Ho paura di morire vergine, ho bisogno di aiuto.

Simone

Buonasera a tutti, sono un ragazzo, da poco trasferitomi a Cagliari, di 30 anni disabile che ha subito fin da piccolo quattro operazioni chirurgiche, prima di avere un deciso rifiuto nel mondo medico verso i quindici anni. All'età di trent'anni non son mai riuscito ad approcciarmi con una ragazza; mai un bacio, mai un abbraccio, mai un rapporto, mai una che mi abbia detto che sono affascinante, le poche volte che mi sono dichiarato ho ricevuto solo no: il bullismo subito da piccolo e le insicurezze verso il mio corpo, i costanti paragoni con gli altri, il desiderio di essere amato per quel che si è, la scoperta di avere una piccola malformazione genitale mi creano ancora più problemi: insicurezza, disistima, bassa autostima, difficoltà relazionali ed affettive fino allo spettro depressivo, e il desiderio di far vincere la battaglia alla mia disabilità, facendola finita. Sono fondamentalmente un incel, pur non frequentando forum e non odiando le donne.
Vorrei letteralmente che qualcuno mi aiuti a ricostruirmi, estragga il meglio di me, vorrei che qualcuno mi aiuti a piacermi e a piacere: probabilmente solo se mi amo potrò essere amato. Ma la mia testa dice di no. Il mi cervello ragiona ormai a schemi fissi.
Penso di soffrire di dismorfobia e vivo da minimo quindici anni con parecchie zone grigie; da 6 mesi le zone grigie sono diventate enormi, e da una settimana vedo solo nero: per la prima volta ho decisamente voglia di farla finita. Vorrei trovare uno psicoterapeuta che mi aiuti a superare le mie fobie, sia fisiche che sociali e mi ricostruisca da capo a piedi. Ho bisogno di una mano, prima che sia troppo tardi. Penso che mi possa aiutare, ma non ho più tempo.

1 risposta degli esperti per questa domanda

Buonasera,

Ciò che descrive meriterebbe importanti considerazione che, difficilmente, possono essere soddisfacenti attraverso questo canale.

Alla fine della sua richiesta, ha colto il problema. Sembrerà banale, ma spesso il comportamento che gli altri mostrano sono lo specchio del nostro.

Pertanto inizierei con l'accettazione, che non significa rassegnazione.

Cordiali Saluti,

Dott.ssa Debora Magnani