Depressione

Pensieri suicidi e ansia

Sara

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Salve, sono una ragazza di 17 anni. Sto vivendo un periodo molto difficile, anche se è un anno che sto così male, forse anche di più. Cercherò di raccontare un po' la mia storia per far capire meglio la situazione attuale. Fin da quando ho ricordi, quindi dall'asilo, non ho mai avuto un rapporto con i coetanei, i bambini mi picchiavano e mi escludevano, però avevo mia gemella che stava con me e anche lei era nella mia stessa situazione. Alle elementari ho subito qualche atto di bullismo femminile, e me ne sono resa conto dopo tanto tempo, però bene o male avevo una persona con cui stare. Alle medie la cosa è andata sempre peggio: a scuola non venivo mai invitata alle feste di compleanno ed ero esclusa da tutto, nello stesso periodo nel gruppo della parrocchia con ragazzi della mia età è successa la stessa cosa, dopo un episodio in cui una ragazza (coetanea) mi ha dato dell'asociale e ha allontanato da me le poche amiche che avevo. Tutto questo mi ha portato ad avere difficoltà relazionali. Sempre lo stesso anno (seconda media) mia sorella di un anno più grande ha iniziato a picchiarmi con vari insulti e questo è andato avanti per un anno e mezzo continuo, con singoli episodi fino a un anno fa. Non mi sono mai difesa perché restavo immobile e impaurita, e tutt'ora certe volte ho paura tant'è che non ho un minimo rapporto con lei. Al momento di scegliere le superiori ho scelto il liceo classico perche era l'unica scuola dove non avrei incontrato nessuno che conoscevo perché volevo ricominciare da capo senza sentirmi addosso dei pregiudizi infondati. La prima e la seconda superiore (fino a marzo 2019) sono andate abbastanza bene, a scuola avevo trovato 4 amiche con cui mi trovavo bene e con alcune avevo un rapporto di amicizia molto intimo. Finché una di loro mi ha totalmente cancellata in seguito a un episodio stupido per cui le ho chiesto scusa per mesi, ma ha trovato di meglio e ha rotto un'amicizia che era bellissima. Per questa cosa ho tutt'ora sensi di colpa. A inizio terza superiore un'altra amica ha cambiato scuola senza dirmi niente e mi sono sentita abbandonata. Quest'anno è stato l'anno più duro... Da settembre ho iniziato ad avere attacchi di ansia specialmente in situazioni dove c'è molta gente, anche parenti con cui ho confidenza, oppure a febbraio a una festa di compleanno di un'amica mi sono sentita male, e da allora ho paura ad andare alle feste. Ho avuto due attacchi di panico a casa con delle crisi di pianto. Insieme a tutto questo la cosa più invalidante sono i continui pensieri suicidi che in certi periodi si intensificano e non mi sento lucida. Ho quasi paura di me stessa, delle volte vorrei veramente farmi del male e finirla, è il mio pensiero fisso. Da quanto ricordo la prima volta che ebbi pensieri suicidi fu quattro anni fa dopo la morte di mio nonno. Non riesco più a vivere così. Oltre al passato che mi tormenta abbastanza, c'è il presente doloroso e non capisco la ragione. Sto proprio male, preferirei non essere mai nata perche non capisco che senso abbia la mia vita. Due mesi fa ho toccato il fondo, volevo suicidarmi (non che ora sia cambiato il pensiero, ma non ne ho il coraggio) e quindi ho chiamato un mio professore che ha parlato con i miei genitori visto che a me non mi ascoltano, mi hanno sempre detto "c'è chi sta peggio" e non avevo il coraggio di parlargli. Hanno avuto il coraggio di dire che devo dare il giusto peso alle parole, come se non sapessi cosa vuol dire avere delle crisi e non alzarsi dal letto perché l'unica cosa che potrei fare sarebbe uccidermi, comunque hanno accolto la mia richiesta di andare da uno psicoterapeuta anche se ai miei non vanno tanto a genio gli psicologi perché non si fidano, infatti ho fatto tre sedute a novembre da una che avevano trovato loro ma con cui mi sono trovata malissimo, e per qualche mese sono andata da una psicologa (non psicoterapeuta) amica di famiglia. I miei genitori non hanno ritirato fuori l'argomento e io non so come parlarne.
Però sento il bisogno di qualcuno di esterno che non conosco, e di un uomo, perché ho difficoltà a relazionarmi con il genere femminile, penso perché sono sempre state femmine a farmi soffrire.
Iniziare una terapia mi spaventa molto anche se è l'unica possibilità per uscire da questa situazione, ho paura di trovarmi di nuovo male, e qualche volta preferirei lasciarmi morire. La psicologa da cui sono andata per un paio di mesi mi ha detto che può darsi che soffra un po di depressione.
Io non so cosa ho, quello che so è che sto malissimo e che non riesco a vivere. Non vedo un futuro davanti a me e ho paura di restare sola, ma ho anche paura di perdere le persone che ho accanto, visto che in tanti mi hanno abbandonato. Scusate per la lunghezza di questa lettera, e vi ringrazio sperando in delle vostre risposte.

