Depressione

Controllare le ossesioni della depressione

Fabio

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Salve, sono fabio, ho 26 anni e sono da 5 anni in depressione. Ho cambiato due psicologi e non mi sembra di aver avuto alcun aiuto. Ho sempre le solite ossessioni, ossia: paura di contrarre malattie. Mi chiudo per mesi in casa e non riesco ad affrontare le mie paure che si presentano sottoforma di ossessioni: vedo sangue dappertutto e non riesco a toccare nulla, oltretutto mi lavo continuamente le mani. Ma vi chiedo come e'possibile che, seppur consapevole di non aver fatto qualcosa, dubito di quest'azione fino a convincermi del contrario. es: camminando vedo una siringa che seppur distante da me mi crea panico e subito dopo il dubbio di averla calpestata anche se non e' successo. Tutto ciò che e' rosso per me e' sangue. Ho fatto uso di psicofarmaci per 6 mesi, sembrava esser diminuito il tutto ma due mesi dopo l'interruzione dell' assunzione di quest'ultimi eccomi di nuovo con le mie ossessioni. Come devo fare per superare e portare tutto a livello razionale? Aiutatemi vi prego.

12 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Signor. Fabio, riflettendo sulle dinamiche che portano una persona a soffrire di ansia e ossessioni si possono fare alcune considerazioni importanti sul modo in cui ogni individuo legge la realtà e attribuisce significati diversi a identiche circostanze. Sentiamo dei passi al piano di sopra: se abbiamo la fantasia che si tratti di un ladro, probabilmente avremo paura; se crediamo che siano i passi del vicino di casa, allora ci sentiremo al sicuro. Questo è un semplice esempio di due interpretazione diverse della stessa “realtà” che ci può aiutare a capire che bisogna sempre tener a mente che la realtà come dato oggettivo non esiste ed ogni tentativo di oggettivare totalmente la realtà risulta in definitiva fallace. Vi è mai capitato di assistere ad un evento insieme ad altre persone e scoprire che ognuno aveva una diversa versione di quello che era accaduto? Questo succede perché è proprio la dimensione interna che carica la realtà di valore e attribuisce significato all’esperienza; se cerchiamo di arrivare ad un “punto della situazione” obiettivo e concreto, commettiamo un errore pericoloso, cioè quello di svuotare gli stimoli esterni della connotazione emotiva che attribuiamo loro; ma gli stimoli si chiamano così proprio perché stimolano qualcosa, muovono, danno energia all’individuo. Pensare alla realtà come a qualcosa di definito e coerente può essere rassicurante, ma bisogna sempre tenere a mente che, come esseri umani, non possiamo altro che filtrare la realtà attraverso la propria individualità. La coerenza ha il difetto di vivere di corrispondenze perfette, mentre la realtà psichica è ancorata a dimensioni che non conoscono la logicità scientifica ed è per questo che la contraddizione è una parte inevitabile della nostra vita. Un altro esempio lo abbiamo da uno dei test psicologici più noti al grande pubblico: il test proiettivo di Rorschach. Egli aveva costruito una serie di tavole sulle quali vi erano delle macchie di inchiostro, colorate in maniera simmetrica ma senza senso, che utilizzava mostrandole ai soggetti. Davanti a queste macchie venivano interrogati: la domanda loro posta era questa ”Cosa vedi?”; ebbene, nessuno percepiva la macchia solo come una macchia di inchiostro; nessuno vedeva una forma indefinita su un foglio. C’era chi vedeva una farfalla, chi un pipistrello, chi una donna che balla, insomma, chi si confrontava con le macchie non percepiva solo lo stimolo ma ne dava un senso, un significato che andava ben al di là del semplice dato visivo. Sembra quindi che una caratteristica o, per meglio dire, una competenza tipica dell’essere umano sia quella di donare un senso narrativo alla percezione; percepire, immaginare, e costruire storie sono funzioni in relazione tra loro, e non capitoli distinti dell’essere umano. Ed allora diviene comprensibile che per chi attraversa l’esperienza della paura esterna è necessario rivolgere lo sguardo verso la propria costellazione emotiva riuscendo a cogliere quei conflitti interiori che risultano inaccettabili, per rendersi consapevoli delle proprie fantasie interne. Questo vuol dire compiere un viaggio nella propria psiche per potersi confrontare con le proprie emozioni e riuscire a darne un senso. Un inciso, peraltro da non sottovalutare assolutamente: chi si pone davanti alle macchie del Rorschach può sostenere di “vedere” una tal oggetto, o può dire “che gli sembri di vedere” per esempio un pipistrello: ebbene, la differenza è notevole, in quanto denota la possibilità del cliente di distinguere tra la realtà e l’interpretazione della realtà che egli stesso gli attribuisce. Allo stesso modo chi si rivolge allo psicologo ha la possibilità di discriminare, di differenziare le ipotesi che attribuisce alla realtà. Questa considerazione aiuta a eliminare un luogo comune piuttosto diffuso sugli psicologi, quello che vede lo psicologo creare complesse interpretazioni a partire dalle fantasie espresse dal paziente, come se realizzasse una costruzione “barocca e decorativa” sulla base di simbolismi universali. Probabilmente una persona che si rivolge allo psicologo utilizza delle categorie piuttosto rigide per leggere la realtà, e ha difficoltà a comprendere quanto determinate “certezze” siano controproducenti nello sviluppare un processo di sviluppo personale. Riscrivere il copione della propria vita, dunque, prendendo contatto con la realtà, sperimentandoci nei rapporti per incontrare se stessi. Questo può essere fatto solo con l'aiuto di uno psicologo

