Depressione

Non riesco più ne a gestire, ne a sopportare questa situazione

CRISTINA

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Salve, mi sto curando da un paio di anni con depakin crono da 300 mg, 1 al mattino, mezza la sera e cipralex da 10 mg una al mattino. Nonostante questo il mio stato depressivo non trova miglioramenti, visto che in famiglia sono vittima di numerosi litigi, perché mio marito e mio figlio pensano che io voglia solo fare la vittima, mentre dopo che ho perso il lavoro, da febbraio, mi sento più che mai una fallita, purtroppo i miei genitori, sono entrambi deceduti e non ho più quindi la mia ancora di salvezza... quando avevo entrambi, e poi solo la mamma, sopportavo bene il fatto che mio marito è alcolizzato e quindi io per lui sono la causa del suo malessere, e poi mio figlio, ha iniziato a fare uso di sostanze stupefacenti, e nessuno dei 2 vuol farsi aiutare, anzi scaricano le colpe su di me. Io non voglio fare la vittima, sicuramente avrò le mie colpe, ma non riesco più ne a gestire, ne a sopportare questa situazione, penso spesso di togliermi la vita, ma poi in fondo sono una vigliacca e non ci riesco, e poi farei del male a mio fratello, che è l'unico che mi capisce e mi vuol bene. VORREI allontanarmi dalla mia famiglia per un periodo e fare un percorso di riabilitazione, vorrei sapere se fosse possibile un ricovero in una struttura adeguata, e se posso rivolgermi allo psichiatra che mi segue e porgli la mia richiesta. Non me la sento di affrontare un divorzio, perché mio figlio maggiorenne resterebbe in casa con me e non mi sento in grado di gestire la situazione. Ringrazio anticipatamente per la cortese risposta. Grazie mille.

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Dott. Antonio Mallamo Catanzaro (CZ)

Cara Cristina, anzitutto correggerei la sua impostazione cognitiva sul suicidio. Il coraggio non e' togliersi la vita, ma affrontarla come sta facendo lei , in una situazione molto complicata. La sua famiglia , lei compresa, e' immersa in un sistema relazionale invischiato , funzionale a mantenere tutti nel malessere, dove a Leie' stato assegnato   il ruolo, par di capire, del capro espiatorio. Cosa dirle : anzitutto non pensi di poter cambiare , cosi'  , direttamente  i suoi cari. Ma E' anche vero che un elemento del sistema cambia, tutto il sistema puo' cambiare. D' altronde il sistema protegge se stesso, o almeno lo status quo, controllando che nessuno possa cambiare.  Ecco, lei se la sente di far da elemento impazzito capace, col suo cambiamento, di far cambiare il sistema , cioe' marito e figlio? Passare da capro espiatorio a liberatrice ? Non e' semplice, ma e' l'unica possibilita'.  Se se la sente inizi con l' appoggiarsi  alla unica risorsa che si intravede , suo fratello. Nel frattempo  si dovrebbe rivolgere ad un terapeuta o a un gruppo che seguono il modello psico-terapico "sistemico relazionale" . Saranno loro a farle capire con che modalita' puo' attuare il suo cambiamento liberatorio.

Gentile Cristina,

per ottenere i migliori risultati, deve curare il suo disturbo depressivo anche con la psicoterapia, oltre che con i farmaci. Infatti in questo modo si hanno guarigioni più rapide e minori ricadute.

Credo che lei abbia assoluto bisogno di un sostegno psicoterapeutico, anche per sentirsi meno in balia di familiari che non la sostengono.

La terapia Strategica Breve ha protocolli per la depressione che ottengono buoni risultati in tempi brevi e brevissimi, le consiglio di prenderla in considerazione.

