Depressione

Dopo la fine di una psicoterapia

Monica

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Buonasera
Da circa sei mesi ho terminato una psicoterapia psicanalitica durata circa cinque anni.
E’ stato un percorso lungo e faticoso durante il quale abbiamo attraversato momenti molto dolorosi riacquistando fiducia in me.
Durante questo periodo ho affrontato pure la separazione da mio marito da cui ero sposata da venti anni.
Ho due figlie di 21 e 18 anni.

Ora sto attraversando un periodo in cui mi sento nuovamente depressa nonostante tutto, sicuramente il tutto è influenzato dal fatto che non ho trovato una nuova relazione affettiva e che il mio ex marito ancora e molto innamorato di me mi crea molta incertezza.

Forse dovrei parlarne con qualcuno, da una parte sarebbe logico tornare dalla mia psicoterapeuta che mi conosce così bene, ma avendo così faticato a terminare la terapia per problemi miei di lutti in famiglia che il termine della terapia mi facevano rivivere , ho paura a tornare da lei.
Secondo voi cosa dovrei fare ? Tornare da lei o andare da un altro?

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Monica, scrive che dopo la fine di una terapia durata 5 anni ora si sente ancora depressa, secondo lei per la mancanza di una nuova relazione e per l’incertezza causata dal comportamento dell’ex-marito che non ha accettato la separazione e vorrebbe riprendere la relazione con lei. Forse tra i fattori che la fanno soffrire c’è anche il termine della terapia stessa che lei ammette aver cessato con fatica per la similitudine fra il vivere il termine di una relazione “terapeutica” ed i suoi lutti famigliari. Ora sentirebbe la necessità di avere qualcuno con cui parlare ma riprendere una relazione terapeutica che sa che prima o poi dovrà cessare le fa paura. Tenga presente che anche se andasse da un/a nuovo/a terapeuta la relazione sarebbe a termine, come tutte le relazioni professionali, forse durerebbe più tempo per il fatto che il/la nuovo/a terapeuta dovrebbe conoscerla e questa conoscenza implica del tempo necessario e forse le costerebbe anche un po’ di fatica ripetere ad un altro/a terapeuta la sua storia.


Che lei vada da un/a nuovo/a terapeuta o torni dalla stessa dovrà comunque lavorare ancora su temi quali separazione, perdita, depressione, lutto che sono temi intrecciati tra loro ma nel contempo lavorare anche sulle sue risorse che le possono dare l’energia, la forza e la pazienza di lavorare su temi così difficili e dolorosi ed andare avanti nella sua vita portando avanti le sue decisioni.


Saluti.

Gentile Monica,


la decisione che deve prendere, circa il professionista da contattare e su quando farlo, è certamente importante...i suoi dubbi come le riflessioni che ne seguono sono quindi più che legittimi...non si ponga un limite temporale ma si prenda del tempo.. quel tempo "interiore" che serve per maturare una scelta motivata e consapevole.


Le faccio un grande in bocca al lupo

Gentile signora,
la conclusione di un percorso terapeutico (psicoanalitico o meno) è sempre un momento molto importante per le persone coinvolte, terapeuta e paziente. Come in qualunque altra relazione vi è un “inizio”, un “percorso” ed una “fine”. La differenza è che mai come in questa circostanza possiamo (o dovremmo essere aiutati a) vivere consapevolmente questi stadi dell’esistenza.
La sua perplessità nel riprendere con la sua “vecchia” terapeuta lascia, però, perplesso anche me, francamente. Non perché non sia opportuno “ritornare” ma, al contrario, perché mi pare (ed è mia opinione personale) importante il “senso” che diamo al nostro concludere il rapporto psicoterapeutico ma, soprattutto, alla libertà di poterlo “riattivare” se ne sentiamo la necessità. La paura irrisolta della “dipendenza”, nel paziente come nel terapeuta, in alcuni casi può complicare molto le cose.


Non a caso lei accenna ad un possibile motivo del suo stato attuale di disagio (non avere una nuova relazione affettiva. Ma è questa l'unica modalità nella quale può immaginarsi felice?) e anche ad un “sospeso” non meglio chiarito con l’ex marito (è solo lui che è innamorato di lei? E lei cosa prova?)
Separarsi non vuol dire non rivedersi mai più e tantomeno, in una relazione affettiva, non potersi ritrovare in altri modi e ad un altro livello. Se non consideriamo questa possibilità forse stiamo facendo scelte obbligate (quelle che crediamo siano “giuste”) piuttosto che ascoltare la nostra anima.


Ho il dubbio che questa sua incertezza sul tornare dall’analista con cui ha già lavorato possa avere a che fare con il timore di “dover” proseguire nel tracciato indicato dalla terapia piuttosto che rivalutare, liberamente, nell’oggi, le proprie necessità e propensioni affettive. Se fosse questo il suo dubbio forse le converrà rivolgersi ad un altro professionista.


Se, invece, non ritiene d’avere remore nel riaffrontare vecchie tematiche, magari pur contraddicendo scelte prese in passato, durante il suo percorso psicanalitico, allora non dovrebbe avere problemi a rivolgersi alla sua “vecchia” terapeuta per un confronto anche solo occasionale o per un breve periodo o, comunque, a carattere consulenziale.

Gentile sig.ra,


quando il rapporto tra paziente e analista si struttura su una base di fiducia e quando già si sono ottenuti molti risultati positivi come nel Suo caso, non vedo perchè ci si  dovrebbe rivolgere ad altri per procedere sul proprio cammino " individuativo". Un paziente di così lunga data , godrà sempre di una corsia preferenziale, quindi perchè mai rivolgersi ad altri , rinunciando ad un così consolidata ed efficace relazione terapeutica ?


Ci pensi.


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