Caro Fabio, se fossi più vicino sarei disposto ad aiutarti. Intanto ti dico che le tue ossessioni inerenti la paura di essere contagiati sono una dei tanti pensieri che ha chi soffre di "doc" cioè di "disturbo ossessivo compulsivo" che è sempre un disturbo d'ansia che causa spesso severa interferenza con la vita sociale dell'individuo, come sta accadendo da anni anche a te. Nel tuo caso, l' ossessione è la paura di venire contagiato e la compulsione è l'azione corrispondente che adotti per farti ridurre l'ansia vale a dire il lavarti le mani con una frequenza altissima. Purtroppo questa modalità di controllo è fallace, perchè è vero, correggimi se sbaglio che ti abbassa l'ansia subito dopo per pochi minuti, ma,poi, tutto torna come prima anche perchè il lavarti le mani spessissimo per esempio, non ti permette di disconfermare la tua convinzione cioè il fatto che se te le lavassi con un po' meno frequenza potresti contrarre una qualche brutta malattia ! Esistono infatti varie modalità per cui il disturbo si automantiene e che andranno indagate con il tuo terapeuta. Lo stato depressivo che provi è facile pensare sia secondario al fatto che ti rendi conto che non ne riesci a venire a capo e capisci che questi pensieri ti stanno condizionando troppo la vita e questo inevitabilmente ti provoca un forte abbassamento dell'umore e.. a chi non lo abbasserebbe? Per questo ti consiglio di trovarti uno psicoterapeuta (a mio parere per il tuo disturbo è particolarmente adatto un terapeuta meglio ad orientamento cognitivo) esperto non solo genericamente nei disturbi d'ansia ma con la chiara capacità nel saper trattare i disturbi ossessivi. Se non conosci nessuno prova a vedere all'interno delle presentazioni degli psicoterapeuti. Un caro saluto.

Dott. Andrea Lisotti Modena (MO)

Caro Fabio, quando le ossessioni sono così forti da invadere letteralmente la qualità di vita di una persona è molto difficile affrontarle efficacemente senza un intervento farmacologico. Non a caso lei dice che i farmaci li ha usati e sono stati efficaci, anche se non spiega perchè li ha sospesi. Quindi le consiglio di riprenderli, naturalmente sotto controllo specialistico. Per quanto tempo? Non deve deciderlo lei, e comunque non sarà per sempre: comunque è fondamentale associare al trattamento farmacologico, in parallelo, un percorso psicologico di aiuto (chiamato psicoterapia) che permetta pian piano di affrontare ciò che alimenta queste paure. Solo se riuscirà a fare questo potrà uscirne e col tempo guarire, perchè comunque le idee ossessive esprimono un disagio più profondo, interiore, spesso poco familiare all'interessato: i farmaci agiscono riducendo il sintomo ossessivo, ma non fanno niente altro in più, il disagio profondo va analizzato in modo da capire in quale modo diverso affrontarlo. Solo così si toglierà ossigeno al fuoco delle ossessioni. Un sincero auguri.

Carissimo Fabio, la tua soluzione di portare tutto a livello razionale non è detto che sia la migliore strada da percorrere, poiché come tu hai scritto sei consapevole dell'irrazionalità dei pensieri, nonostante ciò il tuo comportamento continua ad essere irrazionale. Dato che gli psicofarmaci hanno funzionato almeno in parte credo che faresti bene a rivalutare la tua posizione sul loro uso, affidandoti a delle cure psichiatriche a cui affiancare anche un lavoro psicologico. Un saluto

