Depressione

Senso di inadeguatezza

Leonardo

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Salve. Sono un ragazzo di 20 anni, due anni fa mi sono trasferito dal mio paese, nel sud, a Bologna, per frequentare l’università. All’inizio ero molto contento della mia scelta, forse perché pensavo che questo nuovo percorso avrebbe potuto rappresentare una sorta di riscatto nei confronti dell’esame di maturità, che non si é concluso come avrei voluto. Ho frequentato le lezioni e ho sostenuto gli esami fino a febbraio 2020, poi, con l’emergenza sanitaria della pandemia, sono ritornato nel mio paese. Qui ho continuato a studiare, ottenendo comunque buoni voti, ma dopo qualche mese ho cominciato a sperimentare un senso di insoddisfazione verso il mio percorso universitario. Tutto é cominciato da un esame, molto faticoso, in cui ho preso un voto alto, ma sono stato penalizzato dal fatto che, nonostante avessi risposto correttamente a tutto, l’apparecchiatura di cui disponevo per sostenere l’esame in modalità online non era ottimale, motivo per cui la prof non riusciva a sentirmi bene. Ad ogni modo, sono andato avanti nel mio percorso, ma quel senso di inadeguatezza si é ripresentato. Ho sostenuto due esami scritti, in cui non ho ottenuto il massimo per una sola risposta sbagliata in entrambi i casi, e un esame orale, in cui sono stato penalizzato dal fatto che la connessione internet é caduta proprio nel bel mezzo del colloquio. Al di là di queste esperienze, ho notato che la gran parte dei miei compagni di corso riesce comunque a sostenere esami con un profitto superiore al mio, e questo non fa altro che accrescere quella sensazione di inadeguatezza. Penso che anche il contesto abbia influito molto: per anni, dalle scuole elementari fino al liceo, sono stato “il più bravo della classe”, quasi come se fosse un’etichetta che si attacca addosso senza volerlo, ed ora mi trovo circondato da “più bravi della classe” migliori di me. Oscillo costantemente tra il pensare che sia semplicemente “sfortunato” (per via degli episodi sopra descritti) e il pensare che sia realmente inferiore a tutti gli altri. Vivo ogni esame come un’occasione per mettere alla prova me stesso: se va bene, allora sono stato fortunato; se va male, allora é vero che sono incapace, ed é giusto torturarmi. C’é sempre un senso di “competizione” con tutti gli altri che mi sta portando all’esaurimento nervoso. Ad oggi la situazione é diventata insostenibile: non mangio più, ho perso più di 20 kg da quando é cominciata questa crisi e di notte non dormo. Infatti, non appena prendo sonno, mi sveglio di soprassalto, sudato, ripensando agli esami dati mesi fa. É una vera e propria ossessione, non riesco a non pensarci. La mia mente ormai va da sola, é sconnessa dalla mia volontà. Sono perennemente stanco, privo di energie, demoralizzato e terribilmente confuso. Comincio a perdere la memoria, rimando lo studio e non sono capace di concentrarmi nemmeno per 10 minuti. Il tutto contornato da frequenti attacchi di panico. Aiutatemi.

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile L,


Il periodo che stai vivendo è certamente complicato e, per di più, aggravato dalla situazione di pandemia che, protraendosi da più di un anno, ha sconvolto abitudini consolidate e ritmi giornalieri.


Da quanto affermi, le cose erano iniziate abbastanza bene fino al cambio di passo dovuto, probabilmente, al ritorno a casa, alla nuova modalità di studio e alla mancanza quotidiana d’interazione sociale che ha fatto sorgere un senso d’insoddisfazione e inadeguatezza verso il percorso universitario.


A quanto pare, però, sei riuscito a superare lo stesso diversi esami, anche se non con i voti auspicati. Le domande che ti devi porre possono essere di questo tipo: è davvero troppo poco tutto quello che ho fatto finora o sono troppo severo con me stesso? Le mie aspettative sono troppo alte?


Il fatto di essere stato il più bravo della classe fino al Liceo non significa mettersi in perenne competizione con i colleghi dello stesso corso di laurea. Il liceo, l’esame di maturità e quant’altro sono capitoli chiusi che non puoi più riaprire. Devi solo fare tesoro di quelle esperienze che, al netto del risultato ottenuto, hanno sicuramente arricchito il tuo bagaglio di conoscenze e competenze.


 Il percorso accademico è un ciclo diverso, vissuto in un periodo diverso e con specificità differenti.


Ognuno di noi dovrebbe percorre la strada della propria vita, fatta di salite e discese, in piena autonomia. L'importante è capire quando è il momento di fare appello a tutte le proprie forze, poiché si sta affrontando una salita, e quando, invece, si può correre con passo più svelto perché si è in pianura o in discesa. 


La strada va percorsa con tutte le energie (fisiche e psicologiche) possibili a disposizione; di conseguenza, sarebbe auspicabile, con il supporto di una guida professionale, che queste energie siano recuperate in fretta per ritrovare la serenità persa e continuare a camminare spedito lungo il meraviglioso sentiero della vita.


Un caro saluto


Dott. Pasqualino Lupia

Caro Leonardo, 


il momento che sta vivendo è senz'altro critico e sicuramente doloroso e spaventoso allo stesso tempo, ma è necessario fare una distinzione tra:



  1. riappropriarsi di una fisiologia e ritmi quotidiani adeguati e funzionali (riposare con regolarità, corretta alimentazione ed apporto vitaminico, momenti di svago ecc.);

  2. approfondire l'analisi del suo percorso universitario (capire se ciò che sta facendo le piace oppure se sta andando fuori strada ad es);

  3. lavorare sul senso di inadeguatezza (che ahimè credo fosse lì, anche se magari silente, già da tempo prima del suo percorso accademico).


Entrambi concorrono a mio avviso al forte disagio che sta provando da diverso tempo e immagino anche che magari prestando attenzione, possano essere evidenziate anche altre aspetti.


Per quanto invalidanti e fastidiosi, credo che gli attacchi di panico che menziona, siano soltanto un'allerta "sensata" che il suo corpo produce, rispetto al carico emotivo che sta portando dentro e credo che per questo, lavorare primariamente sui punti elencati, possa contribuire sensibilmente anche alla risoluzione degli stessi.


Sarei felice di aiutarla in questo viaggio, ma al di là di tutto, la prima cosa che mi sentirei di consigliarle è di concentrare le sue energie nel regolarizzare il ritmo sonno/veglia, nonchè alimentazione e momenti di svago. Se il corpo è sostenuto da abitudini sane, collabora molto più facilmente.


Un caro saluto

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