Cordiali saluti

Dott.ssa Rita Messini Latina (LT)

Salve in risposta alle sue domande ne parli con lo psichiatra che la segue, inoltre se suo figlio è maggiorenne può restare con il padre se chiede il divorzio. Come scrive, la cosa migliore da fare è allontanarsi da questa situazione e cambiare la propria vita, ma per far questo ha bisogno dell'aiuto del suo psichiatra al quale può chiedere se può affiancare un collega per iniziare un percorso psicoterapeutico. Parlatene insieme, molte persone vengono seguite dallo psichiatra per l'aspetto farmacologico e dallo psicoterapeuta per l'aspetto emotivo esistenziale, che a volte fungono da "genitori" di sostegno per molte situazioni difficili. A volte lavorano in coterapia nella stessa seduta a volte in giorni differenti, nella maggior parte dei casi collaborano nel sostegno e trattamento del paziente. Spero di esserle stata di aiuto, cordiali saluti.

Dott.ssa Mirna Moroni Perugia (PG)

Salve Cristina, mi descrive una situazione molto complessa, comprendo il suo desiderio di allontanarsi. Naturalmente un allontanamento temporaneo può essere utile se viene inserita in un percorso riabilitativo. Al suo rientro in casa, però, le dinamiche che si riproporranno saranno molto probabilmente le stesse, quindi credo che vada anche sostenuta nel comprendere cosa è in suo potere modificare per poter avere una vita più serena attraverso un percorso che abbini il trattamento farmacologico a uno di sostegno psicologico.

Credo che possa fare presente questa sua esigenza allo psichiatra curante, spiegando chiaramente come si sente in questo periodo della sua vita, al fine di individuare la soluzione migliore per lei. Cordiali saluti,

Gentile signora Cristina,

mi sembra che in questa situazione, lei sia l'unica a evidenziare il disagio della sua famiglia e a cercare aiuto e questo sicuramente è una cosa importante seppur dolorosa, poichè significa che ha delle risorse preziose. Proprio perchè lei soffre molto sta tentando alcune soluzioni, ma togliersi la vita o fuggire di casa non penso siano le soluzioni migliori; credo piuttosto che lei abbia necessità innanzitutto di un buon supporto psicoterapeutico, che la possa aiutare in questo periodo particolarmente delicato della sua vita. Contatti quanto prima un consultorio familiare o un centro di salute mentale, per fissare un colloquio con un terapeuta ed eventualemente con uno psichiatra per una valutazione della sua attuale terapia farmacologica.

La saluto cordialmente

Dott. Patrick Bini Perugia (PG)

Ciao Cristina

Da ciò che leggo sta attraversando un periodo davvero molto difficile, ed è pertanto comprensibile il suo desiderio di scappare da questa situazione. Non so se il suo psichiatra la possa far ricoverare in una struttura idonea al trattamento dei problemi che mi ha descritto. Posso però dirle che è possibile affrontare diversamente questo genere di problemi e senza l'ausilio di farmaci, che naturalmente non possono cambiare le dinamiche che si sono instaurate in casa sua e dentro di lei, e che la fanno soffrire (lei stessa scrive che non sta trovando giovamenti). Se vuole possiamo vederci e studiare insieme strategie idonee per cercare di far migliorare la sua situazione sia personale che familiare. Le assicuro che di possibilità ce ne sono, e senza costringerla ad un ricovero in una struttura psichiatrica...

Se avesse bisogno di qualsiasi informazione o suggerimento, o se volesse prendere un appuntamento sono a sua disposizione.

Buona giornata

Salve Cristina,

la situazione che descrive è davvero molto delicata e complessa...personalmente non ritengo che un aiuto farmacologico possa bastare, da solo, a intraprendere una strada che la aiuti ad effettuare le scelte migliori per il suo benessere! Sono certo che anche gli altri colleghi le consiglieranno di affiancare al sostegno farmacologico un percorso di tipo psicoterapeutico! Ritengo che il suo psichiatra possa darle un consiglio, sui dubbi che la spingono a allontanarsi da casa, ma considerando l'importanza di una scelta di questo tipo e soprattutto vista la difficoltà che caratterizza il suo caso, la invito a valutare questa possibilità! Potrebbe cercare un aiuto anche attraverso il servizio pubblico o in alternativa scegliere uno psicologo-psicoterapeuta tra i professionisti che lavorano privatamente. Sono convinto che in questo modo avrà, con un po' di pazienza, tutte le risposte che cerca!           

Le faccio i migliori auguri sperando di esserle stato di aiuto   

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