Caro Fabio, innanzitutto provi a pensare se la sua depressione è primaria o secondaria alla sua fobia del sangue e di contrarre malattie. Da quello che scrive, infatti, sembrerebbe che si tratti di un disturbo ossessivo-compulsivo piuttosto che un disturbo dell'umore, quale appunto la depressione. Naturalmente, una diagnosi corretta è possibile solo dopo alcuni colloqui ed eventuali strumenti di valutazione. Tuttavia mi sembra di capire che è colto da pensieri ossessivi che la tormentano già da tempo e che, pertanto, si sono ben strutturati. Provi allora a tenere un diario delle sue ossessioni, delle sue paure e delle sue ansie, prestando molto attenzione all'aspetto emozionale correlato alle stesse. Annoti la situazione che ha attivato l'ossessione (dove era?, con chi?, quando?) e le reazioni psicofisiche che ne sono derivate (Come si è sentito? Cosa provava?). Infine, esprima il pensiero o l'immagine che tale situazione ha attivato e il suo comportamento conseguente. Monitorare il disturbo, l'aiuta a dare un senso allo stesso perchè permette di far emergere eventuali comportamenti disfunzionali che poi lo mantengono. Una volta trovato il nesso tra la situazione antecedente e il disturbo, lei saprà cosa lo genera e quindi potrà agire in modo più mirato nella risoluzione e nel trattamento. Dalla mia esperienza clinica, posso consigliarle uno psicologo ad orientamento cognitivo-comportamentale, il quale le spiegherà delle tecniche molto efficaci per il D.O.C. (disturbo ossessivo compulsivo). Prima di salutarla, voglio darle un consiglio da amica piuttosto che da Psicologa: "Non aver paura di guardare in faccia alla tua sofferenza poichè essa è attivata da te e soltanto tu puoi risolverla poichè sei l'unico esperto della tua mente. Purtroppo però hai bisogno un un esperto della mente umana che guidi il tuo percorso di cura: Lasciati guidare allora seguendo il filo della tua conoscenza."

Fabio, uscire dal tunnel in cui ti trovi è alquanto complesso e laborioso. Fare tutto senza un corretto supporto farmacologico è improponibile. Il farmaco che hai assunto per sei mesi ti aiutava, quindi prima d'ogni cosa ti consigliere dietro corretta prescrizione di riprenderlo, insieme a questo protocollo farmacologico potrai immettere un percorso psicoterapeutico che gradualmente ti aiuterà a riprendere una corretta interazione tra te e la tua sfera emotiva.

Dott.ssa Carla Foletto Mantova (MN)

Mi pare che il suo disturbo andasse affrontato molto tempo fa magari come disturbo d’ansia poi è probabile sia peggiorato fino a divenire un disturbo ossessivo compulsivo e/o disturbo fobico, spesso vengono confusi i disturbi dell’umore con i disturbi d’ansia in particolare nelle autodiagnosi, a mio parere sarebbe importante si rivolgesse a uno psicologo o specialista nel campo per una più accurata definizione del suo disagio.

Dalla sua lettera traspare la possibilità che lei sia affetto da un disturbo ossessivo compulsivo, di cui le compulsioni più evidenti consistono nei lavaggi ripetuti delle mani. Il dubbio che lei prova sul fatto di aver commesso uno fatto si manifesta con la tipica incapacità di tollerarlo, che è specifica del disturbo. Il senso di colpa per irresponsabilità si dimostra pervasivo, genera i pensieri intrusivi a cui lei accenna, che lo tormentano fino a rendergli la vita impossibile. Attua tentativi di controllo cercando di evitare il contagio e praticando continui lavaggi. Le consiglio vivamente di rivolgersi a uno psicologo cognitivo comportamentale che sia esperto del suo specifico disturbo. La sintomatologia, infatti, tende ad automantenersi indipendentemente dai fattori che l'hanno scatenata, per cui è importante attuare un tipo di terapia che si occupi di curare e ridurre il sintomo, oltre alla causa. I risultati della terapia cognitivo comportamentale sono davvero eccellenti. Le faccio tantissimi auguri.

Caro Fabio, all'apparenza tu sembri soffrire non di depressione, forse quella è solo una conseguenza, ma di un chiaro e noto disturbo ossessivo-compulsivo. Esiste una terapia di accertata efficacia e di tempi piuttosto brevi, che non necessita dell'uso di psicofarmaci e che garantisce ottimi risultati: si tratta della terapia cognitivo-comportametale. Pertanto ti consiglio di cercare nella tua città un terapeuta che si rifaccia a questo tipo di terapia. Vedrai che otterrai dei buoni risultati. Buona fortuna.

Caro Fabio, sono la dott. Daniela Lopiano di Caltanissetta sono una psicoterapeuta cognitivo- comportamentale, il tuo dist. principale è il dist. di ansia ossessivo- compulsivo, la depressione è una conseguenza, ti consiglio di rivolgerti ad un collega del mio stesso indirizzo e di fare un trattamento integrato di psicoterapia e farmacoterapia, è un problema che si può risolvere affidati a qualcuno e soprattutto cerca di essere costante non passare da un medico all'altro! ciò non migliora la tua situazione. A presto

Gentile signore, il trattamento per il suo disturbo deve essere principalmente di tipo farmacologico per ridurre considerevolmente la sintomatologia

Caro Fabio, si affidi a uno psicoterapeuta che si avvalga della collaborazione di uno psichiatra, col quale si possa aprire una consulenza in vista - eventualmente - dell'utilizzo combinato di farmacoterapia e psicoterapia cognitivo comportamentale. In tal modo lei potrà usufruire delle tecniche e delle tecnologie maggiormente validate sul piano della ricerca, che i progressi delle scienze cognitive ci offrono per superare brillantemente (e man mano autonomamente) i problemi a cui ha fatto riferimento. Cordialmente,

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