Depressione

Perché continuare?

Giada

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È sempre stato così?
Oppure ormai viviamo in un mondo che vuole troppo da noi?
La ricerca della perfezione in noi stessi ci sta uccidendo, non sappiamo più ciò che vogliamo realmente essere. L'unica cosa certa è che vogliamo essere. Essere qualcuno. Questo ci spinge a volere troppo da noi. Questo troppo che ci distrugge e ci fa crollare.
È un momento della vita? Tutti intorno ai vent'anni negli anni passati si sono sentiti così? O è la società moderna che sta rovinando noi giovani?
Una nuova generazione di infelici, depressi che non sanno cosa vogliono realmente.
Perché viviamo in un mondo così crudele?
Tutto continua a fluire intorno a me, vedo il mondo cambiare, le stagioni passare, persone crearsi il proprio futuro e io lì ferma inerme e non riuscir a fare niente nella mia vita. Passa inesorabile il tempo di fronte a me ed io resto lì a passare con lui, ma senza fare niente.
La soluzione perché non dovrebbe essere farsi scivolare la propria vita davanti mentre siamo riusciti ad arrivare alla nostra liberazione? Non è meglio non vivere più in un mondo di sofferenze? Ritornare al non essere il niente.
Certo ci perderemo tante belle emozioni, occasioni, anche il solo profumo di un fiore o la bellezza di un tramonto ma perché continuare? Continuare per un solo momento di felicità in mille di tristezza?

1 risposta degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Giada, la sua lettera esprime un sentire che purtroppo rilevo in molti giovani adulti come lei, dare un senso all'impegno che, paradossalmente, questa società richiede in misura maggiore senza dare in cambio certezze ed equità, senza far intravvedere nient'altro che incertezze e precarietà. E' vero che in tutti i periodi storici vi sono state iniquità e ingiustizie, ma mai questo clima di assenza di riferimenti. Dare un senso al proprio cammino umano è importante per ognuno di noi e mi rendo conto tutti i giorni nel mio lavoro quanto sia difficile per un ragazzo/a che si affaccia alla vita e alla società; vengo a contatto con questo diffuso malessere tutt'altro che ingiustificato tutti i giorni nel mio studio, tanto da far oggetto di questo argomento il mio prossimo intervento in un importante convegno di psicologia. Mi perdoni se non le ho dato una risposta, però mi piacerebbe leggerla ancora, anche in privato, se crede. Un caro abbraccio

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