sua figlia e ritrovare maggiore stabilità interna. Se lei crede possa esserle utile, può fissare un colloquio per approfondire, mi trova disponibile online. Sperando di esserle stata d'aiuto le auguro buona giornata. 

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Buongiorno Anna

Sua figlia sta sicuramente passando un momento di scoperta e nuova vita, ha voglia di fare tante esperienze e sentirsi adulta e indipendente. Ma nel cammino potrebbe affrontare qualche difficoltà, e da te deve sapere che tu ci sarei sempre, in qualsiasi momento, anche se oggi non ti vuole più parlare e vedere. Tutte le relazioni si possono ricucire e sanare, ancora di più se parliamo del rapporto tra madre e figlia. Provi a scavare nel vostro passato, a far emergere le difficoltà che ha avuto nella relazione con sua figlia e cosa oggi possa pensare di lei. Non prenda solo il negativo, ma cerchi di riflettere sulle cose positive della vostra relazione e provi a lavorare su quelle cose oggi, con sua figlia. E sia sincera con lei: gli dica cosa pensa di questa situazione, cosa la fa soffrire, cosa prova oggi nei suoi confronti. Se si sente sola si faccia affiancare da un professionista che possa valutare meglio la situazione, che gli possa dare un supporto e possa condividere il peso di questa relazione difficile.

Dott. Alessandro Zaffiri

Dott. Alessandro Zaffiri

Pescara

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Cara Anna,

capisco quanto questa distanza ti stia facendo soffrire. Quando un figlio si allontana, soprattutto in un momento di solitudine, il dolore può essere molto forte.

Allo stesso tempo, l’unico modo per dare a questo rapporto la possibilità di ritrovare equilibrio è rispettare la decisione di tua figlia. In questa fase lei sente il bisogno di camminare da sola, e forzarle la mano rischierebbe solo di aumentare la distanza.

Tu puoi restare presente in modo discreto: un messaggio ogni tanto, semplice, che dica che ci sei quando vorrà. Questo le lascia spazio, ma le fa sentire che il legame non è chiuso.

Nel frattempo è importante che tu non affronti tutto da sola. Cercare sostegno per te — qualcuno con cui parlare, uno spazio in cui elaborare questo dolore — può aiutarti a ritrovare stabilità mentre lei si prende il suo tempo.

Un caro saluto,

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Buonasera Anna

quello che sta vivendo è profondamente doloroso, e le sue emozioni – delusione, amarezza, senso di vuoto – sono del tutto comprensibili. Non è solo la distanza fisica a pesare, ma quella emotiva improvvisa, soprattutto dopo un conflitto e senza possibilità di chiarimento.Da quello che racconta, sua figlia sembra trovarsi in una fase di forte affermazione della propria autonomia. A 25 anni, anche se può sembrare brusco o ingiusto, alcuni giovani sentono il bisogno di “separarsi” in modo netto per costruire la propria identità. Questo spesso passa attraverso prese di distanza che, per un genitore, risultano difficili da accettare e comprendere. Il punto importante è questo: il suo comportamento, per quanto ferente, non equivale necessariamente a una rottura definitiva del legame. In molti casi, questi allontanamenti sono temporanei e si ridimensionano quando le emozioni si stabilizzano. Capisco quanto sia difficile, ma continuare a cercarla insistentemente in questo momento potrebbe irrigidire ancora di più la sua posizione. Potrebbe invece essere più utile lasciarle spazio, ma accompagnato da un messaggio chiaro e non invasivo. Ad esempio, qualcosa che comunichi che lei c’è, che rispetta la sua scelta di autonomia, ma che il legame resta aperto. Senza richieste, senza pressioni.C’è poi un altro aspetto importante che emerge dalle sue parole: la solitudine. Essere separata e sentire improvvisamente anche la distanza di sua figlia crea un vuoto molto forte. È fondamentale che in questo momento lei non resti sola dentro questo dolore. Amici, familiari, oppure anche uno spazio di ascolto professionale possono aiutarla a reggere questo passaggio.Infine, rispetto al tema pratico dell’affitto: è comprensibile che questo alimenti il senso di ingiustizia. Tuttavia, ora è più una questione relazionale che economica. Le decisioni pratiche (continuare o meno a sostenerla) andrebbero prese con calma, non sull’onda della ferita emotiva.Lei non ha perso sua figlia. In questo momento ha perso il contatto, che è diverso. I legami significativi raramente si interrompono davvero: possono tendersi, anche molto, ma spesso trovano nuovi equilibri nel tempo. Le auguro il meglio.

Dott.ssa Jessica Agnelli

Dott.ssa Jessica Agnelli

Pescara

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Gentile Anna,

percepisco la Sua sofferenza e intuisco quella di Sua figlia.

Una separazione è un trauma forte per tutti i componenti la famiglia.

Immagino che per diverso tempo la famiglia siate state voi due. Come un cordone ombelicale non fisico, ma relazionale che vi ha unite e sostenute. Ora Sua figlia taglia quel cordone e richiede uno spazio di crescita tutto suo.

Per Sua figlia, può lasciare che la porta sia aperta.

Per se stessa invece è un tempo nuovo, che le porta incertezza e disorientamento, ma apre anche uno spazio da osservare, ascoltare, sentire, riorganizzare il suo presente. Sua figlia è e sarà sempre sua figlia, quello che cambia è come vivere la Sua maternità ora, le Sue relazioni ora, il Suo essere Anna ora.

Resto a disposizione.

drssa Chiara Lecca

Dott.ssa Chiara Lecca

Dott.ssa Chiara Lecca

Cagliari

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Quello che stai vivendo è molto doloroso. Quando una figlia decide di allontanarsi, soprattutto dopo un trasferimento e in un momento in cui tu continui ad aiutarla economicamente, è normale sentirsi ferita, rifiutata e spaventata. La separazione da un figlio adulto può essere vissuta quasi come un lutto emotivo.

Tua figlia ha 25 anni e probabilmente sta cercando la sua autonomia, anche in modo brusco o distante. Questo però non cancella il legame affettivo tra voi. In molte situazioni i figli, per costruire la propria identità, prendono distanza dai genitori, a volte usando parole dure o chiudendosi emotivamente. Non sempre quel “non voglio più tornare” significa “non ti voglio più bene”.

In questo momento è importante fare attenzione a due aspetti:

  • non rincorrerla continuamente per paura di perderla, perché la disperazione rischia di aumentare la distanza;
  • non annullarti completamente nel ruolo di madre dimenticando il tuo equilibrio emotivo.

Puoi provare a mantenere un contatto più calmo e meno basato sul conflitto o sul senso di colpa. Ad esempio:

  • farle sapere che le vuoi bene;
  • dirle che la porta per parlare resta aperta;
  • evitare discussioni troppo accese;
  • darle spazio senza sparire completamente.

Anche il fatto che tu stia pagando l’affitto può creare tensioni emotive tra bisogno di aiuto e desiderio di indipendenza. È utile chiederti: “Sto aiutando mia figlia con serenità o sto usando inconsapevolmente l’aiuto per tenerla vicina?”. Questa riflessione può aiutarti a capire meglio la dinamica.

In parallelo, cerca di non restare sola con questo dolore. Parlare con una persona fidata o con uno psicologo può aiutarti molto a contenere l’angoscia e a non vivere tutta la tua identità solo attraverso il rapporto con tua figlia.

Il rapporto madre-figlia attraversa spesso fasi di distanza, ma molte relazioni si ricuciono nel tempo quando entrambe riescono a respirare fuori dalla tensione emotiva del momento.

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