Depressione

Non so più cosa fare

Maurizio

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Buongiorno,
ormai non so più cosa fare, ho 31 anni e mi ritrovo bloccato in un lavoro senza sbocchi, vivo ancora con i miei, non ho nessun contatto sociale al di fuori del lavoro. Il lavoro è il problema più grande, ormai non lo sopporto più, quando mi sveglio tutte le mattine è come tirarmi una martellata in testa. Lasciarlo o provare a cambiarlo è quasi impossibile (si tratta di attività di famiglia) ho provato a dirlo ai miei scherzando ed è successo il finimondo. Inoltre non ho nessuno svago, nessun amico e mai avuta neanche una ragazza. La mia unica consolazione sono i 8/10 giorni che riesco ad andare in ferie e lascio l'Italia, sempre solo e non sono mai riuscito a conoscere nessuno visto che non sono abituato a fare amicizie. Ormai sono completamente sfiduciato e pieno di rimpianti, ho anche pensato al suicidio varie volte la paura ha preso il sopravvento. Non so più cosa fare, sono un caso disperato.

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Maurizio,


lei parla in termini di mancanza di possibilità (non può lasciare il lavoro,non ha amici, non ha una ragazza, ...), il pensare di non avere possibilità ci porta spesso a non avere concretamente possibilità, non perchè effettivamente queste non ci siano, ma perchè non ci permette di cogliere soluzioni e letture alternative delle nostre vicende. Per uscire da questo circolo vizioso, si può imparare a rovesciare questa prospettiva e iniziare a pensare in termini di possibilità, magari partendo da piccole cose, da obiettivi minimi.


Se pensa di non riuscire da solo può farsi aiutare da un collega della sua zona che potrà esserle d'aiuto anche a mediare il rapporto con i suoi genitori e a rafforzare le sue abilità sociali.


Non si scoraggi, è molto giovane e comunque non è mai troppo tardi per migliorare se stessi ed impegnarsi per  uscire da una condizione di vita che non ci soddisfa. Sta a lei fare il primo passo. Coraggio!


Un caro saluto e un grande in bocca al lupo!

Salve, io non credo che lei sia un “caso disperato” come si definisce, ma in una condizione di blocco e chiusura relazionale dove gli unici contatti avvengono con la sua famiglia di origine. A lungo andare la solitudine e la mancanza di relazioni affettive significative provocano un certo disagio, poiché l’essere umano è un essere sociale che non può vivere isolato dagli altri.  Ma non è mai troppo tardi per chiedere aiuto e affrontare  i propri dubbi, paure e conflitti; pertanto le consiglierei di rivolgersi ad un professionista psicologo-psicoterapeuta e seguire un percorso psicologico.


 


 


 


 


 


 

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