Disturbi Sessuali Maschili → Disturbi Identità di genere

Come abbiamo già accennato, molti sono i quesiti che vengono proposti ai terapeuti sessuali e ogni giorno si scopre che molte disfunzioni e disturbi sono mascherati, o perlomeno non si tratta del vero problema.

La sessualità negativa è il sintomo, ma altre sono le problematiche psicologiche; questo si può osservare specialmente nei maschi i quali, si rivolgono al sessuologo solo quando una loro prestazione fallisce e non si spiegano il perché.

Da un’ accurata indagine spesso si scoprono altre problematiche che erano state sottovalutate, ed emerge solo la negativa prestazione proprio come la punta di un iceberg e non si considera la parte nascosta che è quella che nasconde le vere cause che hanno prodotto la sintomatologia denunciata.


DISTURBI DELL’ IDENTITA’ DI GENERE

Il concetto di identità di genere e ruolo di genere è estremamente importante ed è utile una sua definizione chiara che gli studiosi contemporanei identificano in tre termini “ identità di genere”,”ruolo di genere”, e “orientamento sessuale”.

  • Identità di genere: è il “ senso di se stessi”, cioè percezione sessuata di se stessi e del proprio comportamento, l’essere in grado da parte del bambino di discriminare correttamente fra maschi e femmine e identificazione del proprio stato di genere. Molti giovani prendono la consapevolezza di essere maschio o femmina seriamente donde deriva la drammaticità propria della cosiddetta “disforia di genere” che è alla base di vari disturbi d’identità di genere.
  • Ruolo di genere: è in gran parte un’ acquisizione delle consuetudini sociali apprese, cioè è una rielaborazione personale di condizionamenti esterni. Gli psicologi dello sviluppo sono concordi con tali termini poiché si riferiscono ai comportamenti, atteggiamenti, alla personalità che in una società, in una cultura, in un periodo storico si designano come maschi o femmine.
  • Orientamento sessuale: è la tendenza della persona a rispondere agli stimoli sessuali. Questa categoria di stimoli è utile per la persona come definirsi eterosessuale, omosessuale o bisessuale.


E’ importante non associare completamente il concetto di orientamento sessuale a quello di identità sessuale. Esempio: una persona può avere fantasie ed eccitarsi con stimoli omosessuali e non considerarsi “omosessuale”.

L’orientamento sessuale non è dicotomicamente etero o omosessuale per ulteriori spiegazioni e approfondimenti consiglio di prendere in visione la “Scala di Kinsey” sviluppata nel 1948.

Per i disturbi di identità di genere sono da considerare anche le tre presentazioni per quanto riguarda la disforia di genere da donna ad uomo, da uomo a donna di tipo androfilico, da uomo a donna di tipo autoginefilico.

Androfilico è la classica figura del transessuale uomo-donna, detta anche “tipo omosessuale”.
Autoginefilico è una forma diversa dalla precedente e viene detta “ tipo eterosessuale o travestito” .


DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Il transessualismo, fra i disturbi di identità di genere, si diversifica dall’omosessualità e dal travestitismo. In questa casistica ci troviamo anche le situazioni di ermafroditismo, come rileva Meyer-Bahlburg (1994) infatti esse sono simili a quelle del disturbo di identità di genere, c’è da aggiungere che esistono delle differenze sostanziali nelle caratteristiche associate, nella prevalenza, nel rapporto fra i sessi e nell’età d’inizio.

Aspetti genetici: non sembra che il disturbo dell’identità di genere sia legato ad anomalie cromosomiche.


TRATTAMENTO

Il trattamento di questi disturbi presenta varie difficoltà che si possono suddividere in due piani: il primo comprende l’individuazione delle modalità d’intervento efficaci; il secondo è relativo a questioni di tipo fondamentalmente etico.

Per non esaltare un trattamento piuttosto che un altro, poiché sono i risultati che contano, evidenzio quelli che più sono usati:

  • trattamento con drop-out;
  • terapia del comportamento;
  • trattamento psicanalitico;
  • trattamenti di gruppo;
  • trattamento dei genitori.


Per approfondimenti rimando al manuale Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale capitolo sesto.

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