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Sara,


La sua fiducia è stata tradita molte volte e con modalità simili sempre nell'ambito delle relazioni... per questo motivo lei ha delle ferite profonde che hanno compromesso uno dei sentimenti fondamentali dell'anima (intesa come psiche).


Il sentimento di fiducia è un pilastro sul quale poggia una struttura psichica che si realizzi in senso evolutivo e le sue ferite vanno risanate al più presto perché possa tornare ad amare la vita.


Inoltre il suo dolore non ha mai trovato accoglimento e lei stessa, da sola, ha dovuto gestirne i vissuti che vi si legano e le difficoltà che hanno costellato la sua storia sul piano affettivo e relazionale... 


La sua psicoterapia inizierebbe proprio dal prendere in esame questi aspetti appena descritti. 


Nel suo caso sarebbe possibile lavorare sia con una terapia psicodinamica che con un trattamento emdr, in maniera combinata. L'emdr è una tecnica che accelera la rielaborazione dei vissuti traumatici: tutti quelli che lei racconta sono i cosiddetti traumi relazionali.


Nel mio modello si dice che il/la terapeuta non abbia connotazione di genere: io sono una donna però... :-) solo lei sa se potrebbe fidarsi di me...


Se posso dire la mia, per lei, sarebbe un primo passo verso il ripristino di una nuova fiducia relazionale.


Se vuole contattarmi, mi può trovare in via San Domenico c/o Sipt a Firenze (veda lista psicoterapeuti associati) oppure mi scriva privatamente attraverso il modulo presente qui sulla mia scheda.


Se decidessimo di fissare un incontro, tuttavia, sarebbe necessario il consenso di entrambi i suoi genitori (leggo nella sua richiesta che ha 17 anni).


Ci pensi... 


Le auguro di tornare ad amare la vita.


Un saluto cordiale,


Dott.ssa Verusca Giuntini

Cara Sara, 


credo che tu sia stata molto brava a comprendere il tuo bisogno di intraprendere un percorso di guarigione che possa finalmente aiutarti nelle relazioni, con gli altri e con te stessa. 


Capisco il tuo desiderio di essere seguita da un uomo, potresti fidarti più facilmente, ma se i tuoi principali problemi relazionali sono stati sempre con donne, probabilmente proprio con una donna potresti curare davvero la sfera relazionale. La psicoterapia dinamica a stampo interpersonale potrebbe essere adatta a questo. Molti professionisti mettono a disposizione almeno una seduta gratuita, così potresti capire come ti trovi "a pelle". 


Facendoti un grande in bocca al lupo, resto a disposizione. 


Dott.ssa Julia Freisleben


 

Buongiorno Sara,


inizio la mia risposta dalla fine della sua lettera perché comprendo lo spavento a cominciare una nuova psicoterapia, ma credo anche che questo sia un segnale importante che indica da un lato la consapevolezza che lei ha di doversi mettere in gioco, dall’altro la serietà e la maturità con cui vuole farlo.


Gli episodi che lei descrive sono dolorosi e dietro ciascuno di essi sicuramente c’è una storia complessa e faticosa che ha bisogno di essere affrontata nel percorso psicoterapeutico. Il momento storico che stiamo vivendo probabilmente ha contribuito ad aumentare la sua sofferenza e il senso di impotenza.


Nel suo caso, al di là del disagio che lei vive quotidianamente, è necessario anche cercare il sostegno dei suoi genitori. E sicuramente importante che lei riesca a parlarci e valuti anche la possibilità di proporre loro un intervento di psicoterapia familiare, partendo proprio dalla richiesta di un loro coinvolgimento. La sua sofferenza Sara potrebbe essere la parte più visibile che nasconde anche altre sofferenze, rintracciabili nel sistema familiare. Affrontarla insieme a loro potrebbe essere più facile per lei e anche più veloce!


Cari saluti, Chiara

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