La solitudine mi uccide

Mario

Ho 58 anni, ero riuscito dopo anni di pena a stare bene: buon lavoro non molto retribuito ma di soddisfazione, fidanzata, distante ma cmq c'era. Poi un giorno dopo due soli mesi mia madre muore, mio padre tenta il suicidio e lo curo, la fidanzata mi scarica in malo modo, al lavoro inizia il mobbing. Ho curato mio padre disabile per 12 anni senza aiuto senza un giorno di vacanza. Ho iniziato a diventare aggressivo (mai fisicamente però) sono finito in cura presso il CPS con queitapina. Venendo ad oggi che mio padre è morto da 5 anni al lavoro sono chiuso in una stanza senza nulla da fare, questo da anni ed anni, i legali quando sentono che sono in cura non mi vogliono seguire, prendo ancora con queitapina e olonzapina, vado in palestra ma solo conoscenze (una cena assieme in un anno, tutti uomini) effimere, sul lavoro ovviamente nulla, volontariato non mi va di farlo, per locali vado raramente perchè da solo poi sto male. Cerco mille soluzioni faccio anche il ghostwriter, ma anche da lì nulla, qualsiasi cosa tento,e ne ho provate tante, mi si rompe in mano o le persone mi usano, vacanze niente perchè non mi va di andare da solo. Aborrisco il volontariato, le vacanze organizzate, le gite dell'oratorio, i social che valutano le persone in base alla fotografia. Mi chiedo esattamente per cosa vivo, se devo continuare a cercare soluzioni ma non vorrei altre aspettative e conseguenti delusioni, come le selezioni al lavoro quando mi passa davanti gente che non è laureata (passassi una selezione cambierebbe tutto), le giornate passate in casa, i ricordi che mi opprimono, i talenti sprecati; ho letto qui situazioni peggiori, me ne rendo conto, ma il mio disagio rimane forte, mi pare di buttare via la mia vita, ma non so proprio cosa altro fare. Lo psichiatra che è anche psicoterapeuta mi dice che non devo provare a risolvere la situazione al lavoro, devo fare il monaco zen e sopportare il tormento di 8 ore ogni giorno perchè cmq mi pagano, sarà così fino alla lontana pensione? Sicuramente. Secondo lui dovrei andare a fare il volontario al canile perchè lì trovo una moglie matematico, andare in vacanza con quelle formule di gruppo. A sentire lui sono io che non ne voglio uscire, veramente vorrei una vita come tutti gli altri, cerco di uscirne, lotto, ma sono solo delusioni e ad ogni modo le occasioni sempre poche ed estemporanee, perciò i grandi numeri non funzionano. A me pare di averle praticamente provate tutte, passano settimane mesi anni tutti i giorni uguali solo dolore.

2 risposte degli esperti per questa domanda

Salve Mario, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.

Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Buongiorno Mario,

le è sicuramente utile intraprendere un percorso di psicoterapia strutturato (magari con un altro psicoterapeuta) per analizzare insieme al professionista le ragioni che le hanno impedito finora di costruire delle relazioni sociali significative. La psicoterapia infatti potrà aiutarla a comprendere quali meccanismi rigidi o disfunzionali lei attiva, più o meno consapevolmente, nel rapporto con gli altri e che le impediscono quindi di trovare  soddisfazione.

Riguardo ai contesti dove incontrare le persone, lei solo può decidere dove mettersi alla prova per cercare di conoscere nuove persone (lo psichiatra le ha dato dei suggerimenti, ma sta a lei la scelta di dove sperimentarsi). Con il suo psicoterapeuta potrà poi confrontarsi e vedere cosa le accade dentro di sé quando entra in contatto con gli altri e come si relaziona con loro (ovvero scoprire con quale idee, paure, fantasie, aspettative lei si muove nel mondo).

Mettersi in gioco, a rischio anche di andare incontro a delusioni, sarà la sua opportunità per scoprire modi più adattivi per entrare in rapporto con gli altri.

Un cordiale saluto