Depressione

Come reagire ad una situazione di difficoltà

rebecca

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Buonasera, sono una studentessa di 27 anni, mi mancano sette esami, tirocinio e tesi per laurearmi in medicina, ma a causa pandemia, una famiglia che non capisce i miei stati depressivi, e un senso di abbandono e di estraniazione dovuto al periodo che mi ha portato a tornare a casa e a distaccarmi dalla mia precedente quotidianità, mi sento sola e incapace di reagire. I miei non possono permettersi di pagarmi uno psicologo, i servizi online di ascolto psicologico non a pagamento sono stentati e non accompagnano, tutti mi dicono che dovrei lavorare, ma non ho esperienze lavorative alle spalle e vorrei chiudere l'università anche se ho difficoltà a studiare, a dare gli esami e a finire il mio percorso. Mi sento pressata da tutto e non riesco a trovare un modo per sbloccarmi, tutto mi porta ad uno stato depressivo- ansioso per cui non riesco a reagire, tutto pretende da me qualcosa, tutti si aspettano da me qualcosa e io non riesco a muovere un passo. Più sono disperata, più gli altri non ascoltano il mio problema e non riescono ad aiutarmi e io non so cosa fare per andare avanti. Vorrei sbloccarmi, non so da dove iniziare. è un loop senza fine e non riesco a trovare una via di uscita.

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Rebecca,


Credo che per lei sia necessario un supporto psicologico.
Alcune volte, da soli, non abbiamo le risorse/forze per superare un ostacolo un periodo particolare della nostra vita.
Per quanto riguarda la difficoltà a pagare uno psicologo magari può trovare dei compromessi con la sua famiglia e con lo psicologo a cui si rivolgerà. 


Buona giornata


 

Cara Rebecca,


Questi periodi durante gli studi universitari capitano molto di frequente... Immagino che lei sia stata sempre molto forte e capace di "tenere" lo stress e credo che questo momento, in cui si sente bloccata, sia davvero spiazzante. 


Purtroppo l'atteggiamento che descrive da parte dei suoi genitori nei confronti dei suoi stati depressivi è anch'esso probabile.


Questo perché l'umore deflesso suscita, in chi le è vicino, meccanismi difensivi di negazione e senso di impotenza (difficilissimo da tollerare!): sono certa che i suoi abbiano difficoltà a vederla in panne... e che magari preferiscano "non vedere" il problema.


A mio avviso potrebbe valere la pena cercare un supporto psicologico o psicoterapeutico.


Un/a psicoterapeuta sarebbe una figura esterna, capace di comprenderla e di aiutarla. Lei cosa ne pensa? 


I suoi studi sono importanti e richiedono impegno, quindi è fondamentale poter ripartire e sostenere il percorso universitario fino in fondo. 


Forza Rebecca, tiri un bel respiro... c'è qualche altro gradino ancora da salire.


Le auguro di trovare il modo di proseguire...


Se avesse bisogno, mi scriva tranquillamente.


Un saluto cordiale,


Dott.ssa Verusca Giuntini 

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